Vuoi sapere a quali bonus e detrazioni puoi avere diritto con la tua famiglia?
Fai la simulazione

Un familiare è fiscalmente a carico quando guadagna così poco da non superare il limite di reddito fissato dal Fisco: in quel caso chi lo mantiene può avere diritto a una detrazione, cioè pagare meno IRPEF. È una delle voci più importanti della dichiarazione dei redditi e anche uno dei temi del glossario fiscale cambiati di più negli ultimi anni. In questa guida trovi chi può essere a carico nel 2026, i limiti di reddito, quanto valgono le detrazioni per coniuge, figli e genitori e come chiederle.
Chi sono i familiari a carico
Per il Fisco un familiare a carico è una persona che fa parte della tua famiglia e che nell’anno ha un reddito complessivo molto basso, sotto una soglia fissa. Se questa condizione c’è, tu che lo mantieni puoi avere diritto a una detrazione IRPEF: una somma che viene sottratta dalle imposte che dovresti pagare.
Le detrazioni per familiari a carico oggi riguardano tre gruppi di persone:
- il coniuge non legalmente ed effettivamente separato (vale anche per la parte di un’unione civile);
- i figli, ma la detrazione spetta solo in alcune fasce di età, perché per i più piccoli c’è l’Assegno Unico Universale;
- gli ascendenti conviventi, cioè genitori e nonni che vivono con te.
Attenzione a non confondere il familiare a carico con il nucleo familiare dell’ISEE: sono due concetti diversi. Il primo è una regola fiscale che serve a pagare meno IRPEF, il secondo misura la situazione economica della famiglia per accedere ai bonus. Un figlio può far parte del tuo nucleo ISEE senza essere fiscalmente a carico, e viceversa.
Per coniuge e figli la convivenza non è richiesta: devi vivere insieme solo ai genitori e nonni che metti a carico.
Il limite di reddito: 2.840,51 € o 4.000 €
Il requisito che decide tutto è il reddito del familiare. Per essere a carico, il suo reddito complessivo dell’anno non deve superare:
| Chi |
Limite di reddito annuo |
| Figli fino a 24 anni |
4.000 € |
| Figli dai 25 anni in su |
2.840,51 € |
| Coniuge |
2.840,51 € |
| Genitori e nonni conviventi |
2.840,51 € |
Il limite si calcola sui redditi lordi e va controllato sull’intero anno: se tuo figlio trova lavoro a settembre e in quattro mesi supera i 4.000 €, per quell’anno non è più a carico, nemmeno per i mesi precedenti. Nel conto entrano anche i redditi che non passano dall’IRPEF ordinaria, come gli affitti tassati con la cedolare secca e i guadagni dei lavoratori autonomi in regime forfettario.
Non contano invece le somme esenti da IRPEF: per esempio l’Assegno Unico o le prestazioni di invalidità civile non fanno superare la soglia.
Figli a carico: la detrazione dai 21 ai 29 anni
Oggi la detrazione per i figli a carico spetta solo in due casi. Dal 1° gennaio 2025 puoi averla per i figli:
- dai 21 anni compiuti fino ai 29 anni (cioè sotto i 30);
- di qualsiasi età dai 30 anni in su, se hanno una disabilità accertata secondo la Legge 104.
Per i figli sotto i 21 anni la detrazione non esiste più dal marzo 2022, quando è arrivato l’Assegno Unico: il sostegno per loro passa dall’INPS con un assegno mensile.
Valgono allo stesso modo i figli nati fuori dal matrimonio e riconosciuti, quelli adottivi, affiliati e affidati e i figli conviventi del coniuge deceduto. La detrazione teorica è di 950 € per ogni figlio, ma si riduce man mano che il tuo reddito sale e si azzera a 95.000 €. Se hai più figli che danno diritto alla detrazione, la soglia di 95.000 € aumenta di 15.000 € per ogni figlio dopo il primo.
Importante
Anche se per un figlio sotto i 21 anni non spetta più la detrazione, se rispetta il limite di reddito resta fiscalmente a carico: devi indicarlo lo stesso in dichiarazione per poter detrarre le spese che sostieni per lui, come quelle mediche o scolastiche.
Come si divide tra i genitori
Di regola la detrazione per i figli si divide al 50% tra i genitori non separati. In alternativa, se sono d’accordo, può andare per intero al genitore con il reddito più alto, che così la sfrutta meglio. Se uno dei due genitori è fiscalmente a carico dell’altro, la detrazione va tutta a quest’ultimo.
In caso di separazione o divorzio, salvo accordi diversi, la detrazione spetta al genitore affidatario; con l’affidamento congiunto si divide a metà. Per approfondire gli aiuti pensati per queste situazioni leggi la guida al bonus genitori separati.
Coniuge a carico: quanto vale la detrazione
Per il coniuge a carico la detrazione arriva fino a 800 € e cambia in base al tuo reddito complessivo, secondo tre fasce:
| Tuo reddito complessivo |
Detrazione per il coniuge |
| Fino a 15.000 € |
Da 800 € a 690 €, scende man mano che il reddito sale |
| Da 15.000 € a 40.000 € |
690 € fissi |
| Da 40.000 € a 80.000 € |
Da 690 € a 0 €, scende man mano che il reddito sale |
| Oltre 80.000 € |
Nessuna detrazione |
Nella fascia centrale sono previste anche delle piccole maggiorazioni, da 10 € a 30 €, per chi ha un reddito tra 29.000 € e 35.200 €. Non è necessario che il coniuge viva con te: conta solo che non siate legalmente ed effettivamente separati e che il suo reddito resti sotto i 2.840,51 €.
Hai familiari a carico? Scopri anche quali bonus puoi chiedere in base al tuo ISEE
Scopri i tuoi bonus
Genitori e altri familiari: chi resta a carico dal 2025
Fino al 2024 potevi considerare a carico anche il coniuge separato, fratelli e sorelle, suoceri, generi, nuore e nipoti in linea diretta, se vivevano con te o se versavi loro gli alimenti non stabiliti dal giudice. Dal 1° gennaio 2025 non è più così: tra gli “altri familiari” la detrazione resta solo per gli ascendenti conviventi, cioè i tuoi genitori e nonni che abitano con te.
Per ciascuno di loro la detrazione teorica è di 750 €, che si riduce man mano che il tuo reddito sale e si azzera a 80.000 €. Se più persone convivono con lo stesso ascendente e ne hanno diritto (per esempio due fratelli che vivono entrambi con la madre), la detrazione si divide in parti uguali tra loro.
Attenzione
Dal 2025, se non sei cittadino italiano, di un Paese dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo, non puoi avere le detrazioni per il coniuge, i figli e gli ascendenti che risiedono all’estero. Restano invece quelle per i familiari che vivono in Italia. Se è il tuo caso, verifica la tua situazione con un CAF prima di presentare la dichiarazione.
Quanto spetta: esempi di calcolo
Le detrazioni per figli e ascendenti si calcolano con una formula semplice: si moltiplica l’importo teorico per una frazione che dipende dal tuo reddito. Per un figlio la frazione è (95.000 meno il tuo reddito) diviso 95.000; per un genitore convivente è (80.000 meno il tuo reddito) diviso 80.000. Ecco qualche esempio concreto:
| Situazione |
Tuo reddito |
Detrazione annua |
| Un figlio di 25 anni a carico, detrazione per intero |
35.000 € |
600 € |
| Lo stesso figlio, detrazione divisa al 50% |
35.000 € |
300 € a testa |
| Madre convivente a carico |
30.000 € |
468,75 € |
| Coniuge a carico |
20.000 € |
690 € |
| Coniuge a carico |
60.000 € |
345 € |
Tutte le detrazioni si calcolano a mesi: se un familiare è a carico solo per una parte dell’anno (per esempio perché ti sei sposato a luglio), la detrazione spetta solo per i mesi in cui la condizione c’era. E ricorda che una detrazione riduce l’imposta ma non la trasforma in un credito: se l’IRPEF da pagare è già zero, la parte in eccesso si perde. Per chi ha redditi bassi da lavoro dipendente può esserci invece il trattamento integrativo.
Come chiedere le detrazioni per familiari a carico
Il modo per ottenerle dipende da chi ti paga lo stipendio o la pensione. Nella maggior parte dei casi puoi scegliere tra averle ogni mese o una volta l’anno in dichiarazione.
- Se sei lavoratore dipendente: consegni al datore di lavoro il modulo per le detrazioni, con i codici fiscali dei familiari. Da quel momento le trovi in busta paga, mese per mese. Il modulo va rifatto solo se qualcosa cambia.
- Se sei pensionato: le chiedi all’INPS con il servizio online dedicato alle detrazioni fiscali, entrando con SPID, CIE o CNS, oppure tramite un patronato o un CAF.
- In tutti gli altri casi (o se non le hai chieste durante l’anno): le indichi nel prospetto dei familiari a carico del modello 730 o del modello Redditi Persone Fisiche.
Le detrazioni che il datore di lavoro o l’INPS ti hanno già riconosciuto compaiono nella Certificazione Unica. Se il familiare ha superato il limite di reddito durante l’anno, avvisa subito chi ti paga: altrimenti la detrazione ricevuta in più ti verrà recuperata con il conguaglio di fine anno o, se non è avvenuto in tempo, tramite la dichiarazione dei redditi.
Gli errori più comuni da evitare
Prima di inviare la dichiarazione all’Agenzia delle Entrate, controlla di non essere caduto in uno di questi errori:
- Dimenticare i piccoli redditi: un tirocinio, un lavoro stagionale o un affitto possono bastare per superare i 2.840,51 € o i 4.000 €.
- Chiedere la detrazione per un figlio sotto i 21 anni: per lui c’è l’Assegno Unico, non la detrazione.
- Inserire fratelli, suoceri o il coniuge separato: dal 2025 non danno più diritto alla detrazione.
- Dividere male la detrazione tra genitori: le percentuali indicate dai due genitori devono essere coerenti tra loro (50% ciascuno, oppure 100% a uno solo).
Se hai figli piccoli, l’aiuto principale arriva ora dall’Assegno Unico, che si chiede all’INPS: trovi gli altri sostegni disponibili nella pagina sui bonus per la famiglia.