
Quando tuo figlio si ammala e deve restare a casa, la legge ti permette di assentarti dal lavoro senza usare le ferie: è il congedo per malattia del figlio. Dal 2026 le regole sono cambiate e il congedo copre molti più anni di prima. Qui trovi quanti giorni spettano in base all’età del bambino, chi può chiederli, se vengono pagati, come funziona il certificato del pediatra e quali tutele hai sul posto di lavoro.
Cos’è il congedo per malattia del figlio
Il congedo per malattia del figlio è il diritto dei genitori lavoratori dipendenti di astenersi dal lavoro nei giorni in cui un figlio è malato. È una delle tutele previste per la famiglia dalla stessa legge che regola la maternità obbligatoria, il congedo di paternità e il congedo parentale.
Non va confuso con la malattia INPS del lavoratore: qui il malato è il bambino, e tu resti a casa per assisterlo. Per questo le regole sono diverse, sia sui giorni sia sulla retribuzione, come vedremo nelle prossime sezioni.
Il diritto spetta ai due genitori alternativamente: negli stessi giorni, per lo stesso figlio, può essere in congedo solo uno dei due. Nei giorni successivi, invece, puoi alternarti con l’altro genitore come preferite.
Quanti giorni spettano nel 2026
Il numero di giorni dipende dall’età del figlio. La novità più importante arriva con la legge di bilancio 2026: dal 1° gennaio 2026 il congedo con tetto annuale non si limita più agli 8 anni del bambino ma arriva fino ai 14 anni, e i giorni a disposizione passano da 5 a 10 all’anno per ciascun genitore.
Fino ai 3 anni, invece, non c’è un tetto: puoi restare a casa per tutta la durata della malattia indicata nel certificato. La tabella riassume le regole in vigore oggi.
| Età del figlio |
Giorni di congedo |
| Fino a 3 anni |
Senza limite di giorni, per tutta la durata di ogni malattia |
| Da 3 a 14 anni |
10 giorni lavorativi all’anno per ciascun genitore |
| Fino al 31 dicembre 2025 |
Il limite era di 5 giorni all’anno e solo fino agli 8 anni |
Due dettagli contano molto nel calcolo. Primo, il tetto dei 10 giorni previsto dai 3 ai 14 anni si conta in giorni lavorativi: se hai un orario part-time o su turni, chiedi all’ufficio del personale come vengono conteggiati nel tuo caso. Secondo, il limite vale per ogni figlio: se hai due bambini tra i 3 e i 14 anni, hai 10 giorni all’anno per ciascuno dei due, non 10 in totale.
Con il nuovo limite, due genitori che lavorano entrambi come dipendenti possono arrivare a coprire insieme fino a 20 giorni lavorativi all’anno di malattia per lo stesso figlio tra i 3 e i 14 anni.
Chi ha diritto al congedo per malattia del figlio
Il congedo spetta alla madre e al padre lavoratori dipendenti, a tempo pieno o a tempo parziale. Vale per ogni figlio e, con le regole che vedremo più avanti, anche per i figli adottivi o in affidamento.
Un punto spesso frainteso: il congedo spetta al genitore che lo chiede anche se l’altro genitore non ne ha diritto, per esempio perché è disoccupato o lavora in proprio. Non serve quindi che lavorino entrambi come dipendenti.
Restano invece fuori i lavoratori autonomi e gli iscritti alla Gestione separata INPS: questo congedo è pensato per il lavoro dipendente e per loro non è previsto. Se sei in questa situazione, può convenirti verificare quali periodi di congedo parentale ti spettano.
Importante
Questo congedo si giustifica con il certificato medico che il pediatra o il medico curante invia per via telematica direttamente all’INPS. Avvisare dell’assenza il datore di lavoro, però, resta compito tuo.
Il congedo per malattia del figlio è retribuito?
Per i dipendenti del settore privato la risposta è no: l’INPS non paga un’indennità per questi giorni e il datore di lavoro non è tenuto a versarti lo stipendio. In busta paga le giornate compaiono come assenza non retribuita: se vuoi controllarlo, qui trovi come leggere la busta paga.
Fa eccezione il caso in cui il tuo contratto collettivo preveda un trattamento migliore. Alcuni contratti, soprattutto nel pubblico impiego, possono riconoscere un certo numero di giorni retribuiti: il numero e le condizioni cambiano da contratto a contratto, quindi conviene controllare il tuo CCNL o chiedere all’ufficio del personale.
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Fai il test gratuito
I periodi di congedo contano comunque ai fini dell’anzianità di servizio, ma non fanno maturare ferie né tredicesima. Sul fronte della pensione, i giorni sono coperti da contributi figurativi, cioè versati senza che tu paghi nulla, con regole diverse in base all’età del figlio.
- Fino ai 3 anni del bambino: la copertura contributiva è piena.
- Dai 3 agli 8 anni: la copertura è ridotta, calcolata su un valore pari al 200% dell’assegno sociale. Puoi integrarla con il riscatto oppure con i versamenti volontari.
- Dagli 8 ai 14 anni: le regole sui contributi figurativi non sono state ancora aggiornate dopo l’allungamento del congedo e parlano ancora di 8 anni. Prima di contare su questi giorni per la pensione, chiedi conferma all’INPS o a un patronato.
Puoi controllare i contributi accreditati nel tuo fascicolo previdenziale sul sito dell’INPS.
Come si chiede: il certificato del pediatra
La prova della malattia è il certificato medico rilasciato dal medico del Servizio sanitario nazionale, o convenzionato, che ha in cura il bambino: di solito è il pediatra di libera scelta. Il certificato non lo porti tu in ufficio: è il medico a inviarlo per via telematica all’INPS.
L’INPS lo inoltra poi in automatico al tuo datore di lavoro e, se lo chiedi, anche al tuo indirizzo email. In pratica i passaggi sono questi:
- Porta il bambino dal pediatra o dal medico che lo segue e chiedi il certificato di malattia per il congedo del genitore.
- Il medico invia il certificato online all’INPS, che lo trasmette al datore di lavoro.
- Avvisa il tuo datore di lavoro dell’assenza, secondo le regole del tuo contratto o del regolamento aziendale.
- Chiedi all’ufficio del personale se servono moduli interni, per esempio sull’alternanza con l’altro genitore.
Attenzione
Ogni azienda ha le sue procedure per comunicare le assenze: il certificato arriva in automatico, ma l’avviso al datore di lavoro spetta a te, e conviene darlo subito.
Visita fiscale, ferie e ricovero in ospedale
Mentre assisti tuo figlio non ci sono fasce di reperibilità e non è prevista la visita fiscale: le regole sul controllo della malattia valgono per il lavoratore malato, non per il genitore che assiste il figlio. Puoi quindi uscire, per esempio per portare il bambino a una visita o in farmacia.
C’è poi una tutela utile se la malattia arriva durante le vacanze. Se il bambino viene ricoverato in ospedale mentre sei in ferie, puoi chiedere che le ferie si interrompano per i giorni del ricovero, nei limiti del congedo visti sopra. L’interruzione non è automatica: devi chiederla tu al datore di lavoro.
Adozione e affidamento: cosa cambia
Questo congedo spetta anche per i figli adottivi e in affidamento, con limiti di età un po’ diversi. Il congedo senza limite di giorni vale fino ai 6 anni del bambino, invece che fino ai 3.
Se al momento dell’adozione o dell’affidamento il minore ha tra 6 e 12 anni, il congedo si usa nei primi 3 anni dall’ingresso in famiglia, con il limite annuale di giorni. Le regole specifiche per l’adozione parlano ancora di 8 anni e non sono state coordinate con il nuovo limite dei 14: se hai un figlio adottivo più grande, chiedi conferma all’ufficio del personale o a un patronato. Per chi sta affrontando un’adozione ci sono anche aiuti economici dedicati, come il bonus adozioni.
Le tutele sul posto di lavoro
La legge protegge chi usa questo congedo: il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo è nullo. La stessa protezione vale per il congedo parentale.
I giorni di congedo, inoltre, sono computati nell’anzianità di servizio. Se invece senti di essere penalizzato per le assenze legate ai figli, un sindacato o un patronato possono aiutarti a capire come muoverti prima di prendere qualsiasi decisione sul tuo contratto.
Figli con disabilità e altri aiuti per i genitori
Se tuo figlio ha una disabilità grave, oltre a questo congedo puoi valutare gli strumenti della Legge 104, come i permessi 104 e il congedo straordinario, che hanno regole e requisiti propri. Una panoramica delle misure dedicate è nella guida al bonus figli disabili.
Per il resto, questo congedo si affianca agli altri aiuti per chi ha bambini: l’Assegno Unico Universale per ogni figlio a carico, i permessi per allattamento nel primo anno di vita e il bonus asilo nido per le rette.
Altre informazioni
Per capire quali sostegni puoi chiedere oltre al congedo, leggi anche la nostra guida al
bonus famiglia.