Il lavoratore autonomo è chi svolge un lavoro in proprio, senza un datore di lavoro. Se lo sei o stai pensando di diventarlo, ecco le tipologie, quando serve la Partita IVA, come funzionano il regime forfettario e la pensione e quali aiuti per il lavoro autonomo sono ancora attivi, come l’ISCRO.
Chi è il lavoratore autonomo?
Il lavoratore autonomo è chi svolge la propria attività in autonomia, senza un rapporto di subordinazione con un datore di lavoro: offre prodotti o servizi ai propri committenti (i clienti) in cambio di un compenso, nei tempi e nei modi concordati.
Essere un lavoratore autonomo non vuol dire soltanto costituire un’impresa. Tra i lavoratori autonomi rientrano anche i liberi professionisti, gli artigiani, i commercianti e chi svolge un lavoro autonomo occasionale.
Le caratteristiche tipiche del lavoro autonomo sono:
- nessun rapporto di subordinazione con un datore di lavoro;
- quasi sempre una Partita IVA;
- il rischio d’impresa a proprio carico;
- un guadagno che dipende dal lavoro effettivamente svolto e venduto.
Lavoratori autonomi: quali sono le tipologie?
I lavoratori autonomi possono rientrare in quattro tipologie, che cambiano soprattutto per regole e contributi.
Professionista iscritto a un albo
Molti professionisti, per esercitare, devono obbligatoriamente iscriversi a un albo professionale, come avvocati, medici e ingegneri. Molte di queste professioni hanno anche una propria cassa previdenziale di categoria, a cui si versano i contributi.
Importante
Per molte professioni regolamentate, l’iscrizione all’albo richiede il superamento dell’esame di Stato di abilitazione: solo dopo averlo superato si può esercitare quella professione.
Professionista iscritto alla Gestione separata
Non tutte le professioni hanno un albo e una cassa propria. Per le cosiddette professioni non regolamentate (fotografi, web designer, grafici e simili) l’INPS ha istituito la Gestione separata: per questi professionisti l’iscrizione è obbligatoria per versare i contributi previdenziali.
Artigiani e commercianti
Gli artigiani e i commercianti sono lavoratori autonomi con Partita IVA che svolgono un’attività d’impresa: si iscrivono al Registro delle imprese della Camera di commercio e versano i contributi alla gestione Artigiani o Commercianti dell’INPS.
Lavoratore autonomo occasionale
Il lavoratore autonomo occasionale è l’unica figura per cui la Partita IVA non è necessaria: come dice il nome, svolge un’attività occasionale. Ne parliamo più sotto, nella sezione dedicata.
Come diventare lavoratore autonomo: la Partita IVA
Per chi lavora in proprio in modo stabile, il primo passo è di solito l’apertura della Partita IVA: serve per emettere fatture e gestire tasse e contributi.
La
Partita IVA è un
codice numerico di 11 cifre che identifica il suo titolare in modo univoco. Serve per
emettere le fatture e per i rapporti con l’
Agenzia delle Entrate.
Se stai ricevendo l’indennità di disoccupazione e pensi di metterti in proprio, leggi prima la guida su NASpI e Partita IVA.
Lavoratore autonomo senza Partita IVA
Lavoro autonomo con o senza Partita IVA? Puoi lavorare senza Partita IVA solo se l’attività è davvero occasionale, cioè come lavoratore autonomo occasionale.
La soglia dei 5.000 euro che si sente spesso citare non è un limite per lavorare senza Partita IVA: è la franchigia contributiva. I primi 5.000 euro annui di compensi sono esenti dai contributi; superata questa soglia scatta l’iscrizione alla Gestione separata INPS.
Attenzione
Senza Partita IVA, al posto della fattura si emette una ricevuta con ritenuta d’acconto del 20%: il committente, se è sostituto d’imposta, la trattiene dal compenso e la versa all’Agenzia delle Entrate. Un committente privato che non è sostituto d’imposta non la applica.
Le tasse del lavoratore autonomo: forfettario o regime ordinario
Con la Partita IVA scegli anche il regime fiscale. Le strade principali sono due: il regime forfettario, agevolato, e il regime ordinario.
Regime forfettario
Il regime forfettario è il regime agevolato pensato per le piccole attività. Per restarci, i ricavi o compensi non devono superare gli 85.000 euro annui (fino al 2022 il tetto era di 65.000 euro).
- Se superi gli 85.000 euro, esci dal forfettario dall’anno successivo.
- Se superi i 100.000 euro, l’uscita è immediata, dallo stesso anno in cui superi la soglia, e dall’operazione che fa sforare il limite è dovuta anche l’IVA.
- Chi ha anche redditi da lavoro dipendente o assimilati può accedere al forfettario solo se non superano i 35.000 euro (limite valido per il 2025 e il 2026; in via ordinaria è di 30.000 euro).
Per le nuove attività, con determinati requisiti (tra cui non aver svolto un’attività nei tre anni precedenti), l’imposta sostitutiva scende al 5% per i primi 5 anni.
Regime ordinario e contabilità semplificata
Chi è in regime ordinario può tenere la contabilità semplificata, meno costosa, finché i ricavi annui non superano:
- 500.000 euro per le attività che erogano servizi;
- 800.000 euro per le altre attività.
Prima del 2023 questi limiti erano di 400.000 e 700.000 euro. Oltre le soglie si passa alla contabilità ordinaria, con più costi e adempimenti.
Flat tax incrementale: era solo per il 2023
Se ne hai sentito parlare, sappi che la flat tax incrementale valeva solo per il 2023: un’imposta sostitutiva del 15% sulla parte di reddito 2023 che superava il reddito più alto del triennio 2020-2022, diminuita di un importo pari al 5% di quest’ultimo, con una base massima di 40.000 euro. Non si applicava ai forfettari e, per ora, non è stata prorogata.
Bonus e aiuti per i lavoratori autonomi
Tra le misure nazionali di cui parliamo qui, l’ISCRO è quella ancora attiva; gli altri bonus degli ultimi anni sono chiusi.
ISCRO: l’indennità per le Partite IVA con un calo di reddito
L’ISCRO (Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa) è un’indennità dell’INPS per i titolari di Partita IVA iscritti alla Gestione separata che hanno avuto un calo di reddito. Funziona in parte come una cassa integrazione per gli autonomi. Secondo l’INPS, dal 1° gennaio 2024 è una misura a regime.
I requisiti principali sono:
- reddito da lavoro autonomo dell’anno precedente alla domanda inferiore al 70% della media dei due anni precedenti a quello;
- reddito non superiore a 12.000 euro, cifra rivalutata ogni anno in base all’inflazione;
- Partita IVA attiva da almeno tre anni;
- regolarità contributiva;
- non essere titolare di pensione diretta né iscritto ad altre forme di previdenza obbligatoria.
L’importo è pari al 25%, su base semestrale, della media dei redditi da lavoro autonomo dei due anni precedenti all’anno prima della domanda, con un minimo di 250 euro e un massimo di 800 euro al mese, per 6 mesi. Per esempio, per una domanda presentata nel 2026 la media si calcola sui redditi del 2023 e del 2024, e il calo si misura sul 2025.
Bonus 200 e 150 euro: misure del 2022, ormai chiuse
Il Bonus 200 euro, o indennità contro il carovita, era un’indennità “una tantum” del 2022, rivolta anche ai lavoratori autonomi che nel 2021 avevano un reddito complessivo non superiore a 35.000 euro. Per chi non superava i 20.000 euro diventava di 350 euro: il cosiddetto Bonus 150 euro non era una misura separata, ma un aumento della stessa indennità.
Per le Partite IVA la domanda si presentava online fino al 30 novembre 2022: oggi è chiusa. Nel 2022 i due bonus sono stati riconosciuti anche agli autonomi occasionali senza Partita IVA e agli incaricati alle vendite a domicilio iscritti alla Gestione separata: ne parliamo nella guida sul Bonus 200 euro per autonomi senza Partita IVA.
Bonus autonomi Emilia Romagna (alluvione 2023)
Il Bonus autonomi Emilia Romagna era un’indennità per lavoratori autonomi e professionisti che avevano dovuto sospendere l’attività per le alluvioni di maggio 2023. Valeva 500 euro per ogni periodo di sospensione di massimo 15 giorni, fino a 3.000 euro in tutto, per i periodi compresi tra il 1º maggio e il 31 agosto 2023: era legata a quell’emergenza e riguardava solo quei periodi del 2023.
Quanto prende di pensione un lavoratore autonomo?
Non esiste una cifra unica: quanto prende di pensione un lavoratore autonomo, anche un artigiano o un commerciante, dipende da diverse variabili, come per i dipendenti:
- il montante contributivo, cioè la somma dei contributi versati nel corso della carriera;
- il coefficiente di trasformazione legato all’età in cui si va in pensione.
Conta anche la gestione o cassa previdenziale a cui sei iscritto. A seconda della categoria, un lavoratore autonomo versa i contributi a:
- la Gestione separata INPS;
- la Gestione Artigiani e Commercianti INPS;
- una Cassa di previdenza di categoria.
Importante
Le Casse di categoria hanno autonomia gestionale e propri criteri per contributi e pensioni. Per le gestioni INPS, invece, le soglie vengono aggiornate ogni anno: per Artigiani e Commercianti il reddito minimo su cui si calcolano i contributi, per la Gestione separata il massimale di reddito.
Se in passato hai avuto buchi contributivi, valuta anche i contributi volontari INPS e i requisiti della pensione di vecchiaia.
Ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2026. Regole verificate per il 2026 su forfettario, contabilità semplificata e ISCRO; i bonus 200 e 150 euro e il bonus alluvione Emilia Romagna sono misure del passato (2022 e 2023).