Famiglia

Permessi per allattamento 2026: quante ore spettano, chi può chiederli e come funzionano

Il 22 Settembre 2026 da Cristina - 9 minuti di lettura
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Permessi per allattamento: scrivania d'ufficio con biberon e cappotto, pronta per il rientro a casa

Rientrare al lavoro dopo la maternità non significa rinunciare al tempo con il tuo bambino. Nel primo anno di vita la legge riconosce alle lavoratrici dipendenti, e in alcuni casi ai padri, i permessi per allattamento: una o due ore al giorno di riposo, considerate ore di lavoro e pagate per intero. Qui trovi quante ore spettano in base al tuo orario, quando può usarle il papà, cosa cambia con i gemelli o con un figlio adottato e come si presenta la domanda.

Cosa sono i permessi per allattamento

Quelli che tutti chiamano permessi o ore di allattamento, nella legge si chiamano riposi giornalieri. Sono disciplinati dagli articoli da 39 a 45 del Decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, il Testo unico sulla tutela della maternità e della paternità, lo stesso che regola la maternità obbligatoria e il congedo parentale.

Il nome trae un po’ in inganno: non serve allattare al seno per averne diritto. I riposi sono pensati per permettere al genitore di stare con il figlio nel primo anno di vita, qualunque sia il tipo di alimentazione del bambino, anche se usi il latte artificiale. Per chi lo usa esiste anche, in alcuni casi, il bonus latte artificiale.

In pratica, ogni giorno lavorativo puoi entrare più tardi, uscire prima o assentarti durante la giornata per una o due ore, a seconda del tuo orario. Queste ore sono considerate ore lavorative ai fini della durata e della retribuzione del lavoro e ti danno il diritto di uscire dall’azienda.

Quante ore spettano: la regola delle 6 ore

Il numero di ore dipende solo dall’orario giornaliero che hai da contratto. La soglia da ricordare è quella delle 6 ore: sopra spettano due riposi, sotto uno solo. Per questo chi lavora a tempo parziale deve guardare quante ore fa in quella giornata, non il numero di giorni alla settimana.

I due riposi di un’ora possono essere cumulati durante la giornata: puoi quindi usarli insieme, per esempio uscendo due ore prima, oppure separati. Conviene concordare con il datore di lavoro in quale momento della giornata collocarli, tenendo conto degli orari del bambino.

Situazione Riposi al giorno
Orario giornaliero di almeno 6 ore 2 riposi di un’ora (2 ore)
Orario giornaliero inferiore a 6 ore 1 riposo di un’ora
Asilo nido o struttura del datore di lavoro nell’unità produttiva o nelle immediate vicinanze Ogni riposo si riduce a mezz’ora
Parto gemellare o plurimo Riposi raddoppiati: 4 ore con orario di almeno 6 ore, 2 ore con orario inferiore

Il caso dell’asilo aziendale è l’unico in cui le ore si riducono: se la madre usufruisce di un asilo nido o di un’altra struttura idonea istituita dal datore di lavoro nell’unità produttiva o nelle sue immediate vicinanze, ciascun riposo dura mezz’ora invece di un’ora. La riduzione riguarda solo le strutture messe a disposizione dal datore di lavoro: un nido comunale o privato, magari pagato in parte con il bonus asilo nido, non rientra in questa ipotesi.

Prima di chiedere i riposi, leggi anche il tuo CCNL e chiedi all’ufficio del personale se nel tuo settore ci sono regole particolari.

Chi ha diritto ai permessi per allattamento

I riposi giornalieri spettano alla madre lavoratrice dipendente, sia nel settore privato sia nel pubblico impiego, a tempo pieno o parziale. Possono iniziare quando finisce il congedo di maternità e durano fino al compimento del primo anno di vita del bambino: il giorno del primo compleanno il diritto si chiude.

Le lavoratrici autonome e le libere professioniste non hanno diritto ai riposi giornalieri, che spettano solo a lavoratrici e lavoratori dipendenti. In questi casi però può entrare in gioco il papà, se è lui a essere lavoratore dipendente, come vedi nella sezione successiva.

Sono esclusi anche i lavoratori domestici, cioè colf, badanti e baby sitter assunte dalle famiglie: per loro il Testo unico riconosce il congedo di maternità e di paternità, ma non i riposi giornalieri.

Quando spettano al papà

L’articolo 40 del Testo unico riconosce i riposi anche al padre lavoratore dipendente, ma non in ogni caso: servono situazioni precise, elencate dalla norma. Il papà può usarli:

  • quando i figli sono affidati al solo padre;
  • in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga;
  • quando la madre non è lavoratrice dipendente, per esempio perché è lavoratrice autonoma o libera professionista;
  • in caso di morte o grave infermità della madre.

C’è però un limite importante. Il padre non può usare i riposi nei periodi in cui la madre lavoratrice dipendente è in congedo di maternità o in congedo parentale, né quando la madre è assente dal lavoro per aspettativa, per permessi non retribuiti o nei giorni non lavorati del suo part time verticale. Madre e padre non possono usarli contemporaneamente per lo stesso figlio, salvo le ore aggiuntive in caso di parto plurimo.

Anche quando la madre è casalinga il padre lavoratore dipendente può avere diritto ai riposi giornalieri: l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, con la sentenza n. 17 del 28 dicembre 2022, ha chiarito che la “madre non lavoratrice dipendente” dell’articolo 40 comprende anche chi si dedica al lavoro familiare, senza bisogno di dimostrare un’impossibilità oggettiva ad accudire il bambino.

Importante
Attenzione: la scheda informativa dell’INPS sui riposi giornalieri elenca ancora, tra i casi in cui il padre non può chiedere il riposo, quello in cui “la madre non è lavoratrice”, una formulazione che non tiene conto della sentenza. Se ti trovi in questa situazione, rivolgiti a un patronato e richiama la sentenza n. 17/2022 fin dalla presentazione della domanda, per evitare un rigetto basato sulla lettura letterale della scheda.

Per il papà i riposi non vanno confusi con il congedo di paternità obbligatorio, che è un istituto diverso con regole proprie.

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Gemelli, adozioni e figli con disabilità

Con un parto gemellare o plurimo i riposi sono raddoppiati, e le ore aggiuntive possono essere utilizzate anche dal padre. È l’unico caso in cui madre e padre possono usarli nello stesso periodo: per esempio, con orario di almeno 6 ore, la madre può prendere le sue due ore e il padre le due ore in più.

I riposi spettano anche ai genitori adottivi e affidatari. In questo caso il primo anno non si conta dalla nascita ma dall’ingresso del minore nella famiglia, e i riposi raddoppiano anche quando si adottano o si prendono in affidamento due o più bambini. Se stai affrontando un’adozione, trovi le altre misure dedicate nella guida al bonus adozioni.

Quando il figlio ha una disabilità grave riconosciuta ai sensi della Legge 104, i genitori possono chiedere, fino al compimento del terzo anno di vita del bambino e in alternativa al prolungamento del congedo parentale, due ore di permesso giornaliero retribuito. Non è necessario attendere la fine del primo anno. È una misura distinta dai permessi mensili della Legge 104 e dal congedo straordinario.

Importante
Le due ore giornaliere per il figlio con disabilità grave e il prolungamento del congedo parentale sono alternativi: non si sommano.

Quanto vengono pagate le ore di allattamento

I riposi sono retribuiti al 100%: l’indennità è pari all’intero ammontare della retribuzione relativa alle ore di riposo ed è a carico dell’INPS. Nella pratica, però, non ricevi un pagamento separato dall’Istituto: è il datore di lavoro ad anticipare l’importo in busta paga e poi a recuperarlo dall’INPS con il conguaglio sui contributi.

Per questo le ore di riposo non riducono il netto del mese. Se non sai dove cercarla, la guida su come leggere la busta paga ti aiuta a riconoscere le singole voci.

Come fare domanda

La procedura cambia a seconda di chi usa i riposi:

  • La madre lavoratrice dipendente presenta la richiesta al proprio datore di lavoro, che applica i riposi e li anticipa in busta paga. Fanno eccezione le lavoratrici pagate direttamente dall’INPS (agricole, dello spettacolo a termine o saltuarie, in cassa integrazione anche in deroga), che devono presentare la domanda anche alla sede INPS di competenza.
  • Il padre lavoratore dipendente deve invece presentare la domanda esclusivamente online, sia al proprio datore di lavoro sia all’INPS, attraverso lo stesso canale.

La domanda del papà si presenta sul sito dell’INPS con SPID, CIE o CNS, oppure tramite un patronato o il Contact Center. Nella domanda il padre indica in quale dei casi previsti dalla legge si trova. Molte delle prestazioni per i genitori si ritrovano anche nel Portale delle famiglie dell’INPS.

Accordati con il tuo responsabile sulla fascia oraria dei riposi prima del rientro: anche se il diritto è previsto dalla legge, un orario concordato evita attriti e ti permette di organizzarti con il nido o con i nonni.

Allattamento, congedo parentale e altri aiuti

I riposi giornalieri non sono l’unico strumento per il primo anno. Dopo la maternità obbligatoria puoi usare anche il congedo parentale, a giorni o a ore: se un giorno sei tu a essere in congedo parentale, quel giorno non hai anche i riposi, perché presuppongono che tu sia al lavoro. La regola però non è uguale per i due genitori: la madre ha diritto ai riposi anche nei giorni in cui è il padre a essere in congedo parentale, mentre il padre non ha diritto ai riposi per lo stesso figlio quando è la madre a essere in congedo di maternità o parentale.

Accanto ai permessi ci sono poi gli aiuti economici legati al figlio, a cominciare dall’Assegno Unico Universale, che per i nuovi nati decorre dal settimo mese di gravidanza (la domanda si presenta dopo la nascita), e dalle misure per i nuovi nati che trovi nella guida al bonus nascite. Per le madri lavoratrici con più figli esistono anche gli sgravi contributivi raccolti nella pagina sul bonus mamme, mentre tutte le misure per i genitori sono riunite nella sezione dedicata alla famiglia.

Attenzione
Le regole riportate sono quelle nazionali in vigore nel 2026, previste dal D.Lgs. 151/2001 e dalle indicazioni dell’INPS. Verifica anche quanto prevede il tuo contratto collettivo e, in caso di dubbi, rivolgiti all’ufficio del personale, a un patronato o all’INPS prima di organizzare il rientro.

Altre domande frequenti

Esperta di bonus e agevolazioni e con esperienza nel mondo della comunicazione. Cristina fa parte del team Il Mio Bonus da ottobre 2022 ed è a vostra disposizione se avete dubbi, domande o curiosità sul tema.

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