Disabili

Legge 68/99: chi sono le categorie protette, come iscriversi al collocamento mirato e quali diritti hai nel 2026

Il 14 Settembre 2026 da Cristina - 19 minuti di lettura
Non sai quali aiuti puoi chiedere con il tuo verbale di invalidità? Rispondi a poche domande e scopri le misure per cui rientri.
Scopri gli aiuti

Legge 68/99 e categorie protette: lavoratore con disabilità alla scrivania del suo ufficio

La legge 68/99 è la norma che riserva una parte dei posti di lavoro alle persone con disabilità e ad altre categorie protette, e che affida ai servizi pubblici il compito di far incontrare domanda e offerta attraverso il collocamento mirato. Se hai un verbale di invalidità civile o un altro riconoscimento fra quelli previsti, è utile sapere come funziona: l’iscrizione negli elenchi è gratuita, apre la strada alle assunzioni obbligatorie e ai concorsi riservati, e si somma alle altre agevolazioni per le persone con disabilità. Qui trovi chi rientra, come iscriverti, come si forma la graduatoria e che cosa succede alle prestazioni INPS quando inizi a lavorare.

Che cos’è la legge 68/99 e perché si chiama collocamento mirato

La legge 12 marzo 1999, n. 68 ha sostituito il vecchio collocamento obbligatorio con un’idea diversa: non basta obbligare le aziende ad assumere un certo numero di persone con disabilità, bisogna anche valutare le capacità di ciascuno e portarlo dove quelle capacità servono davvero. Da qui il nome collocamento mirato: il servizio pubblico analizza abilità, competenze e limiti della persona, e cerca la mansione compatibile, con gli strumenti di sostegno necessari.

La legge agisce quindi su due fronti. Da un lato impone ai datori di lavoro, pubblici e privati, di avere in organico una quota di lavoratori appartenenti alle categorie protette. Dall’altro organizza i servizi per il collocamento mirato presso i centri per l’impiego, che tengono gli elenchi, formano le graduatorie e propongono i candidati alle aziende. È una macchina che si muove sui numeri: secondo la XII Relazione al Parlamento sull’attuazione della legge 68/1999 (Ministero del Lavoro e INAPP, dati 2022-2023), gli iscritti negli elenchi sono passati da 851.635 nel 2022 a 880.997 nel 2023, mentre gli avviamenti al lavoro complessivi sono cresciuti da 48.520 a 52.017, cioè il 7,2% in più.

Il confronto fra i due numeri dice anche un’altra cosa: gli iscritti sono molti e i posti che si liberano ogni anno sono pochi. Per questo è meglio iscriversi appena hai i requisiti, sfruttare i percorsi di formazione delle politiche attive e non limitarsi ad aspettare la chiamata.

Chi rientra nelle categorie protette

L’articolo 1 della legge 68/99 elenca quattro gruppi di persone che possono iscriversi al collocamento mirato. Il criterio non è la diagnosi, ma la riduzione della capacità lavorativa certificata dall’organo competente, che cambia da gruppo a gruppo. È il punto in cui si sbaglia più spesso: la percentuale che serve per la legge 68/99 non è la stessa che serve per la legge 104 o per le prestazioni economiche.

Dal 2015 al primo gruppo si aggiungono anche i titolari dell’assegno ordinario di invalidità INPS, cioè le persone la cui capacità di lavoro è ridotta in modo permanente a meno di un terzo (articolo 1, comma 1, della legge 222/1984). In questo caso il requisito non è una percentuale di invalidità civile, ma il riconoscimento dell’assegno da parte dell’INPS.

Gruppo Requisito Chi certifica
Invalidi civili Riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%, quindi dal 46% in su Commissione per il riconoscimento dell’invalidità civile
Titolari di assegno ordinario di invalidità Capacità di lavoro ridotta in modo permanente a meno di un terzo INPS
Invalidi del lavoro Grado di invalidità superiore al 33% INAIL
Persone non vedenti o sordomute Cecità assoluta o residuo visivo non superiore a un decimo in entrambi gli occhi; sordità dalla nascita o prima dell’apprendimento della lingua parlata Commissione competente
Invalidi di guerra, civili di guerra e per servizio Minorazioni ascritte dalla prima all’ottava categoria delle tabelle del d.P.R. 915/1978 Amministrazione competente

Sulla sordità serve una precisazione importante: la legge parla di sordità dalla nascita o insorta prima di aver imparato a parlare. Una sordità acquisita più tardi non rientra in questo gruppo, ma può portare a un’invalidità civile superiore al 45% e quindi far entrare la persona nel primo gruppo. Il termine «sordomuto» usato nel testo del 1999 è stato sostituito da «sordo» dalla legge 95/2006.

L’altra lista della legge 68/99: orfani, coniugi superstiti e profughi

Accanto alle persone con disabilità, l’articolo 18, comma 2 della legge 68/99 protegge un secondo insieme di persone, per ragioni che non hanno a che fare con la salute. Sono gli orfani e i coniugi superstiti di chi è morto per causa di lavoro, di guerra o di servizio (e gli equiparati), i coniugi e i figli dei grandi invalidi e i profughi italiani rimpatriati il cui status è riconosciuto ai sensi della legge 763/1981.

La lista si è allargata due volte. Con la legge 4/2018 sono entrati i figli orfani di un genitore ucciso dal coniuge, dall’altra parte dell’unione civile o dal convivente. Con l’articolo 67-bis del decreto legge 34/2020 sono entrate anche le persone che, al compimento della maggiore età, vivono fuori dalla famiglia di origine in base a un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Se ti riconosci in una di queste situazioni, il canale d’accesso al lavoro riservato esiste anche per te, e non richiede alcun verbale sanitario.

Importante
Per questa seconda lista la quota è a sé stante e più contenuta: è pari all’1% dei dipendenti nelle aziende e nelle amministrazioni con più di 50 dipendenti, ma per chi occupa da 51 a 150 dipendenti la quota è di una sola unità. L’1% in senso proprio inizia quindi a contare dai 151 dipendenti.

Le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, con i loro coniugi, figli e fratelli superstiti, non rientrano in questa quota dell’1%: hanno un titolo autonomo al collocamento obbligatorio previsto dall’articolo 1, comma 2, della legge 407/1998, con precedenza rispetto a ogni altra categoria e assunzione per chiamata diretta. A chi si trova in questa condizione conviene far valere espressamente questo titolo autonomo, perché il percorso non è quello degli elenchi ordinari.

Quante persone deve assumere un’azienda: le quote di riserva

La quota di riserva (la legge la chiama anche quota d’obbligo) dipende soltanto dal numero di dipendenti, non dal settore né dal fatturato. Vale per i datori di lavoro privati e per le pubbliche amministrazioni, e si calcola sui lavoratori occupati secondo le regole di computo della legge. Conoscerla ti serve per due motivi: capire quali aziende della tua zona hanno un obbligo aperto e sapere che cosa puoi chiedere quando ti presenti.

Fino al 2017 le aziende fra 15 e 35 dipendenti dovevano assumere solo in caso di nuova assunzione. Quella condizione è stata abrogata dal 1° gennaio 2018, quindi oggi l’obbligo scatta al superamento della soglia dei 15 dipendenti e basta.

Dipendenti dell’azienda Quota riservata alle categorie protette
Da 15 a 35 1 lavoratore
Da 36 a 50 2 lavoratori
Più di 50 7% dei lavoratori occupati

Quando l’obbligo nasce, il datore di lavoro ha 60 giorni per presentare la richiesta di assunzione agli uffici competenti (il termine sale a 90 giorni nel settore minerario). Ogni anno, poi, deve inviare per via telematica il prospetto informativo con la situazione occupazionale al 31 dicembre dell’anno precedente, entro il 31 gennaio: l’invio non è dovuto se, rispetto all’ultimo prospetto inviato, non ci sono stati cambiamenti tali da modificare l’obbligo o da incidere sul computo della quota.

Chi non rispetta le regole paga. Il ritardato invio del prospetto informativo costa 635,11 €, con una maggiorazione di 30,76 € per ogni giorno di ulteriore ritardo. Se invece la quota resta scoperta per cause imputabili al datore di lavoro, trascorsi 60 giorni dalla nascita dell’obbligo è dovuta una sanzione pari a cinque volte il contributo esonerativo per ogni giorno lavorativo e per ciascun lavoratore con disabilità non occupato: con il contributo attuale di 39,21 € al giorno, la sanzione arriva a 196,05 € al giorno.

Come iscriversi al collocamento mirato passo dopo passo

L’iscrizione si fa nell’elenco del collocamento mirato tenuto dal servizio competente per il Comune in cui risiedi, che in pratica è il centro per l’impiego. La gestione è regionale, non statale: modulistica, portale e appuntamenti cambiano da una Regione all’altra, mentre i requisiti e i criteri generali sono gli stessi in tutta Italia. Puoi iscriverti nell’elenco di un’altra provincia, ma solo dopo la cancellazione da quello precedente.

Servono tre condizioni insieme: essere in età lavorativa, risultare disoccupato e avere il verbale che attesta la tua condizione. Lo stato di disoccupazione nasce con la dichiarazione di immediata disponibilità (la DID) trasmessa per via telematica, la stessa che serve per le prestazioni di disoccupazione come la NASpI, e resta sospeso se accetti un rapporto di lavoro subordinato non superiore a sei mesi.

Questi sono i passaggi, nell’ordine:

  • Ottieni il riconoscimento: se non lo hai ancora, presenta la domanda di invalidità civile, oppure fai valere il verbale INAIL o il provvedimento dell’amministrazione competente.
  • Rendi la DID e apri lo stato di disoccupazione, di solito dal portale della tua Regione con le credenziali SPID o con la carta d’identità elettronica.
  • Chiedi l’iscrizione all’elenco del collocamento mirato al centro per l’impiego di residenza, allegando il verbale e i documenti sanitari richiesti.
  • Fai il colloquio di profilazione con l’operatore: è il momento in cui si annotano mansioni compatibili, esperienze e sostegni necessari.
  • Controlla la tua posizione in graduatoria: elenco e graduatoria sono pubblici e vengono aggiornati periodicamente.

Se hai già un lavoro stabile, l’iscrizione non è ammessa: gli elenchi sono riservati a chi risulta disoccupato. Ci sono però due porte aperte. La prima riguarda chi lavora con un reddito così basso da restare sotto la soglia delle detrazioni fiscali, che resta comunque considerato disoccupato. La seconda è una novità del 28 giugno 2026: chi viene assunto con apprendistato o con un contratto a tempo determinato mantiene la posizione in graduatoria già acquisita, fino alla trasformazione del rapporto o alla stipula di un contratto a tempo indeterminato.

Prima di quella modifica accettare un contratto a termine poteva significare tornare in fondo alla fila, perché l’anzianità di iscrizione è uno dei criteri che pesano sulla graduatoria. Lo stesso articolo 8 conserva la posizione in graduatoria anche a chi viene licenziato per riduzione di personale o per giustificato motivo oggettivo: è una tutela che riguarda la graduatoria, diversa dall’annullabilità del licenziamento di cui parliamo più avanti.

I cinque passi per iscriversi al collocamento mirato della legge 68/99

Quali documenti servono per il collocamento mirato

Oltre al verbale, il collocamento mirato lavora su documenti che descrivono che cosa sai fare, non solo quanto sei invalido. I soggetti che li redigono sono due, la commissione di accertamento e il comitato tecnico del collocamento mirato, e i rispettivi documenti non vanno confusi fra loro.

La commissione di accertamento formula la diagnosi funzionale, cioè la descrizione analitica della compromissione dello stato psico-fisico e sensoriale, e poi la relazione conclusiva, che deve arrivare entro quattro mesi dalla data della prima visita e contiene i suggerimenti sulle forme di sostegno e sugli strumenti tecnici utili. Il comitato tecnico che opera presso i servizi per il collocamento mirato, invece, annota in una apposita scheda le capacità lavorative, le abilità, le competenze e le inclinazioni di ogni persona iscritta.

Porta con te anche i documenti che dimostrano le competenze, perché la scheda vive di quelli: titoli di studio, attestati di corsi, curriculum, certificazioni informatiche o linguistiche. Se hai la Disability Card, tienila a portata di mano: non sostituisce il verbale, ma semplifica molti passaggi allo sportello.

Attenzione
Nelle province già coperte dalla riforma della valutazione della disabilità questo schema è in parte superato, perché l’accertamento ai fini della legge 68/99 rientra nel procedimento unico dell’INPS. Trovi il dettaglio più avanti, nella sezione sulla valutazione di base.

Come funziona la graduatoria del collocamento mirato

Presso ogni ufficio competente esistono un elenco delle persone con disabilità disoccupate e un’unica graduatoria, entrambi pubblici. La posizione non dipende dalla gravità della tua condizione: il grado di invalidità non è uno dei criteri stabiliti a livello nazionale.

I criteri generali fissati dallo Stato sono quattro: l’anzianità di iscrizione negli elenchi, la condizione economica, il carico familiare e le difficoltà di locomozione nel territorio. Sono le Regioni a stabilire i punteggi di ciascun criterio e possono aggiungerne altri, quindi la stessa situazione personale può dare posizioni diverse in due province vicine. Per le assunzioni presso datori di lavoro pubblici valgono i criteri della tabella allegata al d.P.R. 246/1997.

Sulla condizione economica pesa quasi sempre l’ISEE, quindi conviene tenerlo aggiornato prima di iscriversi. Un dettaglio utile: dagli elementi che formano la graduatoria sono escluse le prestazioni a carattere risarcitorio percepite in conseguenza della perdita della capacità lavorativa, che quindi non ti penalizzano. La difficoltà di locomozione nel territorio, il quarto criterio, conta invece a tuo favore.

Come arriva l’assunzione: chiamata nominativa, numerica e convenzioni

Nel settore privato il datore di lavoro assume con richiesta nominativa: scegli tu, azienda, la persona fra gli iscritti, eventualmente dopo aver chiesto agli uffici una preselezione. Se però l’assunzione non avviene entro il termine dei 60 giorni, gli uffici competenti avviano d’ufficio i lavoratori secondo l’ordine di graduatoria. La posizione in graduatoria, quindi, conta soprattutto quando l’azienda resta ferma.

Nel settore pubblico la regola è opposta: le assunzioni obbligatorie avvengono per chiamata numerica dalle liste del collocamento mirato, previa verifica della compatibilità dell’invalidità con le mansioni da svolgere. La chiamata diretta nominativa resta riservata ai coniugi e ai figli superstiti del personale delle Forze armate, delle Forze dell’ordine, dei vigili del fuoco e della Polizia municipale deceduto in servizio, oltre che alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

C’è poi una terza via, che nella pratica si usa spesso: le convenzioni. L’articolo 11 della legge 68/99 permette di concordare con l’ufficio un programma di inserimento graduale, che può comprendere la scelta nominativa, tirocini con finalità formative o di orientamento e assunzioni a termine. Con la legge di conversione del decreto legge 159/2025 il limite delle convenzioni di inserimento lavorativo è salito al 60% della quota di riserva.

Esiste anche la convenzione dell’articolo 14 del d.lgs 276/2003, che consente di affidare commesse di lavoro a cooperative sociali, imprese sociali, società benefit ed enti del Terzo settore non commerciali che assumono persone con disabilità: quell’inserimento è utile ai fini della copertura della quota. È una porta d’accesso concreta, da esplorare insieme allo sportello oltre alle misure dedicate a disabilità specifiche.

Concorsi pubblici e categorie protette: quanti posti sono riservati

Qui circola un equivoco frequente. Capita di leggere che nei concorsi pubblici sia riservato il 7% dei posti messi a bando, perché il 7% è la percentuale più citata quando si parla di legge 68/99. Non è così: quel 7% si calcola sui lavoratori occupati dall’amministrazione, non sulle posizioni del singolo concorso.

Nei concorsi, le persone con disabilità iscritte nell’elenco del collocamento mirato hanno diritto alla riserva dei posti nei limiti della complessiva quota d’obbligo e fino al 50% dei posti messi a concorso. Quante posizioni siano effettivamente riservate lo dice sempre il bando, ed è il primo dato da cercare quando lo leggi: dipende da quanto quell’amministrazione è distante dalla propria quota.

Importante
Per far valere la riserva devi essere già iscritto nell’elenco del collocamento mirato e dichiararlo nella domanda di partecipazione, nei termini previsti dal bando. L’iscrizione arrivata dopo la scadenza non recupera il posto riservato.

Se inizi a lavorare, perdi l’invalidità o le prestazioni INPS?

La risposta ha due parti, da tenere distinte. Andare a lavorare non cancella il verbale di invalidità civile: il riconoscimento resta, anche se restano possibili i controlli periodici sulla permanenza delle condizioni di disabilità. Quello che può venire meno sono le prestazioni economiche, e solo alcune.

L’assegno mensile di assistenza per gli invalidi civili parziali (dal 74% al 99%) è legato a un limite di reddito e alla condizione di non svolgere attività lavorativa, che va autocertificata ogni anno all’INPS. Il requisito si considera comunque rispettato se lavori ma il reddito da lavoro resta sotto il limite annuo. La pensione di inabilità, invece, presuppone un’inabilità lavorativa totale accertata: se inizi a lavorare l’INPS può disporre la revisione del verbale e la prestazione può venire meno. L’indennità di accompagnamento non dipende dal reddito e non è incompatibile con il lavoro.

Prestazione 2026 Importo mensile Limite di reddito annuo Si può lavorare?
Assegno mensile invalidi civili parziali (74-99%) 340,71 € per 13 mensilità 5.852,21 € Sì, se il reddito da lavoro resta sotto il limite
Pensione di inabilità (invalidità totale) 340,71 € per 13 mensilità 20.029,55 € No: presuppone inabilità lavorativa totale
Indennità di accompagnamento 551,53 € per 12 mensilità Nessuno Sì, è compatibile con il lavoro

Gli importi del 2026 sono stati calcolati con una perequazione provvisoria dell’1,4%, salvo conguaglio nella perequazione dell’anno successivo, e l’indennità di accompagnamento è quella rettificata dall’INPS a febbraio 2026. L’indennità resta comunque incompatibile con analoghe prestazioni concesse per invalidità di guerra, di lavoro o di servizio, con la facoltà di scegliere il trattamento più favorevole, e non spetta a chi è ricoverato gratuitamente in istituto. Restano invece indipendenti dal lavoro l’esenzione dal ticket sanitario per patologia e le agevolazioni fiscali per le persone con disabilità.

Prima di accettare un’offerta, controlla quali prestazioni puoi tenere e quali no: la simulazione ti mostra le misure compatibili con la tua situazione.
Fai la simulazione

Se invece stai ancora cercando lavoro e il reddito familiare è basso, verifica se rientri nell’Assegno di inclusione, che tiene conto della presenza di componenti con disabilità nel nucleo.

I tuoi diritti sul posto di lavoro

Il primo diritto vale per tutti, non solo per chi è entrato con il collocamento mirato: tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, devono adottare accomodamenti ragionevoli nei luoghi di lavoro a favore delle persone con disabilità. Non c’è una soglia minima di dipendenti e non conta il canale con cui sei stato assunto. Parliamo di postazioni adattate, software specifici, orari e turni compatibili, percorsi accessibili.

Il secondo riguarda l’aggravamento delle condizioni di salute, e qui la differenza fra due formule quasi identiche è decisiva. Se la commissione accerta un aggravamento incompatibile con la prosecuzione dell’attività lavorativa, non vieni licenziato: hai diritto alla sospensione non retribuita del rapporto finché l’incompatibilità persiste, e durante quel periodo puoi essere impiegato in un tirocinio formativo. Il rapporto può essere risolto solo in un caso ulteriore e più grave, quando la commissione accerta la definitiva impossibilità di reinserirti in azienda anche attuando i possibili adattamenti dell’organizzazione del lavoro. La richiesta di accertamento e il tempo necessario per compierlo, da soli, non sospendono il rapporto di lavoro.

Il terzo diritto riguarda i licenziamenti collettivi e quelli per motivi economici: il licenziamento per riduzione di personale o per giustificato motivo oggettivo del lavoratore assunto obbligatoriamente è annullabile se, al momento della cessazione, i lavoratori occupati obbligatoriamente rimasti in azienda sono meno della quota di riserva. A questi si aggiungono gli strumenti della legge 104, come i permessi mensili retribuiti e il congedo straordinario, di cui puoi beneficiare tu o chi ti assiste come caregiver familiare.

Nelle pubbliche amministrazioni esiste anche una figura dedicata: il responsabile dei processi di inserimento in ambiente di lavoro delle persone con disabilità, scelto tra il personale in servizio. Il d.lgs 62/2024 ha eliminato il precedente limite delle amministrazioni con più di duecento dipendenti, quindi oggi l’obbligo riguarda tutte le amministrazioni pubbliche. Per i datori di lavoro privati, invece, questa figura è soltanto promossa dalle linee guida sul collocamento mirato, non imposta: se ti serve un referente, chiedilo in fase di inserimento e mettilo per iscritto. Controlla anche la tua busta paga nei primi mesi, perché le agevolazioni contributive dell’azienda non devono incidere sul tuo netto.

Cosa cambia con la nuova valutazione di base dell’INPS

Dal 1° gennaio 2025 è in corso una sperimentazione di ventiquattro mesi, quindi fino al 31 dicembre 2026, che ridisegna il modo in cui si accerta la disabilità. Al posto di più procedimenti separati c’è una valutazione di base unica, affidata all’INPS, che comprende anche l’accertamento della condizione di disabilità ai fini dell’inclusione lavorativa della legge 68/99.

La sperimentazione è cresciuta per fasi: 9 province dal 1° gennaio 2025, altri 11 territori dal 30 settembre 2025 e altre 40 province dal 1° marzo 2026, per un totale di sessanta territori coinvolti oggi. Dal 1° gennaio 2027 la nuova valutazione di base si applica su tutto il territorio nazionale: fino a quella data, fuori dai territori sperimentali, resta in vigore la procedura precedente con la commissione di accertamento e la relazione conclusiva.

Dove la riforma è già attiva il percorso parte dal certificato medico introduttivo, trasmesso per via telematica dal medico all’INPS. Il procedimento si chiude entro 90 giorni, che scendono a 15 giorni per le patologie oncologiche e a 30 giorni per i minori, e l’esito è attestato da un certificato senza scadenza. È previsto inoltre che, quando si presentano insieme la domanda di invalidità civile e quella ai fini della legge 68/99, la visita sia unica.

Se devi ancora chiedere il riconoscimento, presenta le due istanze insieme: eviti una seconda visita e ottieni in un colpo solo il verbale e l’accertamento che serve per iscriverti al collocamento mirato.

Gli incentivi che l’azienda può chiedere se ti assume

Conoscere gli incentivi non serve solo alle imprese: è un argomento che puoi mettere sul tavolo in un colloquio, perché riduce il costo della tua assunzione. L’articolo 13 della legge 68/99 prevede un incentivo calcolato sulla retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali, che il datore di lavoro recupera per conguaglio nelle denunce contributive mensili.

Gli importi previsti sono tre e cambiano in base alla riduzione della capacità lavorativa accertata e al tipo di contratto con cui vieni assunto:

  • 70% della retribuzione per 36 mesi: assunzione a tempo indeterminato con riduzione della capacità lavorativa superiore al 79% (o minorazioni dalla prima alla terza categoria).
  • 35% per 36 mesi: riduzione della capacità lavorativa compresa fra il 67% e il 79% (o minorazioni dalla quarta alla sesta categoria).
  • 70% per 60 mesi: disabilità intellettiva e psichica con riduzione superiore al 45% e assunzione a tempo indeterminato; se il contratto è a termine di durata non inferiore a 12 mesi, l’incentivo spetta per tutta la durata del contratto.

Attenzione a come funziona, perché non è automatico: l’incentivo è concesso a domanda all’INPS per via telematica, riconosciuto in ordine cronologico di presentazione e fino a esaurimento delle risorse del Fondo per il diritto al lavoro dei disabili. Spetta anche ai datori di lavoro che non sono soggetti all’obbligo di assunzione, e si aggiunge ad altre misure come il bonus per le assunzioni di persone con disabilità under 35 e gli altri bonus assunzioni.

Un’ultima nota per i datori di lavoro che dicono di non poter assumere: l’ordinamento prevede due strade di esonero parziale, una su autorizzazione e una autocertificata per le lavorazioni con tasso di premio INAIL pari o superiore al 60 per mille, ed entrambe comportano il versamento di 39,21 € per ogni giorno lavorativo e per ciascun lavoratore con disabilità non occupato. L’esonero è quindi una possibilità regolata e a pagamento, non un modo per ignorare la quota. Il testo consolidato e aggiornato della legge si può consultare sul portale Normattiva.

Se poi ti stai muovendo anche su altri fronti, ricorda che l’iscrizione al collocamento mirato non esclude le agevolazioni sui trasporti e sui veicoli, come l’esenzione dal bollo auto. Restano possibili anche le agevolazioni per l’acquisto dell’auto con la legge 104 e i sostegni per i familiari, come il bonus per i figli con disabilità.

Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2026. Dati e importi verificati sul testo vigente della legge 68/1999, sul d.lgs 62/2024 e sulle circolari INPS in vigore.

Altre domande frequenti

Esperta di bonus e agevolazioni e con esperienza nel mondo della comunicazione. Cristina fa parte del team Il Mio Bonus da ottobre 2022 ed è a vostra disposizione se avete dubbi, domande o curiosità sul tema.

Il nostro algoritmo calcola i bonus e le agevolazioni a cui hai diritto

Verifica quali bonus puoi richiedere