
Il TFR, il trattamento di fine rapporto, è la somma che il datore di lavoro ti deve quando il rapporto di lavoro finisce, per qualsiasi motivo: dimissioni, licenziamento, pensione o fine del contratto a termine. Ogni anno si mette da parte una quota pari alla retribuzione annua divisa per 13,5, che poi si rivaluta. Nel settore privato puoi chiederlo appena il rapporto finisce, mentre nel pubblico i tempi sono più lunghi. Qui trovi come si calcola, quando viene pagato, quante tasse si pagano, cosa cambia se lo versi a un fondo pensione e le novità del 2026.
Cos’è il TFR e a chi spetta
Il trattamento di fine rapporto è una parte della tua retribuzione che il datore di lavoro accantona mese dopo mese e ti paga alla fine del rapporto. Lo prevede il codice civile: spetta al lavoratore dipendente in ogni caso di cessazione del rapporto, quindi anche se ti dimetti, se vieni licenziato o se il contratto a termine arriva alla scadenza. Non conta nemmeno la durata: il TFR matura anche per un rapporto di meno di un anno.
Non è un bonus né un aiuto pubblico: sono soldi tuoi, una retribuzione differita. Per questo conviene sapere quanto ne hai maturato: se vuoi capire meglio le voci del cedolino, leggi la guida su come leggere la busta paga.
Il TFR riguarda i dipendenti del settore privato. Spetta anche a colf e badanti, ma per il lavoro domestico il calcolo segue regole in parte diverse. Anche nella pubblica amministrazione si parla di TFR, ma una parte dei dipendenti pubblici ha ancora il TFS (trattamento di fine servizio) e i tempi di pagamento sono molto diversi: li trovi in una sezione dedicata più sotto.
Come si calcola il TFR: la quota di ogni anno
Il calcolo parte da una regola semplice: per ogni anno di servizio si accantona una quota pari alla retribuzione annua divisa per 13,5. Se ricevi 13 mensilità uguali, la quota annua è quindi poco meno di uno stipendio mensile lordo. Per gli anni non interi la quota si riduce in proporzione, e le frazioni di mese di almeno 15 giorni contano come un mese intero.
Quali voci della retribuzione contano
Nella retribuzione annua entrano tutte le somme pagate in modo non occasionale per il rapporto di lavoro, compreso il valore delle prestazioni in natura. Restano fuori i rimborsi spese. Il tuo CCNL può però stabilire regole diverse su quali voci includere, quindi il contratto collettivo conta.
Se durante l’anno sei rimasto a casa per malattia, per un infortunio sul lavoro, per gravidanza e maternità obbligatoria o in cassa integrazione, la legge prevede che per quei periodi si conti la retribuzione che avresti avuto lavorando normalmente.
Il contributo dello 0,50% che riduce l’accantonamento
Dalla quota di ogni anno il datore di lavoro sottrae un contributo dello 0,50% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali. Per legge è un contributo a carico dell’azienda, ma l’azienda può detrarlo dal TFR: in pratica lo paghi tu, con un TFR un po’ più basso.
Un esempio di calcolo
Immagina una retribuzione annua di 28.000 €, che in questo esempio coincide sia con la base utile al TFR sia con l’imponibile previdenziale. Ecco come si arriva alla quota accantonata in un anno:
| Passaggio |
Calcolo |
Importo |
| Quota annua lorda |
28.000 € diviso 13,5 |
2.074,07 € |
| Contributo dello 0,50% |
0,50% di 28.000 € |
140 € |
| Quota accantonata nell’anno |
2.074,07 € meno 140 € |
1.934,07 € |
A questa cifra si aggiunge, dall’anno successivo, la rivalutazione. Il TFR che incassi alla fine è quindi la somma delle quote di tutti gli anni, rivalutate, meno le tasse e meno l’eventuale anticipo che hai già ricevuto.
La rivalutazione del TFR ogni 31 dicembre
Il TFR già accumulato non resta fermo: ogni 31 dicembre viene rivalutato, su base composta, con un tasso fatto di due parti: un 1,5% fisso più il 75% dell’aumento dei prezzi misurato dall’ISTAT (l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati) rispetto a dicembre dell’anno prima. La quota maturata nell’anno in corso non si rivaluta: comincia a farlo dall’anno dopo.
Sulla rivalutazione si paga un’imposta sostitutiva del 17%. Non te la trattengono in busta paga: la versa il datore di lavoro ogni anno e la scala direttamente dal fondo TFR. Per questo, quando ricevi il TFR, le rivalutazioni già tassate non vengono tassate una seconda volta.
Vuoi sapere quanto TFR hai già maturato? Il dato aggiornato lo conosce l’ufficio del personale o il consulente del lavoro dell’azienda.
Quando viene pagato il TFR
Nel settore privato la legge non fissa un termine preciso per il pagamento del TFR: il diritto nasce alla cessazione del rapporto e, in mancanza di un termine, puoi chiederlo subito. Alcuni contratti collettivi prevedono però tempi propri, quindi controlla il CCNL applicato in azienda. Per i dipendenti pubblici valgono invece attese fissate per legge, che trovi più sotto.
Se l’azienda non paga, hai 5 anni di tempo per far valere il diritto: la prescrizione parte dalla cessazione del rapporto. Se il datore di lavoro è insolvente (fallimento o altra procedura concorsuale) o, quando non può fallire, un’esecuzione forzata contro di lui non ha dato risultati, il TFR può pagartelo il Fondo di garanzia INPS, su tua domanda e con i documenti della procedura.
Se hai lasciato il lavoro, nell’attesa del TFR controlla anche se puoi chiedere la NASpI: se hai i requisiti, può spettarti quando perdi il lavoro in modo involontario e anche quando ti dimetti per giusta causa.
Chi ti paga se il TFR va al Fondo di Tesoreria INPS
Nelle aziende più grandi il TFR che i dipendenti non destinano a un fondo pensione viene versato a un Fondo di Tesoreria gestito dall’INPS. Con la legge di bilancio 2026 sono cambiate le soglie: l’obbligo si calcola sulla media dei dipendenti dell’anno precedente e riguarda i datori di lavoro privati, esclusi quelli domestici.
| Periodo |
Aziende obbligate a versare il TFR al Fondo di Tesoreria |
| 2026 e 2027 |
Almeno 60 dipendenti in media |
| Dal 2028 al 2031 |
Almeno 50 dipendenti in media |
| Dal 2032 |
Almeno 40 dipendenti in media |
Anche in questo caso il TFR lo chiedi e, di regola, lo ricevi dal datore di lavoro, che poi recupera dall’INPS la parte versata al Fondo. Solo in alcuni casi previsti dalla legge è il datore di lavoro a chiedere al Fondo di pagarti direttamente, e in quel caso il Fondo paga entro 30 giorni dalla domanda completa.
Quante tasse si pagano sul TFR
Il TFR ha una tassazione separata: non si somma agli altri redditi dell’anno in cui lo ricevi e ha una sua aliquota: quella che corrisponde all’importo ottenuto dividendo il TFR per gli anni di lavoro e moltiplicando per 12. Sul TFR non si pagano contributi previdenziali: al momento del pagamento resta solo l’imposta.
Come calcola l’imposta il datore di lavoro
Il datore di lavoro trattiene un’imposta provvisoria in tre passaggi:
- prende il TFR senza le rivalutazioni già tassate al 17%;
- lo divide per gli anni di lavoro (comprese le frazioni di anno) e moltiplica il risultato per 12;
- all’importo così ottenuto corrisponde un’aliquota IRPEF, quella dell’anno in cui hai maturato il diritto al TFR, e il datore la applica all’intero TFR imponibile.
Con la legge di bilancio 2026 la seconda aliquota IRPEF è scesa dal 35% al 33%: oggi le aliquote sono il 23% fino a 28.000 €, il 33% fino a 50.000 € e il 43% oltre. Il TFR e le ritenute trattenute li trovi poi nella Certificazione Unica.
Il ricalcolo dell’Agenzia delle Entrate
Quella del datore di lavoro non è l’imposta definitiva. In un secondo momento l’Agenzia delle Entrate rifà il calcolo usando l’aliquota media dei cinque anni precedenti a quello in cui hai maturato il diritto al TFR. Se ti conviene di più, può anche tassare il TFR insieme agli altri redditi.
Se dal ricalcolo risulta più imposta da pagare, ti arriva una comunicazione con la richiesta di pagamento, senza sanzioni e interessi, per raccomandata con ricevuta di ritorno o, in alcuni casi, per PEC. Se invece hai pagato più del dovuto, l’Agenzia ti rimborsa la differenza. Può succedere anche a distanza di qualche anno, quindi è meglio non spendere tutto il TFR contando sul netto ricevuto.
Importante
Il TFR pagato da un’azienda non va indicato nel
modello 730: ci pensano il datore di lavoro e l’Agenzia delle Entrate. Solo se te lo paga chi non è sostituto d’imposta (per esempio la famiglia per cui lavori come colf o badante) va dichiarato nel
modello Redditi.
TFR in azienda o nel fondo pensione: cosa cambia dal 2026
Il TFR che maturerai durante il rapporto può restare in azienda (o nel Fondo di Tesoreria INPS) oppure andare a un fondo pensione, cioè alla previdenza complementare. Dal 1° luglio 2026 la legge di bilancio ha cambiato le regole per chi viene assunto per la prima volta.
Se sei stato assunto per la prima volta dal 1° luglio 2026
Per i dipendenti privati di prima assunzione l’adesione alla previdenza complementare è automatica. Hai 60 giorni dall’assunzione per rinunciare e scegliere un altro fondo oppure tenere il TFR in azienda, con il modulo TFR3. Se non fai nulla, il TFR va per intero al fondo collettivo previsto dal tuo contratto (o, se non c’è, a un fondo residuale), con effetto dalla data di assunzione. Se rinunci nei 60 giorni, è come se l’adesione non ci fosse mai stata.
L’adesione automatica non riguarda colf e badanti, i dipendenti pubblici e i contratti a termine di meno di 60 giorni.
Se sei stato assunto fino al 30 giugno 2026
Resta il sistema precedente: avevi 6 mesi dall’assunzione per scegliere con il modulo TFR2 e, se non hai scelto nulla, è scattato il silenzio-assenso verso il fondo previsto dal contratto. Se il TFR è rimasto in azienda, puoi cambiare idea in qualsiasi momento e destinare al fondo il TFR che maturerai. Non puoi invece riportare in azienda il TFR che hai destinato al fondo: secondo la COVIP, l’autorità che vigila sui fondi pensione, l’adesione alla previdenza complementare è irrevocabile.
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Cosa conviene sapere prima di scegliere
Le differenze principali tra le due strade riguardano tasse, accesso anticipato e deduzioni:
| Voce |
TFR in azienda |
TFR nel fondo pensione |
| Rendimento |
Rivalutazione annua di legge: 1,5% più il 75% dell’aumento dei prezzi ISTAT |
Dipende dai risultati della linea di investimento |
| Tasse sulla prestazione |
Tassazione separata con aliquota IRPEF, poi ricalcolata dall’Agenzia delle Entrate |
Ritenuta del 15%, che scende di 0,30 punti per ogni anno di iscrizione oltre il quindicesimo, fino al 9% |
| Anticipo |
Dopo 8 anni nella stessa azienda, fino al 70%, una sola volta |
Fino al 75% in qualsiasi momento per spese sanitarie gravissime; dopo 8 anni di iscrizione fino al 75% per la prima casa e fino al 30% per altre esigenze |
| Quando lo incassi |
Alla fine del rapporto di lavoro |
Alla pensione, con almeno 5 anni di iscrizione, in rendita o in parte in capitale |
Per le anticipazioni del fondo pensione le spese sanitarie devono riguardare situazioni gravissime tue, del coniuge o dei figli, per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle strutture pubbliche. Con il fondo pensione, poi, i contributi che versi tu e il datore di lavoro sono deducibili dal reddito: dal 2026 il limite è salito da 5.164,57 € a 5.300 € l’anno, e il TFR conferito non rientra in questo tetto. Se hai smesso di lavorare e ti mancano al massimo 5 anni alla pensione di vecchiaia (10 anni se sei senza lavoro da più di 24 mesi), il fondo può pagarti la RITA, una rendita che ti accompagna fino alla pensione: servono però anche altri requisiti.
Attenzione
Le regole dei fondi pensione sono cambiate con la legge di bilancio 2026 e ogni fondo ha il suo regolamento. Prima di decidere dove mettere il TFR, leggi la documentazione del fondo previsto dal tuo contratto e chiedi all’ufficio del personale quale modulo devi compilare.
Anticipo del TFR e TFR in busta paga
Il TFR si può incassare in parte prima della fine del rapporto. La legge concede l’anticipo dopo almeno 8 anni nella stessa azienda, per un importo fino al 70% del TFR maturato e una sola volta. I motivi indicati dalla legge sono le spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle strutture pubbliche, acquisto della prima casa per te o per i tuoi figli, spese durante il congedo parentale o i congedi per la formazione; il contratto collettivo o un accordo con l’azienda possono prevedere condizioni migliori. Ogni anno l’azienda è tenuta ad accogliere le richieste entro il 10% degli aventi diritto e comunque il 4% di tutti i dipendenti. L’importo anticipato viene poi tolto dal TFR finale. Requisiti, motivi e domanda li trovi nella guida sull’anticipo del TFR.
Il TFR in busta paga, cioè la possibilità di farsi pagare ogni mese la quota maturata (la cosiddetta Qu.I.R.), è stata una sperimentazione che valeva solo per i periodi di paga dal 1° marzo 2015 al 30 giugno 2018. Non è stata prorogata: oggi non è più prevista.
TFR e TFS dei dipendenti pubblici: i tempi di pagamento
Chi lavora nella pubblica amministrazione ha il TFS (l’indennità di buonuscita o l’indennità premio di servizio) o il TFR: i tempi di pagamento descritti qui valgono per entrambi. Di norma il pagamento passa dall’INPS, ma non subito: la legge prevede un’attesa che dipende da come finisce il rapporto. Dopo l’attesa, l’INPS paga entro i tre mesi successivi. Fanno eccezione l’inabilità e il decesso: in questi casi l’INPS deve pagare entro 105 giorni dalla cessazione, come vedi nella tabella.
| Motivo della cessazione |
Quando si può pagare |
| Limiti di età o di servizio, requisiti maturati entro il 31 dicembre 2026 |
Dopo 12 mesi dalla cessazione |
| Limiti di età o di servizio, requisiti maturati dal 1° gennaio 2027 |
Dopo 9 mesi dalla cessazione |
| Fine del contratto a termine |
Dopo 12 mesi dalla cessazione |
| Dimissioni volontarie (con o senza pensione) o licenziamento |
Dopo 24 mesi dalla cessazione |
| Inabilità o decesso |
Entro 105 giorni dalla cessazione |
Gli importi più alti vengono anche divisi in rate annuali, calcolate sull’importo lordo: fino a 50.000 € si riceve tutto in un’unica soluzione; tra 50.000 € e 100.000 € in due rate; da 100.000 € in su in tre rate (50.000 €, altri 50.000 € e il resto), a 12 mesi l’una dall’altra.
La Corte costituzionale ha più volte segnalato che un’attesa così lunga contrasta con il diritto a una giusta retribuzione. La legge di bilancio 2026 ha ridotto di tre mesi l’attesa per chi matura dal 2027 i requisiti per lasciare il servizio per limiti di età o di servizio, ma a marzo 2026 la Corte ha ribadito il problema e ha rinviato la decisione all’udienza del 14 gennaio 2027, per dare tempo al Parlamento di intervenire.
Chi è già in pensione e non vuole aspettare può chiedere a una banca aderente un anticipo finanziario agevolato fino a 45.000 €, o fino all’importo che gli spetta se è più basso. Prima serve la certificazione dell’importo da parte dell’INPS, che la rilascia entro 90 giorni dalla domanda online, da presentare con SPID, CIE o CNS. Se stai valutando l’uscita dal lavoro, guarda anche i requisiti della pensione di vecchiaia e della pensione anticipata, perché cambiano anche i tempi del TFS e del TFR.
TFR in caso di morte del lavoratore
Se il lavoratore muore mentre è ancora in servizio, il TFR (insieme all’indennità sostitutiva del preavviso) spetta al coniuge, ai figli e, se vivevano a carico del lavoratore, ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado. Se non si mettono d’accordo, la somma si divide secondo il bisogno di ciascuno. In mancanza di questi familiari, il TFR segue le regole della successione, cioè va agli eredi.
Per le altre prestazioni che possono spettare alla famiglia leggi la guida sull’indennità per morte.