Lavoro

Contratto di solidarietà 2026: come funziona, quanto spetta e chi paga

Il 22 Settembre 2026 da Cristina - 12 minuti di lettura

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Contratto di solidarietà 2026: riduzione dell'orario, importo dell'integrazione salariale e massimale INPS

Per tutelare i lavoratori ed evitare i licenziamenti nei momenti di crisi aziendale, lo Stato prevede la stipulazione di contratti di solidarietà. Si tratta di un accordo che riduce l’orario di lavoro in cambio di un’integrazione salariale a carico dell’INPS, pari all’80% della retribuzione persa ed entro un tetto mensile. Qui trovi in cosa consiste, quanto spetta davvero in busta paga con i numeri del 2026, quanto dura e come si chiede.

Che cos’è il contratto di solidarietà?

Il contratto di solidarietà consiste in uno strumento di integrazione salariale quando un’azienda in crisi è costretta a ridurre l’orario di lavoro, ma vuole evitare il licenziamento dei suoi dipendenti.

Stipulato con un accordo collettivo aziendale insieme ai sindacati, il contratto di solidarietà dà diritto a un contributo INPS che copre parte della retribuzione persa a causa della riduzione dell’orario. La misura dell’integrazione è dell’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore non prestate, entro il massimale mensile fissato ogni anno dall’INPS.

I contratti di solidarietà nascono con il decreto-legge n. 726 del 1984, ma quelle norme sono state abrogate. Oggi la disciplina è tutta nel decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, che all’articolo 21, comma 1, lettera c) fa del contratto di solidarietà una causale della cassa integrazione guadagni straordinaria, riformata poi dalla legge di Bilancio 2022 (legge n. 234 del 2021).

Importante
Il contratto di solidarietà non è un’alternativa alla cassa integrazione: ne è una delle tre causali. La CIGS può essere chiesta per riorganizzazione aziendale, per crisi aziendale oppure, appunto, per contratto di solidarietà. Le vecchie causali di ristrutturazione e riconversione non esistono più.

Durata del contratto di solidarietà

Per la causale contratto di solidarietà il trattamento può durare al massimo 24 mesi, anche continuativi, in un quinquennio mobile e per ciascuna unità produttiva, non per singolo dipendente.

La durata può però arrivare a 36 mesi grazie a una regola di calcolo: ai fini del tetto complessivo dell’articolo 4, i periodi di solidarietà si contano per metà fino a 24 mesi e per intero per la parte eccedente, così che 36 mesi di sola solidarietà pesano come 24. Questa regola non vale per le imprese edili e affini.

Un meccanismo del tutto diverso, da non confondere con il precedente, è invece la proroga fino a 12 mesi prevista dall’articolo 22-bis: richiede un accordo in sede governativa presso il Ministero del Lavoro e si concede solo se l’esubero dichiarato nell’accordo permane, in tutto o in parte.

Oltre al contratto di solidarietà, anche la cassa integrazione ordinaria rappresenta uno strumento di integrazione salariale, ma interviene per eventi temporanei e transitori, mentre le causali straordinarie si applicano a crisi e riorganizzazioni di più lungo periodo.

Contratto di solidarietà difensivo e contratto di espansione

Oggi esiste una sola figura: il contratto di solidarietà difensivo, stipulato con accordo sindacale aziendale per ridurre l’orario ed evitare i licenziamenti. La solidarietà cosiddetta espansiva, prevista dall’articolo 2 del decreto-legge n. 726 del 1984, è stata abrogata.

Va tenuto distinto anche il contratto di espansione: non era una tipologia di contratto di solidarietà, ma un istituto autonomo dell’articolo 41 del D.Lgs. n. 148 del 2015. Era una misura sperimentale valida fino al 31 dicembre 2023 e non è stata più prorogata, quindi nel 2026 non è attiva. Se hai letto altrove che si può ancora usare per favorire nuove assunzioni, quell’informazione è superata.

Contratto di solidarietà: a chi spetta?

Contratto di solidarietà: a chi spetta e quali aziende possono chiederloDal 1° gennaio 2022 possono ricorrere al contratto di solidarietà i datori di lavoro non coperti dai Fondi di solidarietà bilaterali che, nel semestre precedente la data di presentazione della domanda, abbiano occupato mediamente più di 15 dipendenti.

La soglia dei 15 dipendenti vale ora anche per settori prima esclusi, come il commercio e la logistica, che fino al 2021 dovevano superare i 50 dipendenti. Rientrano comunque, a prescindere dal numero di dipendenti, le imprese del trasporto aereo e di gestione aeroportuale e i partiti e movimenti politici iscritti al registro.

Un’impresa sottoposta a procedura concorsuale non è esclusa: se prosegue l’attività può accedere alla CIGS per le causali del D.Lgs. n. 148 del 2015 e, in quel caso, è anche esonerata dal contributo addizionale. Resta invece escluso il ricorso alla CIGS per cessazione dell’attività produttiva dell’azienda o di un ramo di essa, ma soltanto per la causale di crisi aziendale.

Quali lavoratori sono coinvolti

Può beneficiare del contratto di solidarietà tutto il personale con contratto di lavoro subordinato, compresi gli apprendisti di qualsiasi tipologia e i lavoratori a domicilio, che dal 1° gennaio 2022 rientrano fra i destinatari dell’integrazione salariale. Serve un’anzianità di effettivo lavoro di 30 giorni presso l’unità produttiva alla data di presentazione della domanda.

L’unica categoria esclusa è quella dei dirigenti. Attenzione quindi alle liste di esclusioni che circolano ancora online: apprendisti, lavoratori a domicilio e la vecchia soglia dei 90 giorni di anzianità sono regole superate dalla riforma del 2022.

Come si contano i 30 giorni di anzianità: I 30 giorni sono di effettivo lavoro presso l’unità produttiva, non di semplice iscrizione a libro matricola: si guarda alla data di presentazione della domanda di CIGS, non alla data dell’accordo sindacale.

Quanto si percepisce con il contratto di solidarietà?

Il contratto di solidarietà viene pagato dall’INPS, ma di regola è l’impresa che lo anticipa in busta paga alla fine di ogni periodo di paga. Solo se l’azienda dimostra serie e documentate difficoltà finanziarie il pagamento viene effettuato direttamente dall’Istituto.

L’importo dell’integrazione è pari all’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate. Su questo calcolo agiscono però due limiti da tenere presenti: il massimale mensile INPS, che va rapportato alle ore di integrazione salariale autorizzate, e la riduzione del 5,84% prevista dall’articolo 26 della legge n. 41 del 1986, a titolo di contributo a carico del lavoratore.

Il massimale INPS nel 2026

Dal 1° gennaio 2022 il massimale è unico, indipendente dalla retribuzione del lavoratore: non esistono più le due vecchie fasce. Questi sono i valori fissati dalla circolare INPS n. 4 del 28 gennaio 2026.

Trattamento Importo lordo mensile Importo netto mensile
Integrazione salariale (massimale unico 2026) 1.423,69 € 1.340,56 €
Edilizia e lapidei, intemperie stagionali 1.708,44 € 1.608,66 €

L’importo netto è quello che resta dopo la riduzione del 5,84%. Il massimale vale per un massimo di dodici mensilità già comprensive dei ratei di tredicesima e quattordicesima, e va sempre rapportato alle ore autorizzate: in un contratto di solidarietà con riduzione al 50%, il tetto effettivo del mese è la metà.

Esempio di calcolo della retribuzione con contratto di solidarietà
Ipotizziamo un dipendente che lavora 40 ore alla settimana e percepisce 1.600 € lordi al mese. Se l’azienda dimezza l’orario a 20 ore con un contratto di solidarietà, il conto è questo: per le ore effettivamente lavorate l’impresa paga 800 € lordi. Sugli altri 800 € di retribuzione globale persa l’INPS riconosce l’80%, cioè 640 €, che però vanno ridotti del 5,84%: restano 602,62 €. La busta paga del mese vale quindi 800 € + 602,62 € = 1.402,62 € lordi. Qui il massimale non incide, perché rapportato al 50% delle ore resta sopra i 640 € calcolati. Tutti gli importi sono al lordo dell’IRPEF.

Se vuoi capire dove finiscono queste voci nel cedolino, ti torna utile la guida su come leggere la busta paga: l’integrazione salariale compare come voce separata rispetto alla retribuzione per le ore lavorate.

Contratto di solidarietà: come funziona?

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Contratto di solidarietà: ferie, malattia e maternità durante la riduzione dell'orarioLa riduzione dell’orario concordata nell’accordo aziendale può essere giornaliera, settimanale o mensile: è la base su cui si misura il limite di legge. Il riparto fra impresa e INPS, invece, lo determinano le ore: l’impresa paga le ore effettivamente lavorate, mentre sulle ore non prestate interviene l’INPS con l’integrazione salariale. Se l’azienda chiede più lavoro del previsto, il trattamento a carico dell’INPS si riduce di conseguenza.

Nel contratto di solidarietà, però, la sospensione totale e continuativa a zero ore non è ammessa: per i contratti stipulati dal 1° gennaio 2022 la riduzione media oraria non può superare l’80% dell’orario giornaliero, settimanale o mensile e, per ciascun lavoratore, la riduzione complessiva non può superare il 90% nell’intero periodo del contratto. Sono invece possibili singole giornate a zero ore, purché le medie restino dentro questi limiti.

Attenzione
Non è vero che chi è in solidarietà resta tagliato fuori da ogni altra tutela. Durante il periodo spetta l’assegno per il nucleo familiare, il congedo di maternità obbligatorio prevale sull’integrazione salariale e il lavoratore può svolgere un’altra attività, perdendo il trattamento soltanto per le giornate effettivamente lavorate e a condizione di comunicarlo prima all’INPS.

Ferie

La disciplina delle ferie durante il contratto di solidarietà non è regolata dal D.Lgs. n. 148 del 2015: dipende dal contratto collettivo applicato e dall’accordo aziendale firmato con i sindacati.

Prima di dare per scontato come maturano e chi le paga, quindi, conviene verificarlo direttamente con l’azienda o con il sindacato firmatario dell’accordo: è uno dei punti che cambiano di più da un CCNL all’altro.

Tredicesima e quattordicesima

I ratei di tredicesima e quattordicesima relativi alle ore non lavorate rientrano nell’integrazione salariale a carico dell’INPS, ma non sono un importo aggiuntivo: il massimale mensile vale per un massimo di dodici mensilità già comprensive dei ratei di mensilità aggiuntive.

La quota relativa alle ore effettivamente lavorate resta invece a carico del datore di lavoro. Se ti interessa il calendario dei pagamenti, lo trovi nella guida sulla tredicesima e la quattordicesima.

Malattia

Durante il contratto di solidarietà l’indennità di malattia segue due regole diverse a seconda di come è stato ridotto l’orario.

  • In caso di riduzione orizzontale, cioè quando si lavora tutti i giorni a orario ridotto, prevale l’indennità economica di malattia: le due prestazioni non si cumulano.
  • In caso di riduzione verticale, se la malattia insorge durante una giornata di sospensione il lavoratore continua a percepire l’integrazione salariale; se insorge in una giornata di lavoro, riceve la prestazione di malattia.

Maternità e congedo parentale

In caso di gravidanza, la lavoratrice sospesa e in godimento dell’integrazione salariale ha diritto, in luogo di tale trattamento, all’indennità giornaliera di maternità obbligatoria: lo prevede l’articolo 24, comma 6, del decreto legislativo n. 151 del 2001.

Per il congedo parentale, invece, non esiste una regola specifica dettata per il contratto di solidarietà: la domanda va presentata al datore di lavoro secondo le regole ordinarie del decreto legislativo n. 151 del 2001.

Contributi, TFR e pensione

Le ore non lavorate in solidarietà non creano buchi contributivi: sono coperte da contribuzione figurativa utile sia al diritto sia alla misura della pensione anticipata e di vecchiaia. Il contributo figurativo, per giunta, si calcola sulla retribuzione globale piena, non sull’80%.

Anche il TFR continua a maturare sulla retribuzione persa: le quote di accantonamento sono a carico della gestione previdenziale e non dell’impresa. L’eccezione riguarda i lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo o nell’ambito di un licenziamento collettivo entro 90 giorni dalla fine del trattamento: in quel caso le quote tornano a carico del datore di lavoro.

Si può lavorare durante il contratto di solidarietà?

Sì. Il lavoratore in solidarietà può svolgere un’altra attività, subordinata o autonoma, e perde l’integrazione soltanto per le giornate effettivamente lavorate. Non è quindi vero che accettare un lavoro fa perdere tutto il trattamento.

C’è però un obbligo che costa caro dimenticare: serve la comunicazione preventiva all’INPS. Senza quella comunicazione il lavoratore decade dal diritto al trattamento e, dal dicembre 2025, deve anche informare immediatamente il datore di lavoro. Vale la stessa logica che si applica a chi lavora mentre percepisce la NASpI.

Quanto costa all’azienda: contributo addizionale e sgravio

Il contratto di solidarietà non è gratis per l’impresa. Chi vi ricorre paga un contributo addizionale calcolato sulla retribuzione persa dai lavoratori, con aliquote che crescono man mano che si consuma il quinquennio mobile.

Le aliquote ordinarie sono del 9% fino a 52 settimane nel quinquennio mobile, del 12% da 53 a 104 settimane e del 15% oltre. Dal 1° gennaio 2025 scendono al 6% e al 9% per i datori di lavoro che non hanno fruito di integrazioni salariali per almeno 24 mesi. Non esiste un’esenzione per la causale solidarietà: l’esonero riguarda altri casi, come le imprese in procedura concorsuale che proseguono l’attività.

Il beneficio contributivo per l'azienda
  • Riduzione contributiva del 35% per ogni lavoratore interessato da una riduzione dell’
  • orario superiore al 20%
  • Riconosciuta per la durata del contratto di solidarietà e comunque non oltre 24 mesi
  • Concessa nei limiti delle risorse del Fondo per l’
  • occupazione, quindi non è automatica
  • Si somma agli altri incentivi solo se le singole discipline lo consentono
  • Contratto di solidarietà: come richiederlo?

    Contratto di solidarietà: come richiederlo con la procedura CIGSonlineIl contratto di solidarietà si stipula con un accordo collettivo aziendale ai sensi dell’articolo 51 del D.Lgs. n. 81 del 2015. Non si segue quindi la procedura di consultazione sindacale prevista per la riorganizzazione e la crisi aziendale: serve un vero e proprio contratto collettivo che stabilisca la riduzione dell’orario per evitare, in tutto o in parte, la dichiarazione di esubero del personale.

    È un’operazione che spetta al datore di lavoro: il singolo lavoratore non presenta alcuna domanda. Dalla data di stipula dell’accordo l’azienda ha sette giorni per presentare la domanda di CIGS.

    La domanda si invia solo per via telematica, tramite la procedura web CIGSonline del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il modulo pubblicato sul sito ministeriale serve esclusivamente per la precompilazione e non può essere usato per inoltrare la domanda: se hai trovato da qualche parte il vecchio modello cartaceo CIGS/SOLID-1, è un documento superato.

    Il Ministero concede il trattamento con un decreto adottato entro 90 giorni dalla presentazione. A quel punto non occorre una seconda domanda all’INPS: l’impresa anticipa l’integrazione in busta paga e la recupera a conguaglio, oppure ne chiede il rimborso, entro sei mesi a pena di decadenza dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza della concessione, o dalla data del decreto se successiva.

    Importante
    Se il Ministero autorizza il pagamento diretto da parte dell’INPS, il datore di lavoro deve inviare all’Istituto i dati per il pagamento entro la fine del secondo mese successivo, sempre a pena di decadenza: oltre quel termine la prestazione resta a suo carico. È il motivo per cui conviene sollecitare l’azienda se il pagamento tarda.

    Gli obblighi del lavoratore

    La procedura è tutta a carico dell’azienda, ma anche il lavoratore ha i suoi obblighi. Chi percepisce l’integrazione salariale deve partecipare alle iniziative di carattere formativo o di riqualificazione previste dall’articolo 25-ter del D.Lgs. n. 148 del 2015.

    La mancata partecipazione senza giustificato motivo comporta sanzioni che vanno dalla decurtazione di una mensilità di trattamento fino alla decadenza dallo stesso. A questo si aggiunge la comunicazione preventiva all’INPS in caso di altro lavoro. Per orientarti tra i percorsi di riqualificazione può esserti utile la guida al Programma GOL.

    Ultimo aggiornamento: 21 settembre 2026. Contenuto allineato al D.Lgs. n. 148 del 2015 e alla circolare INPS n. 4 del 28 gennaio 2026, con il massimale dell’integrazione salariale in vigore nel 2026.

    Altre domande frequenti

    Esperta di bonus e agevolazioni e con esperienza nel mondo della comunicazione. Cristina fa parte del team Il Mio Bonus da ottobre 2022 ed è a vostra disposizione se avete dubbi, domande o curiosità sul tema.


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    La sua richiesta
    • Simone Alessandri

      Sono in contratto di solidarietà, ma i giorni che l’azienda mi chiede di lavorare per motivi familiari non posso essere presente.
      Non ho ferie e permessi.
      Posso chiedere aspettativa non retribuita per quelle ore?

      • Andrea

        Buongiorno signor Alessandri,

        La possibilità di richiedere un periodo di aspettativa non retribuita esiste in linea generale nel nostro ordinamento, indipendentemente dal fatto di essere in contratto di solidarietà. In particolare, la Legge 53/2000 (art. 4) prevede il diritto a richiedere un’aspettativa non retribuita per gravi motivi familiari, da concordare con il datore di lavoro.

        Tenga presente però che:

        1. Il CCNL applicato conta. Le modalità concrete (durata massima, documentazione richiesta, tempistiche di preavviso) dipendono dal contratto collettivo applicato alla Sua azienda, che può prevedere condizioni più favorevoli o procedure specifiche.
        2. Serve l’accordo con l’azienda. Anche quando il diritto è previsto dalla legge o dal CCNL, la richiesta va formalizzata e concordata con il datore di lavoro, che valuterà la compatibilità con le esigenze organizzative.
        3. Non è automaticamente legata al contratto di solidarietà. Il contratto di solidarietà regola la riduzione/sospensione dell’orario con integrazione INPS, ma non incide direttamente sul diritto all’aspettativa, che segue le regole generali del rapporto di lavoro.

        Le consiglio di verificare il testo del CCNL applicato al Suo contratto e di rivolgersi all’ufficio del personale o a un patronato/consulente del lavoro per formalizzare correttamente la richiesta nel Suo caso specifico.

        Un saluto

    • Vito.S.

      Salve, io jo un contrattp part-time a 24 ore settimanali, l’azienda ha poi firmato un accordo sia con i sindacati che con noi riducendo il nostro orario da 24 a 16 ore nel periodo dal 1novembre al 31 marzo. Mi chiedevo se era possibile attivare gli enti bilaterali pagate regolarmente per le ore mancanti senza annullare l’accordo sindacale firmato. Grazie

      • Andrea

        Buongiorno signor Vito,

        la ringrazio per la domanda, che riguarda un aspetto piuttosto tecnico e specifico del suo caso.

        In linea generale, gli enti bilaterali di categoria possono erogare prestazioni integrative previste dai rispettivi regolamenti e dal CCNL applicato (ad esempio a sostegno del reddito in caso di riduzione dell’orario), e si tratta di trattamenti distinti rispetto all’integrazione salariale INPS legata al contratto di solidarietà. L’attivazione di una prestazione dell’ente bilaterale, di per sé, non comporta l’annullamento dell’accordo sindacale già sottoscritto: quest’ultimo resta la base giuridica della riduzione di orario, mentre l’eventuale intervento dell’ente bilaterale si aggiungerebbe come ulteriore forma di sostegno.

        Detto questo, la cumulabilità concreta tra le due prestazioni (integrazione INPS + prestazione dell’ente bilaterale) dipende dal regolamento specifico dell’ente bilaterale del suo settore e dalle clausole dell’accordo sindacale firmato, elementi che non possiamo verificare noi. Le consiglio quindi di:

        1. Contattare l’ente bilaterale di categoria. Chieda direttamente al suo sportello se la prestazione richiesta è compatibile con l’integrazione salariale del contratto di solidarietà già attivo.
        2. Rivolgersi al sindacato firmatario dell’accordo. Potrà confermarle se l’accordo prevede o esclude espressamente l’accesso a prestazioni ulteriori.
        3. Verificare con l’INPS. Tramite il numero 803164 (gratuito da rete fissa) o 06164164 (da cellulare) può avere conferma sulla gestione dell’integrazione salariale nel suo caso specifico.

        Un saluto

    • Maurizio Fenocchio

      Alla scadenza della CDS l’azienda può procedere al licenziamento individuale?

      • Andrea

        Buongiorno signor Fenocchio,

        la domanda che pone riguarda un aspetto delicato di diritto del lavoro, quindi le do le indicazioni generali che possiamo confermare con certezza, rimandandola per il caso concreto a fonti più autorevoli.

        1. Vincoli durante il contratto. Il contratto di solidarietà nasce proprio per evitare i licenziamenti nel periodo di crisi: durante la sua vigenza, l’accordo sindacale stipulato dall’azienda prevede solitamente un impegno a non procedere a licenziamenti per motivi economici legati alla stessa causale che ha portato alla riduzione di orario.
        2. Dopo la scadenza. Terminato il periodo di solidarietà, questo vincolo specifico normalmente decade, salvo che l’accordo aziendale/sindacale non preveda espressamente un periodo di ulteriore “non licenziabilità” successivo alla scadenza (clausola che va verificata caso per caso nel testo dell’accordo). In assenza di tale clausola, l’azienda torna in linea di principio nella facoltà di applicare le ordinarie procedure di licenziamento individuale, nel rispetto delle norme generali (giusta causa, giustificato motivo, eventuale procedura ex art. 7 Statuto dei Lavoratori, ecc.).

        Le consiglio quindi di verificare con attenzione il testo dell’accordo sindacale specifico applicato in azienda, e per la valutazione del suo caso personale di rivolgersi a un consulente del lavoro, a un legale o al sindacato di riferimento, oltre che ai canali INPS (803164 da rete fissa, 06164164 da mobile) per eventuali aspetti previdenziali collegati.

        Un saluto

    • Damian M.

      Salve , Sono un lavoratore metalmeccanico soggetto al contratto di solidarietà difensivo e mi piacerebbe sapere con esattezza la formula per calcolare le ferie e par maturati durante i periodi di solidarietà . Nel specifico caso ultimamente nell’azienda ci facciamo circa 2-3 giornate ( 16-24 ore) al mese di solidarietà a lavoratore . Con la formula esatta posso verificare se i conti delle ferie/par residue sono coretti da parte dell’azienda , vi ringrazio in anticipo

      • Andrea

        Buon pomeriggio,
        per comprendere la formula ipotizziamo che un dipendente lavori 40 ore alla settimana e guadagni 1.600 euro al mese. Se l’azienda riduce il suo orario a part-time (20 ore) e stipula un contratto di solidarietà, lo stipendio si calcola come segue: 1.600 / 2 = 800 euro per il lavoro part-time, a carico dell’impresa.
        Un saluto

    • Aldo Faiella

      Ho 59 anni e 4 mesi, più di 37di contributi versati, lavoro in azienda Tenaris Dalmine ho appuntamento per discutere prepensionamento con accompagnamento, a cosa devo puntare per ottenere il massimo di pensione con contratto di solidarietà?

      • Cristina

        Buongiorno,
        Il contratto di solidarietà non c’entra nulla con il pensionamento, ma è uno strumento usato dalle aziende in accordo con i sindacati per evitare i licenziamenti di massa, continuando a pagare la retribuzione ai suoi dipendenti e una parte è a carico dell’INPS.

        Un saluto!

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