
Il Dopo di noi è l’insieme di aiuti pensati per le persone con disabilità grave che non hanno più il sostegno dei genitori, o che rischiano di perderlo. La legge 112 del 2016, conosciuta proprio come legge sul Dopo di noi, ha creato un fondo nazionale che le Regioni usano per finanziare progetti di vita autonoma (piccole case condivise, percorsi per uscire dalla famiglia d’origine, programmi per l’autonomia) e ha introdotto agevolazioni fiscali per le famiglie che vogliono mettere da parte un patrimonio per il figlio o la figlia. Ecco chi può accedere, cosa finanzia il fondo, come si presenta la domanda e quali vantaggi fiscali puoi avere su polizze, trust e donazioni.
Cos’è il Dopo di noi e cosa prevede la legge
Il nome lo spiega bene: è la risposta alla domanda che molti genitori di una persona con disabilità grave si fanno, cioè “chi si occuperà di lui o di lei quando noi non ci saremo più?”. La legge sul Dopo di noi non introduce un assegno mensile uguale per tutti, ma costruisce due strumenti diversi:
- il Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e ripartito ogni anno tra le Regioni, che con queste risorse finanziano progetti personalizzati;
- una serie di agevolazioni fiscali per chi stipula polizze o crea un trust, un vincolo di destinazione o un fondo speciale a favore della persona con disabilità.
L’obiettivo è favorire il benessere, l’inclusione e l’autonomia della persona, permettendole di vivere il più possibile in un contesto simile a quello di casa, invece che in grandi strutture. Il Dopo di noi si affianca, senza sostituirle, alle altre tutele per la disabilità grave riconosciuta con la Legge 104, come i permessi retribuiti e il congedo straordinario per chi assiste un familiare.
Chi può accedere al Dopo di noi
I progetti del Dopo di noi sono rivolti alle persone con disabilità grave, cioè con la situazione di gravità riconosciuta ai sensi della Legge 104. Se il riconoscimento non c’è ancora, il primo passo è chiedere all’INPS l’accertamento della disabilità: si parte dal certificato medico, ma la procedura cambia a seconda della provincia perché è in corso la riforma della disabilità.
Oltre alla disabilità grave servono altre due condizioni:
- la disabilità non deve dipendere dal naturale invecchiamento o da malattie legate all’età avanzata;
- la persona deve essere priva del sostegno familiare, perché mancano entrambi i genitori, perché i genitori non sono in grado di darle un sostegno adeguato, oppure in vista del venir meno di questo sostegno.
L’ultima ipotesi è importante: non serve aspettare che i genitori manchino. Il Dopo di noi può partire “durante noi”, cioè mentre i genitori ci sono ancora, per preparare per tempo il passaggio a una vita più autonoma. E una volta avviati, gli interventi proseguono indipendentemente dall’età raggiunta.
A livello nazionale non è fissata una soglia
ISEE per accedere al Dopo di noi: le condizioni economiche della persona e della famiglia contano nella valutazione del bisogno, insieme all’autonomia, al sostegno familiare e alla situazione abitativa.
Chi ha la precedenza
Le risorse sono limitate, quindi la normativa nazionale indica chi deve avere la priorità, dopo la valutazione del caso:
- le persone con disabilità grave che non hanno più nessuno dei due genitori e sono del tutto prive di redditi e patrimonio propri (non contano i trattamenti ricevuti per la disabilità, ad esempio l’indennità di accompagnamento);
- le persone i cui genitori, per età o per una propria disabilità, non riescono più a garantire il sostegno nel prossimo futuro;
- le persone che vivono in strutture residenziali molto diverse da una casa familiare.
La precedenza però non è un diritto automatico all’aiuto: vale nei limiti delle risorse disponibili nella tua Regione.
Cosa finanzia il Fondo Dopo di noi
Il Fondo non dà soldi “a pioggia”: finanzia interventi e servizi inseriti nel progetto della persona. In base ai criteri nazionali, le Regioni possono usarlo per:
- percorsi di accompagnamento per uscire dalla famiglia d’origine o per lasciare un istituto (la cosiddetta deistituzionalizzazione);
- supporto alla domiciliarità in soluzioni abitative che riproducono le condizioni di una casa familiare;
- programmi per l’autonomia, cioè per imparare a gestire la vita quotidiana, compresi i tirocini di inclusione sociale;
- nuove soluzioni abitative, anche pagando le spese di acquisto, affitto e ristrutturazione degli alloggi e degli impianti e delle attrezzature necessarie;
- in via residuale, soggiorni temporanei fuori casa per affrontare un’emergenza.
Le risorse del Fondo si aggiungono a quelle che Regioni e Comuni già spendono per la disabilità e non le sostituiscono. Per gli interventi che hanno anche una parte sanitaria, il Fondo copre solo i costi di tipo sociale. Se in famiglia c’è anche un caregiver, puoi valutare gli aiuti dedicati a chi assiste, come il bonus caregiver.
Le case del Dopo di noi: fino a 5 persone
Le soluzioni abitative finanziate (appartamenti, gruppi appartamento, co-housing) devono essere piccole e simili a una casa vera: possono ospitare non più di 5 persone. In via eccezionale le Regioni possono ammettere più moduli abitativi nella stessa struttura, ma sempre con moduli da massimo 5 persone e non più di 10 persone in totale, compresi al massimo 2 posti per emergenze o sollievo.
Hai in famiglia una persona con disabilità grave? Scopri quali altri bonus puoi chiedere.
Scopri i tuoi aiuti
Quanti soldi ci sono nel Fondo
La legge ha previsto una dotazione iniziale di 90 milioni di euro per il 2016, 38,3 milioni di euro per il 2017 e 56,1 milioni di euro all’anno dal 2018. Negli anni successivi le risorse sono state aumentate: per ciascuno degli anni dal 2021 al 2023 il Fondo ha avuto 76,1 milioni di euro.
Il Fondo continua a essere ripartito ogni anno tra le Regioni con un decreto, che però arriva in ritardo rispetto all’anno di riferimento. L’ultimo riparto pubblicato riguarda il 2024: con un decreto del 13 gennaio 2026 il Ministero del Lavoro ha assegnato alle Regioni 72.295.000 €. Sono soldi che finiscono nei progetti delle singole persone, non in un contributo da chiedere direttamente allo Stato.
Come fare domanda per il Dopo di noi
Non esiste un modulo nazionale né una domanda all’INPS: le modalità di accesso le decide ogni Regione con i propri indirizzi di programmazione, e poi gli avvisi vengono pubblicati sul territorio. Il percorso, in genere, segue questi passi:
- Informati presso i servizi sociali del tuo Comune o sul sito della tua Regione, dove trovi l’avviso Dopo di noi in corso e lo sportello a cui rivolgerti, che cambia da Regione a Regione.
- Prepara i documenti: tieni a portata di mano il verbale che riconosce la disabilità grave (o la necessità di sostegno intensivo) ai sensi della Legge 104 e, se l’avviso regionale lo chiede, l’ISEE socio-sanitario.
- Valutazione multidimensionale: un’équipe con almeno una figura clinica e una sociale valuta i bisogni, l’autonomia e la situazione familiare e abitativa della persona.
- Progetto personalizzato: dalla valutazione nasce un progetto con il relativo budget di progetto, cioè le risorse (del Fondo e di altri enti) destinate agli interventi previsti.
- Case manager: il progetto indica una persona di riferimento che ne segue l’attuazione nel tempo.
Importante
Gli avvisi regionali hanno scadenze e requisiti propri e i posti dipendono dalle risorse disponibili. Prima di presentare la domanda, leggi sempre l’avviso della tua Regione o del tuo ambito sociale.
Le agevolazioni fiscali del Dopo di noi
La seconda parte della legge riguarda le famiglie che vogliono proteggere economicamente la persona con disabilità grave anche per il futuro. Queste agevolazioni non passano dalla Regione: le usi nella dichiarazione dei redditi o quando fai un atto davanti al notaio. Si sommano alle altre agevolazioni fiscali per le persone con disabilità.
Polizze assicurative: detrazione fino a 750 €
Se paghi un’assicurazione sul rischio di morte che serve a tutelare una persona con disabilità grave (nelle istruzioni del 730 oggi indicata anche come persona con necessità di sostegno intensivo), la detrazione IRPEF del 19% si calcola su un massimo di 750 € all’anno per queste polizze, un limite a parte rispetto ai 530 € previsti per le altre assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni. In pratica puoi recuperare fino a 142,50 € di imposta all’anno, indicando il premio nel modello 730.
Se il tuo reddito complessivo supera 75.000 €, c’è una precisazione: i premi delle polizze stipulate dal 1° gennaio 2025 rientrano nel tetto complessivo alle detrazioni previsto per i redditi alti, mentre quelli delle polizze stipulate entro il 31 dicembre 2024 ne restano fuori.
Trust, vincoli e fondi speciali: niente imposta di successione
I genitori o altri familiari possono destinare beni (case, risparmi, titoli) alla persona con disabilità grave con un trust, un vincolo di destinazione previsto dal codice civile o un fondo speciale gestito con un contratto di affidamento fiduciario. In questi casi:
- i beni conferiti sono esenti dall’imposta sulle successioni e donazioni, che invece normalmente si paga come spiegato nella guida alle tasse di successione;
- le imposte di registro, ipotecaria e catastale si pagano in misura fissa;
- gli atti e i documenti del trustee o del gestore sono esenti dall’imposta di bollo.
Queste esenzioni valgono dal 1° gennaio 2017 e solo se l’atto rispetta tutte le condizioni previste:
- è fatto per atto pubblico;
- ha come finalità esclusiva l’inclusione sociale, la cura e l’assistenza della persona con disabilità grave;
- indica chiaramente i soggetti coinvolti e i loro ruoli, descrive i bisogni della persona e le attività assistenziali necessarie;
- indica gli obblighi del trustee, del fiduciario o del gestore e come deve rendere conto della gestione;
- ha come unici beneficiari le persone con disabilità grave;
- destina i beni solo a quelle finalità;
- individua un soggetto che controlla il rispetto degli obblighi per tutta la durata;
- fissa come termine finale la morte del beneficiario e stabilisce dove va il patrimonio che resta.
Se la persona con disabilità muore prima dei genitori o di chi ha conferito i beni, il ritorno dei beni a queste persone gode delle stesse esenzioni. Negli altri casi, alla morte del beneficiario il patrimonio che resta è soggetto all’imposta di successione secondo il grado di parentela.
Attenzione
Trust, vincoli e fondi speciali sono strumenti giuridici complessi: prima di firmare l’atto, fatti seguire da un notaio o da un professionista, perché può bastare una condizione mancante per perdere le esenzioni.
Donazioni deducibili fino al 20% del reddito
Chi fa donazioni o altre liberalità a un trust o a un fondo speciale per persone con disabilità grave può dedurle dal reddito complessivo fino al 20% del reddito dichiarato e comunque fino a 100.000 € all’anno. In alternativa alla deduzione si può usare la detrazione prevista per le donazioni al Terzo settore.
IMU ridotta: decide il Comune
Per gli immobili conferiti in un trust o destinati a un fondo speciale, il Comune può stabilire aliquote IMU ridotte, franchigie o esenzioni. Non è automatico: controlla la delibera IMU del tuo Comune.
Altri aiuti per le persone con disabilità grave e le famiglie
Il Dopo di noi copre la casa, l’autonomia e il patrimonio, ma non sostituisce le prestazioni economiche legate alla disabilità. Puoi verificare anche:
Trovi tutte le altre misure nella nostra guida ai bonus disabili.