
La pace contributiva 2024-2025 è chiusa: il termine per la domanda è scaduto il 31 dicembre 2025 e, a oggi, non risulta alcuna proroga, quindi nel 2026 non si possono presentare nuove domande. La misura permetteva di riscattare fino a 5 anni di “buchi” nei contributi, cioè periodi in cui non lavoravi e nessuno versava nulla per la tua pensione. In questa guida trovi come funzionava, cosa succede se hai fatto domanda in tempo e quali strade restano aperte per coprire i periodi scoperti.
Cos’è la pace contributiva
Il nome ufficiale è riscatto dei periodi non coperti da contribuzione. Si tratta di una misura sperimentale: dava la possibilità di “comprare” i periodi vuoti della carriera, per esempio un anno senza lavoro tra due contratti, pagando i contributi di tasca propria.
Una volta pagati, quei periodi vengono trattati come periodi di lavoro: contano sia per raggiungere il diritto alla pensione sia per il calcolo dell’assegno. Era pensata per chi non aveva contributi al 31 dicembre 1995, cioè per chi rientra nel sistema contributivo, dove ogni euro versato fa crescere il montante e quindi la pensione, come spieghiamo nella guida ai coefficienti di trasformazione.
La pace contributiva ha avuto due edizioni: la prima per il 2019-2021 e la seconda, reintrodotta dalla legge di bilancio 2024, per il biennio 2024-2025. Le regole non sono identiche, soprattutto sul trattamento fiscale, quindi attenzione alle informazioni vecchie che circolano ancora.
Pace contributiva 2026: si può ancora fare domanda?
No. Secondo l’INPS, la domanda poteva essere presentata dal 1° gennaio 2024 fino al 31 dicembre 2025, termine ultimo per esercitare il riscatto. La legge di bilancio 2026 non ha prorogato la misura e, a oggi, l’INPS non ha pubblicato nessuna riapertura.
Il servizio può ancora comparire sul sito dell’INPS, ma questo non significa che sia aperto: le pagine descrivono le regole della finestra ormai chiusa. Se qualcuno ti propone di presentare oggi una domanda di pace contributiva, sappi che non esiste una nuova finestra.
Importante
Diffida di chi parla di una pace contributiva 2026 già in vigore: oggi non esiste. Un’eventuale riapertura dovrebbe passare da una nuova legge e dalle istruzioni dell’INPS.
Chi poteva chiedere la pace contributiva
La finestra 2024-2025 era riservata a chi aveva tutti e tre questi requisiti:
- essere iscritto all’assicurazione generale obbligatoria (lavoratori dipendenti), alle forme sostitutive ed esclusive, alle gestioni speciali degli autonomi (artigiani, commercianti) o alla Gestione Separata INPS, con almeno un contributo obbligatorio già versato;
- non avere contributi prima del 1° gennaio 1996: chi aveva anche un solo contributo al 31 dicembre 1995 era escluso;
- non essere già titolare di una pensione diretta, in nessuna gestione.
La domanda poteva presentarla l’interessato, ma anche i suoi superstiti oppure i parenti e affini fino al secondo grado. Se a presentarla erano i parenti o gli affini, serviva il consenso dell’interessato: senza, la domanda non veniva accettata. Un titolare di pensione diretta non poteva chiederla per la propria posizione, ma poteva presentarla come superstite per aumentare i contributi della persona deceduta e ottenere la pensione indiretta. Chi riceveva già una pensione ai superstiti (indiretta o di reversibilità), invece, non poteva chiedere il riscatto sulla posizione del defunto.
Quali periodi si potevano riscattare
Si potevano riscattare fino a 5 anni, anche non continuativi. I periodi dovevano rispettare tutte queste condizioni:
- essere successivi al 31 dicembre 1995 e anteriori al 1° gennaio 2024;
- essere periodi in cui non c’era l’obbligo di versare contributi;
- non essere già coperti da contributi obbligatori, figurativi, volontari o da altri riscatti, in nessuna cassa;
- essere compresi tra l’anno del primo e l’anno dell’ultimo contributo accreditato.
Il tetto di 5 anni valeva per ciascuna edizione: chi aveva già usato la pace contributiva 2019-2021 poteva chiedere altri 5 anni con la finestra 2024-2025.
Il limite del primo e dell’ultimo anno
Il conteggio va fatto per anno, non per data. Secondo le istruzioni dell’INPS, il periodo poteva anche essere precedente al primo contributo o successivo all’ultimo, purché cadesse nello stesso anno. Per esempio, se il tuo primo contributo era di giugno 2010, potevi riscattare anche i mesi da gennaio a maggio 2010 (se non erano già coperti), ma non il 2009.
Cosa non rientrava
Non si potevano riscattare i periodi in cui il contributo era dovuto ma non era stato versato, per esempio un lavoro in nero, anche se ormai prescritto. Per questi casi esistono strumenti diversi: la regolarizzazione e la cosiddetta rendita vitalizia, da valutare con l’INPS o con un patronato.
Quanto costava e come si pagava
Il costo non era fisso. Si calcolava con il metodo a percentuale, quello del sistema contributivo: si applicava l’aliquota contributiva della gestione in cui chiedevi il riscatto, in vigore alla data della domanda, ai redditi assoggettati a contributi negli ultimi 12 mesi, rapportati al periodo da riscattare.
In pratica, più erano alti i tuoi redditi recenti e più anni volevi coprire, più alto era l’onere. Per questo l’importo era diverso per ciascuno.
Il pagamento poteva avvenire:
- in un’unica soluzione;
- oppure fino a 120 rate mensili, ciascuna di almeno 30 €, senza interessi.
La rateizzazione non era concessa se i contributi riscattati servivano per ottenere subito una pensione o per essere autorizzati ai contributi volontari. Di regola l’INPS accredita il periodo riscattato al saldo dell’onere; se i pagamenti si interrompono, vale quanto spieghiamo più avanti.
Il vantaggio fiscale e il ruolo del datore di lavoro
Per le domande presentate tra il 2024 e il 2025, l’INPS indica che quanto versato è deducibile dal reddito complessivo di chi lo ha pagato. Essere deducibile significa che l’importo si sottrae dal reddito complessivo su cui si calcolano le imposte, quello che indichi nella dichiarazione dei redditi.
Attenzione a non confondere le due edizioni: la detrazione del 50% in cinque quote annuali valeva solo per la pace contributiva 2019-2021. Per la finestra 2024-2025 non si applica.
Se paga l’azienda
Nel settore privato l’onere poteva essere pagato dal datore di lavoro, anche usando i premi di produzione spettanti al dipendente e sempre con il consenso del lavoratore. In questo caso la somma è deducibile dal reddito d’impresa e da lavoro autonomo di chi la paga e non concorre a formare il reddito del lavoratore.
Se hai fatto domanda entro il 2025 e paghi tu le rate, conserva le ricevute dei versamenti: la somma versata è deducibile dal reddito complessivo.
Ho fatto domanda entro il 2025: cosa succede ora
Il termine del 31 dicembre 2025 riguardava la presentazione della domanda. Chi l’ha inviata in tempo può pagare l’onere in un’unica soluzione o a rate (fino a 120 mensili, ciascuna di almeno 30 €, senza interessi), se la rateizzazione è ammessa. Se i contributi riscattati servono per ottenere subito una pensione, l’importo ancora dovuto va versato in un’unica soluzione.
Ci sono due situazioni da conoscere:
- Se smetti di pagare: secondo l’INPS ti viene comunque accreditato un periodo di contributi corrispondente all’importo già versato. Non perdi quanto pagato, ma copri meno mesi di quelli richiesti.
- Se emergono contributi prima del 1996: se in seguito ti vengono riconosciuti contributi (obbligatori, figurativi o da riscatto) anteriori al 1° gennaio 1996, il riscatto viene annullato d’ufficio e l’INPS restituisce l’onere a chi l’ha pagato, senza interessi.
Per controllare lo stato della pratica e dei pagamenti puoi accedere al sito dell’INPS con SPID, CIE o CNS, chiamare il Contact Center al 803 164 (gratuito da rete fissa) o allo 06 164164 da cellulare, oppure rivolgerti a un patronato.
Le alternative nel 2026 per coprire i buchi contributivi
Con la pace contributiva chiusa, restano alcuni riscatti ordinari che l’INPS prevede per i lavoratori delle gestioni private. Non coprono qualsiasi periodo vuoto, ma solo situazioni precise:
- Corso di laurea: il riscatto della laurea copre gli anni del corso legale e si può pagare anche a rate (fino a 120) senza interessi.
- Lavori discontinui, stagionali o temporanei: si possono riscattare i periodi vuoti tra un contratto e l’altro.
- Part-time: si possono riscattare i periodi di non attività legati a un contratto part-time.
- Lavoro all’estero: si possono riscattare i periodi di lavoro dipendente svolti fuori dall’Italia.
- Maternità fuori dal rapporto di lavoro: si possono riscattare i periodi di assenza facoltativa per maternità che cadono fuori da un rapporto di lavoro.
- Servizio civile volontario: si possono riscattare i periodi di servizio civile volontario svolti dal 2009 in poi.
Se invece hai smesso di lavorare e vuoi continuare a far crescere la pensione, l’altra strada sono i versamenti volontari, che richiedono l’autorizzazione dell’INPS e un minimo di contributi già versati. Se hai contributi sparsi in più casse, valuta anche la ricongiunzione dei contributi: non copre i periodi vuoti, ma riunisce in un’unica gestione i contributi versati in gestioni diverse.
Importante
Ogni strumento ha requisiti e costi propri: prima di pagare un riscatto, chiedi all’INPS o a un patronato una simulazione di quanto aumenterebbe la pensione e di quando potresti andarci.
Come trovare i buchi nel tuo estratto conto
Il primo passo, qualunque strada tu scelga, è sapere dove mancano i contributi. Puoi farlo così:
- accedi al Fascicolo previdenziale del cittadino sul sito dell’INPS e apri l’estratto conto contributivo;
- controlla anno per anno se ci sono periodi vuoti o settimane mancanti;
- se trovi errori, per esempio un lavoro che non compare, segnalali all’INPS: si tratta di contributi dovuti, non di un riscatto;
- se sei vicino alla pensione, puoi chiedere alla sede INPS l’estratto conto certificativo, che ha valore legale.
Conoscere i tuoi anni di contributi ti serve anche per capire quando potrai lasciare il lavoro, con la pensione di vecchiaia o con la pensione anticipata. Se la pensione futura sarà bassa, tieni presente anche l’assegno sociale e le agevolazioni per gli over 65.
Attenzione
Le informazioni di questa guida si basano sulle istruzioni dell’INPS per la pace contributiva 2024-2025, il cui termine per la domanda è scaduto il 31 dicembre 2025. Per la tua situazione personale e per conoscere eventuali novità rivolgiti all’INPS o a un patronato.