DSU 2026: cos’è, come si compila e quanto dura la dichiarazione per l’ISEE

Il 6 Ottobre 2026 da Cristina - 13 minuti di lettura
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DSU: una donna compila la dichiarazione sostitutiva unica per l'ISEE al tavolo di casa

La DSU è la dichiarazione che presenti per farti calcolare l’ISEE, ed è il punto di partenza di quasi tutte le prestazioni sociali agevolate, cioè i bonus, gli assegni e le agevolazioni il cui importo dipende dalla situazione economica della famiglia: senza quella dichiarazione non esiste l’attestazione ISEE, e senza attestazione non puoi chiedere né l’Assegno Unico Universale né lo sconto in bolletta. È uno dei documenti che spieghiamo dalla A alla Z nel glossario: qui trovi che cos’è, quali anni conta, dove si presenta, quanto dura e che cosa succede se sbagli o se ti dimentichi di rinnovarla.

Che cos’è la DSU e a cosa serve

DSU sta per Dichiarazione Sostitutiva Unica. È l’autocertificazione con cui dichiari i dati anagrafici, reddituali e patrimoniali di tutto il tuo nucleo familiare, ed è la base da cui l’INPS calcola l’ISEE. Lo dice in modo esplicito il DPCM 5 dicembre 2013, n. 159, il decreto che regola l’intero sistema: l’indicatore viene calcolato sulla base delle informazioni raccolte con il modello di DSU.

Tradotto: la DSU è la domanda, l’ISEE è la risposta. Tu compili e firmi la dichiarazione, l’INPS incrocia quello che hai scritto con i dati che già possiede insieme all’Agenzia delle Entrate e restituisce un numero. Quel numero è la chiave che apre, o chiude, la porta di buona parte delle prestazioni agevolate: dal bonus asilo nido alla Carta acquisti, dall’Assegno di Inclusione al bonus sociale bollette, fino alle agevolazioni comunali su mensa, trasporti e rette.

La firmi tu, e la firmi come dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà. Non è un dettaglio formale: significa che quello che scrivi ha lo stesso peso di quello che diresti davanti a un pubblico ufficiale, con le conseguenze che vedremo nell’ultima sezione.

DSU e ISEE: che differenza c’è

La differenza in una riga: la DSU la compili e la firmi tu, l’attestazione ISEE te la rilascia l’INPS dopo aver elaborato i dati che hai dichiarato. È la confusione più comune, e capirla ti risparmia una fila allo sportello. Sono due cose diverse che vivono nello stesso procedimento, una dopo l’altra, e nel linguaggio di tutti i giorni finiscono per essere usate come sinonimi anche quando non lo sono.

Questa tabella mette in fila chi fa che cosa, così la prossima volta che un bando ti chiede “l’ISEE in corso di validità” sai esattamente quale foglio devi cercare.

Elemento DSU Attestazione ISEE
Che cos’è La dichiarazione che presenti tu Il documento che ti rilascia l’INPS
Chi la produce Il cittadino, da solo o con un CAF L’INPS, dopo i controlli
Contiene Dati anagrafici, redditi, patrimonio del nucleo Il valore ISEE calcolato e il nucleo di riferimento
Serve per Ottenere l’ISEE Chiedere bonus, agevolazioni e prestazioni
Quando nasce Quando la presenti Entro 10 giorni lavorativi dalla presentazione

Un’altra cosa utile da sapere: dalla stessa DSU possono nascere più attestazioni diverse. L’ISEE universitario e l’ISEE socio sanitario non richiedono una pratica in più: sono calcoli alternativi che convivono sullo stesso documento, con regole diverse su chi entra nel nucleo familiare.

DSU mini e DSU integrale: quale ti serve

Il modello di DSU è modulare: c’è una parte base che compilano tutti e una serie di fogli aggiuntivi che si accendono solo in determinate situazioni. Nella pratica si parla di DSU mini e di DSU integrale, e la differenza la decide la tua situazione familiare, non la prestazione che vuoi chiedere.

La DSU mini è la forma ordinaria, quella che basta alla maggior parte delle famiglie: nucleo anagrafico semplice, redditi e patrimonio dichiarati una volta sola per tutti. La DSU integrale serve quando la fotografia del nucleo è più complicata e il decreto chiede informazioni aggiuntive. Succede, per esempio, in questi casi:

  • chiedi una prestazione agevolata di natura sociosanitaria, cioè assistenza domiciliare, ricovero in struttura o inserimento sociale;
  • nel nucleo c’è un minorenne con genitori non conviventi e non coniugati tra loro;
  • c’è un componente con disabilità o non autosufficienza, situazioni che incidono sulle detrazioni riconosciute dal calcolo, come nelle pratiche di invalidità civile o di Legge 104;
  • l’attestazione serve per il diritto allo studio universitario, quindi per borse di studio e agevolazioni per studenti universitari.
Se non sei sicuro di quale versione ti serve, non devi deciderlo da solo: il sistema dell’INPS e gli operatori dei CAF fanno comparire i fogli aggiuntivi in base alle risposte che dai sui componenti del nucleo.

Quali anni contano nella DSU che presenti nel 2026

Qui sta l’equivoco che manda fuori strada più persone. La DSU non fotografa la tua situazione di oggi: guarda indietro di due anni. Se la presenti nel 2026, i redditi che contano sono quelli del 2024 e il patrimonio è quello posseduto al 31 dicembre 2024.

L’allineamento tra le due date è una novità recente e vale la pena saperlo, perché molte guide in circolazione raccontano ancora la regola vecchia. Fino alla riforma del 2025 il patrimonio si dichiarava al 31 dicembre dell’anno precedente, mentre i redditi erano già quelli di due anni prima: adesso entrambi si riferiscono al secondo anno precedente.

Questa è la fotografia completa di quello che ti viene chiesto quest’anno, con il periodo a cui si riferisce ogni voce. Tienila sottomano mentre raccogli i documenti: è l’errore più facile da evitare e anche quello che costringe più persone a rifare la pratica da capo.

Tabella DSU 2026: redditi 2024, patrimonio al 31 dicembre 2024, validità fino al 31 dicembre 2026

La composizione del nucleo, invece, è l’unica cosa che si guarda al presente: fa fede lo stato di famiglia anagrafico alla data in cui presenti la dichiarazione. Attorno a questo principio l’articolo 3 del decreto costruisce alcune eccezioni che generano parecchi errori: i coniugi restano nello stesso nucleo anche con residenze diverse, salvo separazione o provvedimento del giudice; il figlio minorenne sta con il genitore con cui convive; il figlio maggiorenne che non convive, non è coniugato, non ha figli ed è a carico IRPEF dei genitori rientra comunque nel nucleo dei genitori.

Quali dati e documenti servono per compilare la DSU

Non serve portare un faldone, ma servono i numeri esatti. La DSU chiede informazioni su tutti i componenti del nucleo, e un dato mancante su una sola persona blocca o falsa l’intero calcolo. Conviene raccogliere tutto prima di sedersi al computer o di prenotare l’appuntamento.

L’elenco esatto cambia da famiglia a famiglia, perché dipende da quante persone compongono il nucleo e da che cosa possiedono, ma lo scheletro è sempre lo stesso e conviene stamparselo prima di cominciare. Questi sono i documenti e i dati che ti verranno chiesti:

  • documento d’identità e codice fiscale di chi firma e di ogni componente del nucleo, compresa la tessera sanitaria;
  • redditi dell’anno di riferimento: la dichiarazione dei redditi o la Certificazione Unica, più i trattamenti esenti IRPEF;
  • patrimonio mobiliare: saldo e giacenza media di conti correnti, libretti, depositi titoli, e i rapporti finanziari intestati a ciascun componente;
  • patrimonio immobiliare: visure catastali degli immobili posseduti e, se c’è, il capitale residuo del mutuo al 31 dicembre dell’anno di riferimento;
  • contratto di locazione registrato, se il nucleo vive in affitto, con estremi di registrazione e canone annuo;
  • targa e tipologia di auto, moto e altri veicoli intestati ai componenti.

Il capitale residuo del mutuo è la voce che quasi tutti dimenticano, ed è anche quella che fa più male trascurare: la casa in cui vivi si conta al netto del mutuo ancora da pagare, e solo se quel valore supera 52.500 € comincia a pesare sull’indicatore. La soglia sale di 2.500 € per ogni figlio convivente successivo al secondo, e sulla parte che eccede si considerano soltanto i due terzi.

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Come e dove si presenta la DSU

Non c’è un unico canale obbligatorio per presentare la DSU: la norma ne prevede diversi e puoi scegliere quello che ti riesce più comodo. La differenza la fanno il tempo che hai e quanto ti senti sicuro con i moduli online.

I canali previsti dalla norma sono quattro, e li riassume la stessa documentazione dell’INPS. Puoi presentare la DSU:

  • a un centro di assistenza fiscale (CAF), che la compila e la trasmette al posto tuo;
  • al Comune di residenza, dove il servizio è attivo;
  • all’ente che eroga la prestazione che stai chiedendo;
  • direttamente online, in autonomia, sul portale ISEE dell’INPS o dall’app INPS Mobile.

Per la via telematica ti serve un’identità digitale: SPID, Carta d’Identità Elettronica o Carta Nazionale dei Servizi. Sono le stesse credenziali con cui entri nel fascicolo previdenziale e in tutti gli altri servizi dell’INPS.

Esiste poi la DSU precompilata, prevista da un decreto ministeriale del 9 agosto 2019 e diventata con la riforma del 2025 la modalità prioritaria di presentazione: resta comunque possibile presentare la DSU in modalità ordinaria, se preferisci compilarla da zero.

Importante
La presentazione della prima DSU dell’anno, e di quelle successive che aggiornano la composizione del nucleo familiare, non ti costa nulla al CAF: è l’INPS a remunerare direttamente il centro. Per DSU ripetute nello stesso anno senza variazioni del nucleo, invece, quel compenso non è previsto e il CAF può chiederti un costo: se devi rifarla, chiedi prima.

Una volta trasmessa la dichiarazione, l’INPS calcola e rende disponibile l’ISEE entro 10 giorni lavorativi. Se ne passano 15 senza che l’attestazione arrivi, puoi richiedere un’attestazione provvisoria: è la valvola di sicurezza prevista proprio per non farti perdere la scadenza di un bando.

Quanto dura la DSU e quando va rinnovata

La DSU che presenti vale dal giorno in cui la presenti fino al 31 dicembre dello stesso anno. Non dura dodici mesi dalla data di presentazione: scade con l’anno solare, chiunque tu sia e in qualunque mese l’abbia fatta. Una DSU presentata a novembre 2026 vale, quindi, poco meno di due mesi.

Anche questa regola è stata riscritta di recente. Il testo del decreto prevedeva una validità fino al 15 gennaio dell’anno successivo, e la riforma del 2025 l’ha allineato al 31 dicembre: se trovi ancora scritto “15 gennaio” da qualche parte, stai leggendo una fonte non aggiornata. Il rinnovo, di conseguenza, è annuale e va fatto ogni anno da capo, anche se nella tua situazione non è cambiato nulla.

Puoi comunque presentare una nuova DSU anche durante il periodo di validità di quella in corso: è una facoltà espressamente riconosciuta al cittadino, utile quando cambia la composizione del nucleo, per esempio dopo una nascita, un matrimonio o un trasferimento di residenza.

Cosa succede se non rinnovi la DSU

Non è che le prestazioni si fermano da un giorno all’altro, ma l’importo cambia, e cambia in peggio. Il caso da conoscere è quello dell’Assegno Unico Universale, che l’INPS rinnova d’ufficio senza chiedere una nuova domanda, ma non senza un ISEE valido.

La regola, fissata dalla circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026, funziona così: se manca l’ISEE, a partire dalla mensilità di marzo l’Assegno Unico viene calcolato con gli importi minimi previsti dalla normativa. Non si perde il diritto, si perde la parte di importo legata alla condizione economica.

La buona notizia è che c’è una finestra per recuperare tutto. Se presenti la nuova DSU entro il 30 giugno, l’INPS ricalcola l’importo corretto e ti paga gli arretrati a decorrere dal mese di marzo. Oltre quella data l’adeguamento c’è comunque, ma senza il recupero automatico dei mesi già pagati al minimo: è il motivo per cui conviene muoversi nei primi mesi dell’anno e non a ridosso dell’estate.

Omissioni e difformità: che cosa fare se l’attestazione esce con un avviso

Capita più spesso di quanto si pensi. L’INPS incrocia quello che hai dichiarato con gli archivi dell’Agenzia delle Entrate e con i propri, e quando qualcosa non coincide lo scrive sull’attestazione sotto forma di omissione, se un dato manca, o di difformità, se il dato c’è ma è diverso.

Il primo riflesso, di solito, è pensare che l’attestazione non serva più a niente. Non è così: l’attestazione con omissioni o difformità resta valida a tutti gli effetti e puoi usarla per chiedere la prestazione. Quello che cambia è che l’ente erogatore ha il diritto di chiederti documentazione idonea a dimostrare la correttezza dei dati contestati.

Davanti a un avviso hai quindi tre strade, tutte legittime: presentare una nuova DSU con i dati corretti, usare comunque l’attestazione così com’è e portare all’ente la documentazione che dimostra la tua posizione, oppure, se l’errore è stato commesso dall’intermediario, farti rettificare la DSU dal CAF che l’ha trasmessa.

ISEE corrente: quando la DSU ordinaria non basta

La logica dei due anni indietro ha un difetto evidente: se hai perso il lavoro a maggio, l’attestazione continua a raccontare i redditi di quando lavoravi. Per queste situazioni esiste l’ISEE corrente, che aggiorna la fotografia economica senza aspettare l’anno nuovo.

Dopo la riforma del 2025 le condizioni sono alternative, non più cumulative: basta che se ne verifichi una. Puoi chiederlo se hai subito una perdita, riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, se l’indicatore reddituale corrente risulta inferiore di oltre il 25% rispetto a quello ordinario, oppure se si è interrotta una prestazione assistenziale o previdenziale, come nel caso dell’assegno sociale.

La durata dipende da quello che aggiorni: sei mesi se aggiorni soltanto i redditi, fino al 31 dicembre se aggiorni anche il patrimonio, cosa possibile dal 1° aprile di ogni anno in caso di variazione patrimoniale superiore al 20%. L’ISEE corrente non sostituisce la DSU ordinaria: la aggiorna, quindi prima devi averne una valida.

Che cosa è cambiato con la riforma del 2025

Se stai confrontando questa guida con qualcosa che hai letto in passato e trovi differenze, molto probabilmente la ragione è una sola: il DPCM 159 del 2013 è stato riscritto in profondità dal DPCM 13 del 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 febbraio 2025 ed entrato in vigore il 5 marzo dello stesso anno. Non è stata una limatura, e i punti toccati sono proprio quelli che interessano chi compila una DSU.

Vale la pena tenerli a mente tutti insieme, perché sono anche gli errori più frequenti di chi si affida a informazioni senza data:

  • la validità della DSU passa dal 15 gennaio dell’anno successivo al 31 dicembre dell’anno di presentazione;
  • il patrimonio si dichiara al 31 dicembre del secondo anno precedente, allineandosi ai redditi;
  • l’ISEE corrente si ottiene con condizioni alternative e non più cumulative;
  • la DSU precompilata diventa la modalità prioritaria di presentazione;
  • dal patrimonio mobiliare sono esclusi i titoli di Stato, i buoni fruttiferi postali e i libretti di risparmio postale, entro un limite complessivo di 50.000 €, come previsto dalla legge di bilancio per il 2024 e recepito nel regolamento solo con questa riforma.

Quest’ultimo punto è quello che può spostare davvero l’indicatore di una famiglia con risparmi postali, e per due anni è rimasto sulla carta in attesa del decreto attuativo. Chi ha presentato la DSU prima di marzo 2025 non ne ha potuto beneficiare: da allora in poi sì.

Firmare la DSU è una responsabilità

Chiudiamo dove abbiamo aperto. La DSU è una dichiarazione sostitutiva, e le dichiarazioni sostitutive rese ai sensi del DPR 445 del 2000 sono considerate come fatte a pubblico ufficiale. Chi rilascia dichiarazioni mendaci o forma atti falsi è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia, con pena aumentata da un terzo alla metà.

Non è un avvertimento pensato per spaventare chi sbaglia un numero in buona fede: per quello esistono la nuova DSU e la rettifica di cui abbiamo parlato. È la ragione per cui vale la pena prendersi mezz’ora, raccogliere i documenti giusti e controllare le cifre prima di firmare, invece di correggere dopo. Se nel frattempo vuoi capire quali misure puoi chiedere con l’indicatore che ti risulta, dalla Carta Dedicata a te ai contributi per i libri scolastici, parti dall’attestazione in corso di validità e verifica le soglie una per una.

Attenzione
Le regole descritte in questa guida sono quelle nazionali sul calcolo dell’ISEE e sulla presentazione della DSU. Le soglie di accesso, le scadenze dei bandi e la documentazione richiesta possono variare da una prestazione all’altra e da un Comune all’altro: prima di presentare domanda, verifica sempre le condizioni dell’ente che eroga la prestazione.

Altre domande frequenti

Esperta di bonus e agevolazioni e con esperienza nel mondo della comunicazione. Cristina fa parte del team Il Mio Bonus da ottobre 2022 ed è a vostra disposizione se avete dubbi, domande o curiosità sul tema.

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