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La malattia professionale è una malattia contratta a causa del lavoro che svolgi, ad esempio per il rumore, i movimenti ripetuti o le sostanze nocive: a differenza dell’infortunio, la causa agisce lentamente e progressivamente nel tempo. Se viene riconosciuta, l’Inail può pagarti un’indennità giornaliera mentre non puoi lavorare e, se resta un danno permanente, un indennizzo o una rendita. Ma i termini sono stretti: hai 15 giorni per avvisare il datore di lavoro e 3 anni per far valere i tuoi diritti. Ecco come funzionano le tabelle, la denuncia e le prestazioni.
Cos’è una malattia professionale e in cosa è diversa dall’infortunio
Per l’Inail, la malattia professionale è un’infermità contratta nell’esercizio e a causa del rischio legato alla lavorazione che svolgi. La differenza con l’infortunio sta nel modo in cui agisce la causa: nell’infortunio è violenta e concentrata nel tempo (una caduta, un taglio, un urto), nella malattia professionale agisce lentamente e progressivamente sul tuo organismo.
Pensa all’operaio esposto per anni al rumore di un macchinario che inizia a sentire meno, o all’addetta alla catena di montaggio che sviluppa un dolore cronico al polso. In questi casi non c’è un singolo episodio da denunciare, ma un danno che si è accumulato giorno dopo giorno. Se invece ti sei fatto male in un momento preciso, la guida giusta è quella sull’infortunio sul lavoro, che ha regole e termini propri.
Attenzione a non confondere la malattia professionale con la normale indennità di malattia INPS: quella copre le malattie comuni, mentre qui a pagare è l’Inail, con percentuali e procedure diverse.
Chi è assicurato all’Inail contro le malattie professionali
La tutela riguarda chi svolge un’attività considerata a rischio dalla legge. Sono assicurati:
- i lavoratori dipendenti addetti ad attività protette dalla legge;
- gli artigiani e i lavoratori autonomi dell’agricoltura;
- i collaboratori coordinati e continuativi (i cosiddetti parasubordinati).
Se sei un lavoratore autonomo con partita IVA che non rientra in queste categorie, verifica la tua posizione prima di dare per scontata la copertura. Un punto a tuo favore, se sei un lavoratore dipendente: puoi avere diritto alle prestazioni Inail anche se il datore di lavoro non ha adempiuto ai suoi obblighi di legge. La denuncia della malattia, però, resta necessaria, come vedrai più avanti.
Malattie tabellate e non tabellate: perché fa la differenza
Il sistema italiano è definito “misto”: alcune malattie sono elencate in apposite tabelle, tutte le altre possono essere riconosciute lo stesso, ma con maggiori difficoltà. Sapere in quale caso ricadi ti dice quanto sarà difficile ottenere il riconoscimento.
Le tabelle dell’industria e dell’agricoltura
Le tabelle sono due: una per l’industria, con 81 voci, e una per l’agricoltura, con 21 voci. Ogni voce indica la malattia, la lavorazione che la provoca e il periodo massimo di indennizzabilità dalla cessazione di quella lavorazione. Le tabelle sono state aggiornate dal Ministero del Lavoro nel 2023 e valgono per le malattie denunciate dal 19 novembre 2023.
Per le malattie tabellate vale la presunzione legale d’origine, purché siano accertate insieme tre condizioni:
- hai la patologia indicata in tabella;
- sei stato addetto in modo abituale e sistematico alla lavorazione indicata;
- la malattia si è manifestata entro il periodo massimo di indennizzabilità.
In questo caso non devi dimostrare il nesso causale tra lavoro e malattia. L’Inail può superare la presunzione solo dimostrando, ad esempio, che non sei stato esposto all’agente nocivo o che la causa è esclusivamente extralavorativa.
Le malattie non tabellate: la prova tocca a te
Una malattia che non compare nelle tabelle, o che compare ma è legata a una lavorazione diversa da quella indicata, può essere riconosciuta lo stesso: questa possibilità esiste dal 1988, dopo una sentenza della Corte costituzionale. La differenza è che qui sei tu a dover provare l’origine professionale della malattia: servono documentazione sanitaria, descrizione delle mansioni e, se possibile, dati sull’esposizione al rischio nel tuo ambiente di lavoro.
Se la tua malattia non è tabellata, raccogli fin da subito tutto quello che dimostra la tua esposizione: contratti e lettere che indicano la mansione, documenti sulla sicurezza aziendale, cartelle cliniche e referti degli accertamenti.
L’elenco delle malattie da segnalare non è una tabella
Esiste anche un elenco delle malattie professionali con obbligo di denuncia da parte del medico, suddiviso in tre liste di malattie di probabile e di possibile origine lavorativa. Serve a monitorare le patologie in vista delle future revisioni delle tabelle: trovarci la tua malattia non ti dà la presunzione d’origine che invece ti danno le tabelle.
Le malattie professionali più denunciate e alcune voci delle tabelle
Secondo i dati provvisori Inail sul 2025, il gruppo più denunciato è quello delle malattie dell’apparato osteomuscolare e del tessuto connettivo: 64.015 denunce, pari a oltre tre quarti del totale (75,4%), in aumento del 10,9% rispetto alle 57.744 dell’anno precedente.
Ecco come compaiono nelle tabelle alcune patologie molto note:
| Malattia |
Dove compare |
Periodo massimo dalla cessazione della lavorazione |
| Sindrome del tunnel carpale (sovraccarico biomeccanico dell’arto superiore) |
Tabella industria e tabella agricoltura |
2 anni |
| Ipoacusia da rumore |
Tabella industria (presente anche in agricoltura) |
4 anni nell’industria |
| Mesotelioma e altre malattie da amianto |
Solo tabella industria |
Illimitato |
Il periodo massimo conta molto: se la malattia si manifesta oltre quel termine, non perdi ogni possibilità, ma non hai più la presunzione d’origine e devi provare tu il legame con il lavoro, come per le malattie non tabellate.
Come si denuncia una malattia professionale, passo dopo passo
La procedura coinvolge tre soggetti: il medico, il lavoratore e il datore di lavoro. Ognuno ha un compito e un termine preciso.
- Il certificato medico. Il medico che ti presta la prima assistenza, qualsiasi medico (anche in una struttura del Servizio sanitario nazionale), rilascia il certificato di malattia professionale e lo trasmette all’Inail esclusivamente per via telematica.
- La tua comunicazione al datore di lavoro, entro 15 giorni. Devi comunicare la malattia al datore entro 15 giorni dalla sua manifestazione, inviandogli i riferimenti del certificato telematico (numero identificativo e data di rilascio) o, se non li hai, una copia del certificato.
- La denuncia del datore all’Inail, entro 5 giorni. Il datore di lavoro deve inoltrare la denuncia all’Inail per via telematica entro 5 giorni dalla tua comunicazione, indicando i riferimenti del certificato già trasmesso dal medico.
Importante
Se non rispetti i 15 giorni, perdi il diritto all’indennizzo per il periodo precedente alla denuncia. Di regola la malattia si considera “manifestata” il primo giorno di astensione completa dal lavoro; se la malattia non ti costringe a fermarti dal lavoro, il giorno in cui un fatto (di solito gli accertamenti di un medico o di un ospedale) ti rende consapevole di avere una malattia di probabile origine professionale.
Ci sono due casi in cui puoi muoverti da solo:
- se non svolgi più attività lavorativa, ad esempio perché sei in pensione, puoi presentare la domanda di riconoscimento direttamente all’Inail, anche con l’assistenza di un patronato;
- se il datore di lavoro non invia la denuncia, puoi presentarla tu stesso all’Inail.
Per i servizi online dell’Inail ti serve un’identità digitale: SPID, Carta d’identità elettronica oppure Carta nazionale dei servizi.
Quanto paga l’Inail per una malattia professionale
In sintesi: se la malattia ti impedisce di lavorare, l’Inail ti paga un’indennità giornaliera pari al 60% della retribuzione (75% dal 91° giorno); se lascia un danno permanente almeno del 6%, un indennizzo in capitale o una rendita. Vediamo i dettagli.
L’indennità giornaliera mentre non puoi lavorare
Se la malattia ti costringe ad astenerti completamente dal lavoro, l’Inail ti paga l’indennità giornaliera per inabilità temporanea assoluta. Spetta dal quarto giorno successivo alla manifestazione della malattia, compresi i festivi, e vale:
- il 60% della retribuzione media giornaliera fino al 90° giorno;
- il 75% dal 91° giorno fino alla guarigione clinica.
La retribuzione media giornaliera si calcola sui 15 giorni precedenti l’evento. Questa indennità è soggetta a IRPEF: la trattenuta la fa direttamente l’Inail, che ti rilascia la certificazione fiscale da usare nella dichiarazione dei redditi.
L’indennizzo per il danno biologico: capitale o rendita
Se la malattia lascia una menomazione dell’integrità psicofisica, per le malattie professionali denunciate dal 25 luglio 2000 l’Inail la indennizza a partire dal 6%:
| Grado di menomazione |
Cosa ti spetta |
Tasse |
| Dal 6% al 15% |
Indennizzo in capitale, pagato in un’unica soluzione |
Non soggetto a IRPEF |
| Dal 16% al 100% |
Rendita, con una quota per il danno biologico e una per le conseguenze sulla capacità di produrre reddito |
Non soggetta a IRPEF |
Il grado lo stabilisce l’Inail con i propri accertamenti medico-legali. Se la malattia professionale ha ridotto molto la tua capacità di lavoro, valuta anche le prestazioni dell’INPS, come l’assegno ordinario di invalidità o la pensione di inabilità, che hanno requisiti propri: prima di chiederle, fatti spiegare da un patronato come si combinano con quanto ti paga l’Inail.
Se la malattia è mortale: rendita ai superstiti e assegno una tantum
Se il lavoratore muore a causa della malattia professionale, i familiari possono avere diritto alla rendita ai superstiti, alle condizioni che l’Inail verifica caso per caso: possono riceverla il coniuge o l’unito civilmente e i figli e, in loro mancanza, i genitori o i fratelli e le sorelle. Per sapere se la tua famiglia rientra, rivolgiti all’Inail o a un patronato. È una prestazione diversa dalla pensione di reversibilità dell’INPS.
Si aggiunge l’assegno una tantum in caso di morte, che dal 1° luglio 2026 vale 12.515,64 € e non è soggetto a IRPEF. Spetta ai superstiti che hanno diritto alla rendita oppure a chi dimostra di aver sostenuto le spese funerarie. Anche la rendita ai superstiti non è tassata.
Se la malattia peggiora: la revisione della rendita
Le malattie professionali spesso evolvono nel tempo. Per questo puoi chiedere la revisione della rendita in caso di aggravamento (e l’Inail può disporla in caso di miglioramento) entro 15 anni dalla data di decorrenza della rendita da malattia professionale, contro i 10 anni previsti per l’infortunio.
La legge fissa anche i tempi: la prima revisione si può chiedere dopo almeno sei mesi dalla fine dell’inabilità temporanea (o, se non c’è stata, dopo un anno dalla manifestazione della malattia), e le successive non possono essere richieste a distanza inferiore a un anno l’una dall’altra.
Attenzione
Se ti hanno riconosciuto anche un’
invalidità civile o i benefici della
Legge 104, ricordati che sono percorsi separati dall’Inail: ogni ente valuta la tua situazione con i propri criteri.
Entro quando chiedere: la prescrizione di 3 anni
Il diritto alle prestazioni Inail si prescrive in 3 anni dal giorno in cui la malattia si è manifestata (per l’Inail, anche da quando è stata diagnosticata). Il termine resta sospeso mentre l’Inail esamina la pratica, fino a un massimo di 150 giorni: per questo, in caso di ricorso in tribunale, l’Inail indica un termine complessivo di 3 anni più 150 giorni.
Non aspettare l’ultimo momento: una malattia professionale che si manifesta dopo la pensione si può denunciare lo stesso (se è tabellata, entro il periodo massimo indicato in tabella; altrimenti dovrai provare il legame con il lavoro), ma raccogliere le prove sull’esposizione diventa più difficile con il passare degli anni.
Se l’Inail respinge la domanda: opposizione e ricorso
Se l’Inail non riconosce la malattia o ti assegna un grado che ritieni troppo basso, hai due strade, una dopo l’altra:
- Opposizione amministrativa, da presentare all’Inail entro 60 giorni dal ricevimento del provvedimento che contesti. In questa fase puoi farti assistere gratuitamente da un patronato.
- Ricorso al giudice del lavoro, se l’Inail respinge l’opposizione o non risponde entro 60 giorni. Il ricorso si presenta con l’assistenza di un avvocato: se hai un reddito basso, verifica se puoi accedere al gratuito patrocinio.
Aggiornamenti di questa guida
7 ottobre 2026: pubblicazione della guida, con le tabelle delle malattie professionali in vigore dal 19 novembre 2023, i termini di denuncia, le prestazioni Inail e l’importo dell’assegno una tantum in vigore dal 1° luglio 2026.