
Mesi di maternità, un periodo di malattia, la NASpI dopo un licenziamento, il servizio militare: sono tutti periodi in cui non hai versato nulla, eppure possono contare per la tua pensione. È il meccanismo dei contributi figurativi, che l’INPS accredita senza chiederti un euro.
I contributi figurativi coprono i periodi scoperti della carriera che la legge vuole tutelare: quando smetti di lavorare o lavori meno per una ragione prevista dalla legge, la copertura previdenziale non si interrompe. Spesso ci si accorge di averli solo guardando l’estratto conto, e non tutti arrivano da soli: alcuni vanno chiesti con una domanda.
In breve: sono gratuiti, di norma valgono sia per il diritto sia per l’importo della pensione, alcuni arrivano in automatico (come quelli della NASpI) e altri solo su domanda (come il servizio militare). Vediamo quali periodi coprono, quando non bastano per la pensione anticipata e come controllarli.
Cosa sono i contributi figurativi
Secondo l’INPS, i contributi figurativi sono contributi accreditati senza alcun costo per il lavoratore, per periodi indicati tassativamente dalla legge in cui l’attività lavorativa si interrompe o si riduce ma la copertura contributiva resta garantita.
La differenza con gli altri contributi è tutta nel chi paga. Quelli obbligatori li versa il datore di lavoro (o tu, se sei autonomo); i contributi volontari e il riscatto della laurea li paghi di tasca tua. I figurativi, invece, non li paga nessuno di tasca propria: li riconosce la legge.
Di norma i contributi figurativi valgono sia per maturare il diritto alla pensione sia per calcolarne l’importo. Fanno eccezione i casi in cui la legge richiede una contribuzione effettivamente versata.
È proprio questa eccezione a creare le sorprese più frequenti, soprattutto per chi punta alla pensione anticipata: ne parliamo più sotto.
Quali periodi danno diritto ai contributi figurativi
I casi sono molti e li stabilisce la legge uno per uno. Questi sono quelli che riguardano più persone.
Maternità e congedo parentale
I 5 mesi di congedo di maternità sono coperti da contributi figurativi. Se il congedo cade mentre lavori, non serve nessuna anzianità contributiva precedente: i contributi valgono sia per il diritto sia per l’importo della pensione.
C’è poi un caso particolare: la maternità avvenuta quando non lavoravi, per esempio tra un contratto e l’altro, può essere recuperata con i contributi figurativi. In questo caso però devi presentare domanda e, al momento della domanda, avere almeno 5 anni di contributi versati da lavoro dipendente (non valgono quelli da artigiano, commerciante o coltivatore diretto).
Per il congedo parentale i periodi indennizzati sono coperti da contribuzione figurativa. Altri periodi di congedo parentale previsti dalla legge, anche se non indennizzati, sono coperti con un valore convenzionale: la legge attribuisce il 200% del valore massimo dell’assegno sociale, proporzionato al periodo. Puoi integrarli con il riscatto o con versamenti volontari.
Malattia e infortunio
I periodi di malattia o di infortunio danno diritto ai contributi figurativi se l’inabilità temporanea al lavoro dura almeno 7 giorni e se hai almeno un contributo versato prima dell’evento. Per gli eventi dal 1° gennaio 2012 c’è un tetto: 22 mesi (96 settimane) in tutta la vita assicurativa.
NASpI, DIS-COLL e cassa integrazione
Mentre prendi la NASpI, i contributi figurativi sono calcolati sulla stessa retribuzione su cui si calcola l’indennità, entro un limite pari a 1,4 volte l’importo massimo mensile della NASpI dell’anno in corso. L’accredito è automatico.
Per la DIS-COLL, l’indennità dei collaboratori, la regola è cambiata nel tempo: i contributi figurativi sono riconosciuti per i periodi di disoccupazione dal 1° gennaio 2022, entro il limite di 1,4 volte l’importo massimo mensile della DIS-COLL. Prima di quella data non spettavano.
Sono coperti in automatico anche i periodi di cassa integrazione e quelli dei contratti di solidarietà difensivi, cioè quelli in cui l’orario di lavoro viene ridotto per evitare, in tutto o in parte, la riduzione o gli esuberi di personale.
Legge 104: permessi e congedo straordinario
I permessi della legge 104, i 3 giorni al mese per assistere una persona con disabilità grave non ricoverata a tempo pieno, sono retribuiti e coperti da contribuzione figurativa. Lo stesso vale per il congedo straordinario, che dura al massimo 2 anni per ciascuna persona assistita nell’arco della vita lavorativa: indennità e contributi spettano però entro un tetto annuo che viene rivalutato ogni anno.
Servizio militare, servizio civile e donazione di sangue
Il servizio militare di leva si accredita solo su domanda. Serve almeno un contributo effettivo, anche versato dopo il servizio: quindi puoi ottenerlo anche se all’epoca non lavoravi. Il periodo non deve essere già coperto da altri contributi né già usato per un’altra pensione, e il beneficio non vale nella Gestione Separata.
Per il servizio civile, invece, i contributi figurativi spettano, sempre su domanda, solo a chi è stato avviato entro il 31 dicembre 2005 (o avviato nel 2005 e rimasto in servizio nel 2006).
Infine, se sei un lavoratore dipendente (o hai uno degli altri contratti di lavoro previsti dalla legge) e doni il sangue, hai diritto a non lavorare per l’intera giornata della donazione, con la normale retribuzione, e i contributi di quella giornata vengono accreditati.
Accredito automatico o su domanda: il riepilogo
Non tutti i contributi figurativi arrivano da soli. L’INPS indica, a titolo di esempio, quali accredita d’ufficio e quali solo se li chiedi tu.
| Periodo |
Come arriva l’accredito |
Da sapere |
| NASpI |
D’ufficio |
Limite di 1,4 volte l’importo massimo mensile della NASpI |
| Cassa integrazione e contratti di solidarietà difensivi |
D’ufficio |
Nessuna domanda da parte tua |
| Malattia e infortunio (lavoratori privati) |
Su domanda |
Almeno 7 giorni e un contributo versato prima |
| Congedo parentale (lavoratori privati) |
Su domanda |
Periodi non indennizzati con valore ridotto |
| Maternità fuori dal rapporto di lavoro |
Su domanda |
Servono almeno 5 anni di contributi da lavoro dipendente |
| Servizio militare di leva |
Su domanda |
Basta un contributo effettivo, anche successivo |
| Servizio civile |
Su domanda |
Solo se avviato entro il 31 dicembre 2005 |
| Donazione di sangue |
Su domanda |
Per i lavoratori dipendenti e alcuni altri contratti di lavoro |
Nella tabella non compare il congedo di maternità durante il rapporto di lavoro, che è coperto senza bisogno di anzianità contributiva precedente, come visto sopra. L’elenco dell’INPS è comunque esemplificativo: se hai avuto un periodo di assenza tutelato dalla legge che non trovi qui, conviene chiedere al patronato se può essere coperto.
I contributi figurativi valgono per la pensione anticipata?
In gran parte sì, ma con dei limiti. Per la pensione anticipata ordinaria nel 2026 servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, e secondo l’INPS valgono tutti i contributi versati o accreditati a qualsiasi titolo, quindi anche i figurativi.
Importante
Se la pensione è pagata dall’Assicurazione Generale Obbligatoria (dipendenti privati e autonomi iscritti all’INPS), servono comunque 35 anni di contributi effettivi, cioè al netto dei periodi di malattia, disoccupazione o simili. I contributi figurativi di questi periodi non bastano a raggiungere quei 35 anni.
C’è poi un secondo limite, che riguarda una fascia precisa di lavoratori: chi è stato assicurato per la prima volta tra il 1° gennaio 1993 e il 31 dicembre 1995 può contare al massimo 5 anni di contribuzione figurativa per la pensione anticipata. Il limite non vale per chi ha il primo contributo dal 1996 o ha optato per il sistema contributivo.
Dal 2027 il requisito sale a 42 anni e 11 mesi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. Quanto a Quota 103 (62 anni di età e 41 di contributi), secondo l’INPS riguarda chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2025: anche per questa uscita restano necessari 35 anni di contributi al netto di malattia e disoccupazione, dove la gestione lo richiede.
I contributi figurativi riducono la pensione?
La risposta dipende dal tipo di periodo: il loro valore può essere più basso di quello di un mese di lavoro pieno, ma per la NASpI la legge prevede una tutela apposita. In ogni caso non ti costano nulla e coprono un periodo che altrimenti resterebbe senza contributi.
- NASpI: come visto, la retribuzione su cui si calcolano ha un limite (1,4 volte l’importo massimo mensile della NASpI). In più la legge prevede una tutela: se queste retribuzioni sono più basse della retribuzione media pensionabile calcolata senza di esse, non vengono considerate per determinarla. Il periodo resta comunque valido come anzianità contributiva.
- Congedo parentale non indennizzato: la legge attribuisce come valore il 200% del valore massimo dell’assegno sociale, proporzionato al periodo, che può risultare più basso della tua retribuzione. Per alzarlo puoi ricorrere ai versamenti volontari.
- Maggiorazione per gli invalidi: conta solo per il diritto e per l’anzianità, non per l’importo (vedi sotto).
Se vuoi una stima personale, il modo più sicuro è far controllare la tua posizione al patronato partendo dall’estratto conto certificativo.
Invalidi oltre il 74%: 2 mesi di contributi in più ogni anno
Chi ha un’invalidità civile superiore al 74% (o ascritta alle prime quattro categorie della tabella A delle pensioni di guerra), come pure i lavoratori sordomuti, può chiedere 2 mesi di contribuzione figurativa per ogni anno di lavoro effettivamente svolto, fino a un massimo di 5 anni.
Attenzione alla soglia: serve un’invalidità superiore al 74%, quindi il 74% esatto non basta. Il beneficio vale solo per il diritto alla pensione e per l’anzianità contributiva, non aumenta l’importo, e va chiesto dall’interessato: non arriva da solo. In pratica può farti raggiungere prima i requisiti.
Altre informazioni
Se assisti un familiare con disabilità, guarda anche le misure per il
caregiver e la guida completa alla
legge 104.
Come chiedere l’accredito e come controllare i contributi
Quando l’accredito non è automatico, la domanda si presenta online sul sito dell’INPS, attraverso il servizio dedicato. I passaggi sono questi:
- Controlla prima cosa hai già: nel Fascicolo previdenziale del cittadino trovi l’estratto conto contributivo, che riporta i contributi da lavoro, i figurativi e i riscatti.
- Individua i periodi scoperti: periodi di maternità, malattia, servizio militare o altro che non compaiono ancora.
- Accedi al servizio INPS con SPID, CIE o CNS e scegli la domanda di accredito per il tuo caso.
- Indica i periodi: per il servizio militare, per esempio, basta segnalare il periodo e il distretto militare di appartenenza, perché la documentazione la chiede direttamente l’INPS.
Se preferisci farti aiutare, puoi rivolgerti a un patronato. Le regole di ogni caso sono riassunte nella scheda INPS sui contributi figurativi.
Attenzione
Le regole cambiano da un caso all’altro e le schede INPS hanno valore esemplificativo. Prima di decidere quando andare in pensione, fai verificare la tua posizione dall’INPS o da un patronato.
Contributi figurativi, riscatto e ricongiunzione: le differenze
Spesso questi strumenti si confondono, ma servono a cose diverse:
- Contributi figurativi: coprono gratis i periodi di assenza tutelati dalla legge (maternità, malattia, NASpI, legge 104).
- Riscatto: ti permette di coprire, pagando, alcuni periodi senza contributi, come gli anni di università. È il caso del riscatto della laurea.
- Contributi volontari: li versi tu, di tasca tua.
- Ricongiunzione: sposta in un’unica gestione i contributi che hai in casse diverse. Anche la ricongiunzione dei contributi è a pagamento.
Il consiglio pratico è semplice: prima di pagare un riscatto o dei versamenti volontari, controlla se quei periodi possono essere coperti gratis con i contributi figurativi. Se hai un reddito basso e non raggiungi i requisiti, guarda anche l’assegno sociale.