Bonifico parlante 2026: cos’è, cosa scrivere nella causale e come farlo senza perdere la detrazione

Il 29 Ottobre 2026 da Cristina - 9 minuti di lettura
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Bonifico parlante: coppia che stringe la mano all'artigiano dopo la ristrutturazione di casa

Il bonifico parlante è il bonifico speciale che devi usare per pagare i lavori di casa se vuoi recuperare la spesa con le detrazioni fiscali. Deve indicare il motivo del pagamento, il tuo codice fiscale e la partita IVA (o il codice fiscale) dell’impresa. Se sbagli il bonifico, rischi di perdere la detrazione: qui trovi cosa scrivere nella causale, come farlo dalla banca o da Poste e come rimediare a un errore.

Cos’è il bonifico parlante e perché serve per la detrazione

Il bonifico parlante è un bonifico bancario o postale che “parla” all’Agenzia delle Entrate: oltre all’importo, indica perché paghi, chi avrà la detrazione e chi riceve i soldi. Grazie a questi dati il Fisco può collegare la tua spesa all’incasso dell’impresa e controllare che il lavoro sia stato fatturato.

Per la maggior parte dei bonus edilizi è l’unico modo di pagamento ammesso: se paghi in contanti, con assegno o con un bonifico normale, la detrazione nella dichiarazione dei redditi può non esserti riconosciuta. Per questo banche e Poste mettono a disposizione un bonifico dedicato: ogni banca lo chiama in modo diverso, quindi nel servizio online cerca voci come “ristrutturazione” o “detrazioni fiscali”.

Per quali bonus è obbligatorio il bonifico parlante

Il bonifico parlante serve per le detrazioni sui lavori in casa. Le principali sono queste:

  • Bonus ristrutturazione: per le spese sostenute nel 2026 la detrazione è del 50% se i lavori riguardano l’abitazione principale e chi paga ne è proprietario o titolare di un diritto reale di godimento (come l’usufrutto), e del 36% negli altri casi (per esempio per chi vive in affitto o in comodato, o per le seconde case), su una spesa massima di 96.000 € per unità immobiliare;
  • Ecobonus, per i lavori di risparmio energetico come infissi, pompe di calore e caldaie a biomassa;
  • Sismabonus, per i lavori antisismici;
  • Bonus barriere architettoniche: la detrazione del 75% valeva per le spese fino al 31 dicembre 2025; nel 2026 i lavori per eliminare le barriere rientrano nel bonus ristrutturazione.

Anche lavori più piccoli che rientrano nel bonus ristrutturazione, come quelli del bonus sicurezza (per esempio porte blindate, rilevatori antifurto o telecamere collegate a un centro di vigilanza privato), vanno pagati con il bonifico parlante.

Il caso del bonus mobili

Per il bonus mobili ed elettrodomestici le regole sono più flessibili: puoi pagare con bonifico oppure con carta di debito o di credito. Non sono ammessi invece contanti e assegni. Se paghi con bonifico, secondo l’Agenzia delle Entrate non è necessario usare quello parlante: va bene anche un bonifico ordinario.

Importante
Le detrazioni del 19% che metti nel 730, come le spese mediche, non richiedono il bonifico parlante: basta un pagamento tracciabile (bancomat, carta, bonifico normale). Fanno eccezione medicinali, dispositivi medici e prestazioni di strutture sanitarie pubbliche o private accreditate, che si possono pagare anche in contanti.

Cosa scrivere nella causale del bonifico parlante

Il bonifico parlante deve contenere questi dati obbligatori:

  1. la causale del versamento, con il riferimento alla norma della detrazione;
  2. il codice fiscale di chi avrà la detrazione, che può essere diverso da chi ordina il bonifico (se a pagare sono più persone, i codici fiscali di tutte);
  3. la partita IVA o il codice fiscale dell’impresa o del professionista che riceve il pagamento;
  4. solo per l’ecobonus, anche il numero e la data della fattura.

Nel modulo della banca il riferimento alla legge è spesso già scritto: tu scegli il tipo di lavoro dal menu e completi i codici. Se devi scriverlo a mano, per la ristrutturazione il riferimento è quello indicato in tabella; per l’ecobonus si indicano gli estremi della norma agevolativa, che il modulo della banca di solito inserisce da solo:

Lavori Riferimento da indicare nella causale
Ristrutturazione edilizia Art. 16-bis del DPR 917/1986
Risparmio energetico (ecobonus) Gli estremi della norma sull’ecobonus (di solito già inseriti nel modulo della banca) più numero e data della fattura

Un esempio di causale per una ristrutturazione: “Pagamento fattura n. 15 del 10/11/2026 per lavori di ristrutturazione edilizia, detrazione art. 16-bis DPR 917/1986. Beneficiario della detrazione: [tuo codice fiscale]. Partita IVA del beneficiario del pagamento: [partita IVA dell’impresa]”. Per la ristrutturazione il numero e la data della fattura non sono obbligatori, ma ti aiutano a ritrovare il pagamento in caso di controllo; per l’ecobonus invece vanno indicati (se manca solo il numero della fattura, non serve ripetere il bonifico).

Controlla il codice fiscale carattere per carattere prima di confermare: è il dato che collega il pagamento alla tua detrazione nel 730.

Come fare il bonifico parlante passo dopo passo

Il procedimento è simile in tutte le banche. Ecco i passaggi:

  1. Entra nell’home banking o nell’app della banca e cerca, nella sezione bonifici, quello dedicato alle detrazioni fiscali;
  2. Scegli il tipo di detrazione (ristrutturazione, risparmio energetico, mobili…): il riferimento alla legge si compila di solito da solo;
  3. Inserisci l’IBAN e il nome dell’impresa, l’importo e la partita IVA o il codice fiscale del fornitore;
  4. Inserisci il codice fiscale di chi avrà la detrazione;
  5. Scarica e conserva la ricevuta del bonifico insieme alla fattura.

Bonifico parlante con Poste e allo sportello

Anche Poste Italiane offre il bonifico dedicato alle detrazioni. Se preferisci farlo allo sportello, porta con te la fattura con i dati dell’impresa e il tuo codice fiscale, e chiedi esplicitamente il bonifico per le detrazioni fiscali.

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La ritenuta dell’11%: chi la paga davvero

Quando fai un bonifico parlante, la banca o Poste trattengono una ritenuta d’acconto dell’11% e la versano allo Stato. La ritenuta non è un costo in più per te: tu paghi l’intero importo della fattura, e la ritenuta è un anticipo sulle tasse dell’impresa, che riceve sul conto una somma un po’ più bassa e la recupera poi nella sua dichiarazione.

La ritenuta è passata dall’8% all’11% per i bonifici fatti dal 1° marzo 2024. Si calcola sull’importo del bonifico al netto dell’IVA: la banca, che non conosce l’IVA reale della fattura, la toglie in modo forfettario.

Errori nel bonifico parlante: si perde la detrazione?

Un errore non fa sempre perdere la detrazione. Dipende da cosa hai sbagliato e da come rimedi.

Hai fatto un bonifico normale invece del bonifico parlante

Con un bonifico normale la banca non applica la ritenuta. Per l’Agenzia delle Entrate la prima strada è ripetere il pagamento con il bonifico corretto, dopo che l’impresa ti ha restituito la somma. Se non è possibile ripeterlo, la detrazione spetta solo se l’impresa ti rilascia una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà in cui attesta di aver ricevuto le somme e di averle incluse nella propria contabilità per il calcolo del suo reddito. Conserva questa dichiarazione insieme alla fattura: l’Agenzia può chiedertela in un controllo.

Hai sbagliato il riferimento alla legge nella causale

Se per un semplice errore materiale hai indicato i riferimenti dell’ecobonus invece di quelli della ristrutturazione (o il contrario) e la banca ha comunque applicato la ritenuta, secondo l’Agenzia delle Entrate la detrazione può comunque esserti riconosciuta, se ci sono gli altri requisiti.

Hai dimenticato il codice fiscale o la partita IVA

Se mancano dati che impediscono alla banca di applicare la ritenuta, la detrazione non è riconosciuta, a meno che tu non ripeta il pagamento con un bonifico corretto. Se non puoi ripeterlo, serve la dichiarazione sostitutiva dell’impresa descritta sopra.

Attenzione
Ogni caso può avere particolarità proprie: in caso di dubbio rivolgiti a un CAF, a un commercialista o all’Agenzia delle Entrate prima di presentare il 730.

Casi particolari: condominio, finanziamento e familiari

Lavori nelle parti comuni del condominio

Per i lavori condominiali il bonifico parlante lo fa l’amministratore, e l’anno della detrazione è quello in cui il condominio paga l’impresa. Tu paghi la tua quota al condominio: la detrazione ti spetta per la quota che ti è imputata, a condizione che tu l’abbia versata entro la scadenza della dichiarazione dei redditi. Per documentarla puoi usare la certificazione dell’amministratore, al posto di tutti gli altri documenti.

Lavori pagati con un finanziamento

Se paghi i lavori con un prestito, è la società finanziaria che paga l’impresa: deve farlo con un bonifico parlante, e tu devi conservare la ricevuta di quel bonifico. L’anno della spesa è quello in cui paga la finanziaria.

Bonifico da un conto cointestato o di un familiare

La detrazione spetta a chi sostiene davvero la spesa, purché abbia diritto all’agevolazione (proprietario, titolare di un diritto reale o di godimento, oppure familiare convivente, coniuge separato assegnatario o convivente di fatto), anche se il bonifico o la fattura sono intestati a un’altra persona: in quel caso i documenti di spesa vanno integrati con il suo nome e la percentuale di spesa, fin dal primo anno. Se più persone pagano e vogliono tutte la detrazione, il bonifico deve riportare i codici fiscali di tutte, e a questo fine non conta se il conto è cointestato. Se chi ordina il bonifico è diverso dal beneficiario indicato, la detrazione la usa il beneficiario.

Quali spese si possono pagare senza bonifico parlante

Per alcune spese legate ai lavori il bonifico parlante non è obbligatorio e per queste voci la detrazione spetta comunque, perché si versano con modalità obbligate alla pubblica amministrazione. Secondo l’Agenzia delle Entrate rientrano qui:

  • gli oneri di urbanizzazione;
  • l’imposta di bollo;
  • i diritti per concessioni, autorizzazioni e denunce di inizio lavori.

Se le paghi con un bonifico al Comune, non indicare i riferimenti alla legge sulla detrazione: eviti così che venga applicata la ritenuta.

Quando conta la data del bonifico e quali documenti conservare

Per le persone fisiche conta la data del pagamento, cioè il giorno in cui dai l’ordine alla banca, non quella della fattura né quella di fine lavori: un bonifico fatto a dicembre 2026 va nella dichiarazione dei redditi del 2027 (anno d’imposta 2026), con le percentuali in vigore nel 2026. La detrazione poi si recupera in 10 rate annuali di pari importo nel modello 730, e ogni anno abbassa le tasse o fa crescere il rimborso del 730.

Conserva sempre:

  • la ricevuta di ogni bonifico parlante;
  • le fatture o ricevute fiscali delle spese;
  • gli altri documenti richiesti per il tipo di lavoro (titoli edilizi, comunicazioni, certificazione dell’amministratore per il condominio).
Altre domande frequenti

Esperta di bonus e agevolazioni e con esperienza nel mondo della comunicazione. Cristina fa parte del team Il Mio Bonus da ottobre 2022 ed è a vostra disposizione se avete dubbi, domande o curiosità sul tema.

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