
Hai perso il lavoro a qualche anno dalla pensione, hai chiuso la partita IVA o hai scelto di fermarti per un periodo? Quegli anni senza versamenti possono allontanare il traguardo o abbassare l’assegno. Con i contributi volontari puoi coprirli di tasca tua, senza lavorare.
I contributi volontari INPS (chiamati anche prosecuzione volontaria o versamenti volontari) servono proprio a questo: continuare a versare all’INPS dopo che il lavoro si è interrotto o concluso, per raggiungere il diritto alla pensione oppure per aumentarne l’importo. Non sono un regalo: li paghi tu, per intero. In cambio però valgono come quelli versati durante il lavoro e in più riducono le tasse.
In breve: puoi chiederli se hai almeno 5 anni di contributi, oppure 3 anni negli ultimi 5; la domanda si fa online all’INPS, i versamenti si pagano ogni trimestre con pagoPA e sono deducibili dal reddito. Il costo dipende dalla gestione in cui eri iscritto e da quanto guadagnavi.
Cosa sono i contributi volontari e a cosa servono
La prosecuzione volontaria è la possibilità, riconosciuta dall’INPS, di coprire con contributi pagati da te i periodi in cui non lavori. Il lavoratore che ha cessato o interrotto l’attività può così perfezionare i requisiti per andare in pensione oppure, se li ha già raggiunti, alzare l’importo dell’assegno.
Secondo l’INPS, i contributi volontari contano sia per il diritto sia per il calcolo di tutte le pensioni dirette (vecchiaia, anzianità, assegno ordinario di invalidità e pensione di inabilità) e di quelle indirette, cioè la pensione ai superstiti e la pensione di reversibilità. In pratica una settimana coperta con un versamento volontario vale come una settimana di lavoro ai fini della pensione.
Secondo l’INPS, l’autorizzazione ai versamenti volontari non decade: se smetti di pagare, anche per anni, puoi riprendere in qualsiasi momento senza presentare una nuova domanda.
Attenzione a non confonderli con altri strumenti: il riscatto della laurea serve a coprire gli anni di studio, mentre la ricongiunzione dei contributi serve a riunire in una sola gestione quelli che hai già versato. I contributi volontari, invece, coprono i periodi in cui non lavori, a partire dalla data dell’autorizzazione.
Chi può versare i contributi volontari
La regola base è una sola: l’autorizzazione arriva solo dopo che il rapporto di lavoro che ti obbligava a versare i contributi si è interrotto o concluso. Chi lavora ed è già iscritto a una forma di previdenza obbligatoria, non può, di norma, versare anche i contributi volontari.
Secondo l’INPS possono chiedere l’autorizzazione:
- i lavoratori dipendenti e autonomi, purché non siano più iscritti all’INPS o ad altre forme di previdenza;
- i lavoratori parasubordinati, purché non siano iscritti alla Gestione Separata o ad altre forme di previdenza obbligatoria;
- i liberi professionisti, purché non siano iscritti alla propria Cassa di previdenza o ad altre forme obbligatorie;
- i lavoratori dei fondi speciali (telefonici, elettrici, personale di volo e altri), purché non siano più iscritti al proprio fondo;
- i titolari di assegno ordinario di invalidità o di pensione indiretta (ai superstiti o di reversibilità).
Non può essere autorizzato, invece, chi è già titolare di una pensione diretta (vecchiaia, anzianità o inabilità). I dipendenti pubblici seguono una procedura a parte: la domanda si presenta con un servizio dedicato agli iscritti alla Gestione Dipendenti Pubblici.
Quando puoi versarli anche se il lavoro non è finito
L’INPS ammette i versamenti volontari anche senza la cessazione del rapporto di lavoro in alcuni casi precisi:
- aspettativa non retribuita per motivi di famiglia, motivi privati o malattia, e altre sospensioni del lavoro assimilabili a un’interruzione;
- congedi per formazione e per gravi e documentati motivi familiari, sciopero e altre sospensioni introdotte dalla legge o dai contratti dopo il 31 dicembre 1996, in alternativa al riscatto di quei periodi;
- periodi di congedo parentale facoltativo, compresi i permessi per allattamento e le assenze per malattia del figlio tra i tre e gli otto anni;
- lavoro part-time, per coprire o integrare i periodi lavorati a orario ridotto;
- lavoro agricolo con meno di 270 giornate di contribuzione, effettiva e figurativa, nell’anno.
I requisiti: quanti contributi servono per l’autorizzazione
Non basta aver smesso di lavorare: devi dimostrare di avere già una storia contributiva minima. L’INPS chiede, in alternativa, uno di questi due requisiti:
- almeno 5 anni di contributi, cioè 260 contributi settimanali oppure 60 mensili, versati in qualsiasi momento della tua vita lavorativa;
- oppure almeno 3 anni di contributi nei 5 anni che precedono la data della domanda.
Questi anni devono essere coperti da contribuzione effettiva, cioè obbligatoria, anche se arrivata sul tuo conto tramite trasferimento, ricongiunzione o riscatto. Valgono inoltre alcuni tipi di contribuzione figurativa: la cassa integrazione, i periodi di malattia da tubercolosi e l’aspettativa per motivi politici o sindacali.
Importante
Prima di fare domanda controlla quante settimane hai davvero nel tuo
fascicolo previdenziale: se non raggiungi i 5 anni complessivi, o i 3 anni negli ultimi 5, la domanda viene respinta.
Quanto costano i contributi volontari nel 2026
L’importo non è uguale per tutti: dipende dalla gestione in cui eri iscritto e da quanto guadagnavi prima di smettere. L’INPS aggiorna ogni anno i valori minimi in base all’inflazione. In sintesi:
- lavoratori dipendenti: il contributo è settimanale e si calcola sulla retribuzione delle ultime 52 settimane di contribuzione obbligatoria, anche se non sono quelle dell’ultimo anno;
- artigiani e commercianti: il contributo è mensile e si calcola sulla media dei redditi d’impresa dichiarati negli ultimi 36 mesi di contribuzione, collocata in una delle otto classi di reddito fissate dall’INPS;
- iscritti alla Gestione Separata: si applica l’aliquota della gestione ai compensi medi dell’anno di contribuzione precedente la domanda.
Ecco le aliquote e gli importi minimi validi dal 1° gennaio 2026, secondo la circolare annuale dell’INPS:
| Chi versa |
Aliquota 2026 |
Importo minimo 2026 |
| Lavoratori dipendenti non agricoli (autorizzati dopo il 31 dicembre 1995) |
33% |
calcolato su una retribuzione minima di 244,74 € a settimana (circa 80,76 € a settimana) |
| Artigiani |
24% |
376,16 € al mese (prima classe di reddito) |
| Commercianti |
24,48% |
383,69 € al mese (prima classe di reddito) |
| Gestione Separata: professionisti |
25% |
391,84 € al mese (4.702,08 € l’anno) |
| Gestione Separata: collaboratori e altri iscritti |
33% |
517,22 € al mese (6.206,64 € l’anno) |
Per artigiani e commercianti l’importo cresce con la classe di reddito: si parte dai 376,16 € (artigiani) e dai 383,69 € (commercianti) al mese della prima classe, per redditi medi fino a 18.808 €, e si arriva a 1.124,48 € e 1.146,97 € al mese nell’ottava, da 56.224 € di reddito medio in su. Per un dipendente che guadagnava più del minimo, invece, il contributo si calcola applicando il 33% alla retribuzione media delle sue ultime 52 settimane di lavoro. Se quella retribuzione, su base annua, supera i 56.224 €, sulla parte che eccede la soglia si aggiunge un’aliquota dell’1%.
Attenzione
L’importo esatto che dovrai pagare lo trovi nel provvedimento di autorizzazione e negli avvisi di pagamento che l’INPS mette a disposizione. I valori della tabella sono i minimi del 2026 e vengono aggiornati ogni anno.
Se dopo l’autorizzazione torni a lavorare per un periodo, quando quella nuova attività finisce hai 180 giorni per chiedere all’INPS di ricalcolare il contributo sulla base dei nuovi redditi.
Oltre ai contributi volontari, ci sono sostegni che puoi chiedere mentre non lavori?
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Come fare domanda all’INPS
La domanda di autorizzazione si presenta solo online, sul sito dell’INPS, con il servizio Contributi volontari – Domanda. Per entrare ti servono le tue credenziali personali di accesso ai servizi online dell’Istituto.
Se preferisci farti aiutare, puoi rivolgerti a un patronato o a un intermediario dell’INPS, oppure chiamare il Contact Center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) o al 06 164 164 da cellulare. I passaggi sono questi:
- verifica nel tuo estratto conto di avere i requisiti contributivi (5 anni in tutto, oppure 3 negli ultimi 5);
- accedi al servizio online e compila la domanda di autorizzazione alla prosecuzione volontaria;
- attendi il provvedimento dell’INPS, che indica da quando decorre l’autorizzazione e quanto dovrai versare;
- paga i contributi dal Portale dei pagamenti dell’INPS, rispettando le scadenze trimestrali.
Da quando decorre l’autorizzazione
Per i lavoratori dipendenti l’autorizzazione vale dal primo sabato successivo alla presentazione della domanda; per artigiani e commercianti dal primo giorno del mese in cui presenti la domanda. Se fai domanda quando stai ancora lavorando, la decorrenza slitta al primo sabato dopo la fine del rapporto di lavoro (dipendenti) o al primo giorno del mese successivo alla cancellazione dagli elenchi (artigiani e commercianti).
Puoi anche coprire i periodi dei sei mesi precedenti la domanda, ma solo se non sono già coperti da altri contributi. È un dettaglio utile se hai perso il lavoro da poco e non hai ancora fatto domanda.
Come e quando si pagano: le scadenze trimestrali
I contributi volontari si pagano dal servizio Versamenti volontari del Portale dei pagamenti INPS, con pagoPA: online con carta di credito o di debito e conto corrente, oppure con l’avviso di pagamento presso gli esercenti aderenti a pagoPA, come bar, edicole, ricevitorie, tabaccherie e supermercati.
Per i periodi correnti il versamento va fatto entro il trimestre solare successivo a quello da coprire. Il calendario, quindi, è questo:
| Periodo da coprire |
Scadenza del pagamento |
| Gennaio, febbraio, marzo |
30 giugno |
| Aprile, maggio, giugno |
30 settembre |
| Luglio, agosto, settembre |
31 dicembre |
| Ottobre, novembre, dicembre |
31 marzo dell’anno dopo |
Diverso è il caso degli arretrati: sono i periodi compresi tra la decorrenza dell’autorizzazione e il trimestre precedente a quello del primo avviso di pagamento prestampato, più quelli del semestre prima della decorrenza. Vanno pagati tutti insieme entro il trimestre solare successivo a quello in cui ricevi il provvedimento di accoglimento.
Importante
I versamenti fatti dopo la scadenza non valgono per la pensione: l’INPS li considera nulli, anche se sono rimborsabili. Segna le date in calendario.
Non sei obbligato a coprire sempre un trimestre intero: con la funzione “fraziona” del servizio puoi pagare anche periodi più brevi, per esempio solo alcune settimane.
Contributi volontari e tasse: sono deducibili
C’è un vantaggio da non trascurare: i contributi volontari versati per te e per i familiari a carico sono oneri deducibili. Li indichi nel modello 730 o nel modello Redditi e riducono il reddito complessivo su cui si calcola l’IRPEF.
Conserva sempre le ricevute di pagamento: puoi visualizzarle e stamparle dallo stesso servizio online dell’INPS con cui paghi, e ti serviranno per la dichiarazione dei redditi.
Quando conviene versare i contributi volontari
La prosecuzione volontaria ha senso soprattutto quando ti mancano pochi anni (o poche settimane) per un traguardo preciso, come la pensione di vecchiaia o la pensione anticipata, e non hai un lavoro che versi i contributi al posto tuo. In quel caso pagare di tasca propria può anticipare di anni l’uscita.
Prima di decidere, però, fai due conti:
- quanto ti manca davvero: controlla le settimane nel tuo estratto conto certificativo e chiedi un calcolo al patronato;
- se ci sono periodi già coperti gratis: i mesi in cui prendi la NASpI, per esempio, sono già coperti da contributi figurativi gratuiti (tranne se scegli la NASpI anticipata), e i versamenti volontari servono solo per i periodi rimasti scoperti;
- se hai contributi in gestioni diverse: a volte basta metterli insieme per arrivare al requisito, senza versare nulla in più;
- quanto puoi permetterti: sono importi che si pagano per anni, trimestre dopo trimestre.
Un’ultima raccomandazione: quando ritrovi un lavoro, i contributi li verserà il datore di lavoro. L’autorizzazione resta valida e potrai riprendere i versamenti volontari quando quel lavoro finirà, senza una nuova domanda.