Famiglia

Tasse di successione 2026: quanto si paga, chi è esente e come fare la dichiarazione di successione

Il 1 Ottobre 2026 da Cristina - 13 minuti di lettura
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Tasse di successione: due fratelli adulti parlano con una consulente al tavolo della cucina della casa di famiglia

Le tasse di successione sono le imposte che si pagano quando si riceve un’eredità. Figli e coniuge non pagano l’imposta di successione fino a 1 milione di euro ciascuno e, sulla casa ereditata, l’agevolazione prima casa può far scendere le imposte a poche centinaia di euro. In questa guida trovi quanto si paga, chi è esente e come fare la dichiarazione di successione, una pratica che prima o poi riguarda molte famiglie.

Quando muore un familiare, oltre al dolore arrivano anche le pratiche. La più importante è la dichiarazione di successione, che gli eredi presentano all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi. Alla dichiarazione sono legate le tasse di successione: l’imposta di successione vera e propria e, se nell’eredità ci sono case o terreni, le imposte ipotecaria e catastale.

In breve: coniuge e figli pagano il 4% solo sulla parte che supera 1.000.000 € a testa, fratelli e sorelle il 6% oltre 100.000 €, gli altri parenti il 6% e tutti gli altri l’8% su tutto. In molti casi, quindi, l’imposta di successione è zero, mentre restano da pagare le imposte sugli immobili. Questa guida è aggiornata a ottobre 2026 e vale per i decessi dal 1° gennaio 2025, da quando l’imposta di successione si autoliquida.

Tasse di successione: quanto si paga e le franchigie

L’imposta di successione si calcola separatamente per ogni erede, sul valore netto della sua quota (cioè i beni ereditati meno i debiti e le spese deducibili). Aliquota e franchigia dipendono dal grado di parentela con il defunto: la franchigia è la parte di eredità su cui non si paga nulla.

Chi eredita Franchigia per ciascun erede Aliquota sulla parte che supera la franchigia
Coniuge e parenti in linea retta (figli, nipoti in linea diretta, genitori, nonni) 1.000.000 € 4%
Fratelli e sorelle 100.000 € 6%
Altri parenti fino al quarto grado (zii, nipoti figli di fratelli, cugini), affini in linea retta e affini in linea collaterale fino al terzo grado Nessuna 6%
Tutti gli altri Nessuna 8%

Erede con disabilità grave: franchigia di 1,5 milioni

Se chi eredita è una persona con disabilità grave riconosciuta ai sensi della Legge 104, l’imposta si paga solo sulla parte che supera 1.500.000 €, qualunque sia il grado di parentela. Le altre agevolazioni fiscali per le persone con disabilità sono raccolte nella nostra guida.

Esempi di calcolo

Vediamo cosa succede in alcuni casi concreti, considerando il valore netto che riceve ciascun erede:

Situazione Quota netta Imposta di successione
Figlio che eredita dal padre 300.000 € 0 € (sotto la franchigia)
Figlia che eredita dalla madre 1.200.000 € 4% di 200.000 € = 8.000 €
Sorella che eredita dal fratello 150.000 € 6% di 50.000 € = 3.000 €
Nipote (figlio di un fratello) che eredita dallo zio 50.000 € 6% di 50.000 € = 3.000 €
Amico, senza legami di parentela 50.000 € 8% di 50.000 € = 4.000 €

Attenzione: anche quando l’imposta di successione è zero, se nell’eredità c’è una casa di norma restano dovute le imposte ipotecaria e catastale, che vediamo più avanti insieme all’agevolazione prima casa.

Beni esclusi ed esenzioni dall’imposta di successione

Alcuni beni e somme non concorrono all’attivo ereditario, cioè sono esclusi dal valore su cui si calcola l’imposta di successione:

  • i titoli di Stato (come BOT e BTP) e quelli equiparati, anche emessi da altri Stati dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo;
  • i veicoli iscritti al PRA, cioè auto e moto;
  • il TFR e l’indennità di mancato preavviso del lavoratore che muore mentre è ancora in servizio;
  • le somme che spettano agli eredi per diritto proprio in base ad assicurazioni previdenziali obbligatorie o stipulate dal defunto.

Sul TFR c’è una regola in più: in caso di morte del lavoratore va al coniuge, ai figli e, se vivevano a suo carico, ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado. Se non ci sono questi familiari, TFR e indennità vanno agli eredi secondo le regole della successione legittima, salvo che il lavoratore abbia disposto diversamente con il testamento.

Se sei figlio (o altro discendente) o coniuge del defunto, il passaggio dell’azienda di famiglia, di quote sociali o di azioni non è soggetto all’imposta di successione, a queste condizioni: per l’azienda devi proseguire l’attività per almeno 5 anni; per azioni e quote di società di capitali devi acquisire o integrare il controllo e mantenerlo per almeno 5 anni; per le altre quote sociali devi mantenerne la titolarità per almeno 5 anni. L’impegno va dichiarato espressamente insieme alla dichiarazione di successione.

Debiti e spese che puoi sottrarre

L’imposta si paga sul valore netto: dall’attivo si tolgono le passività deducibili, che riducono la base su cui si calcola l’imposta. Sono:

  • i debiti del defunto esistenti al momento del decesso, se risultano da un atto scritto con data certa precedente o da un provvedimento definitivo del giudice (per esempio il mutuo residuo);
  • le spese mediche e chirurgiche per il defunto negli ultimi sei mesi di vita, pagate dagli eredi e documentate da regolari ricevute;
  • le spese funerarie documentate, ma solo fino a un tetto molto basso: la legge lo fissa ancora in 2 milioni di lire, pari a circa 1.033 €.

Le spese per il funerale si possono anche detrarre nella dichiarazione dei redditi di chi le ha pagate: trovi come funziona nella guida alle spese funebri detraibili.

Casa ereditata: imposte ipotecaria e catastale e agevolazione prima casa

Se nell’eredità ci sono immobili, di norma si pagano due imposte in più, anche se l’imposta di successione è zero:

  • imposta ipotecaria: 2% del valore degli immobili, con un minimo di 200 €;
  • imposta catastale: 1% del valore degli immobili, con un minimo di 200 €.

Per le case il valore da dichiarare è quello di mercato, ma l’Agenzia delle Entrate non lo contesta se per i fabbricati con rendita dichiari almeno 100 volte la rendita catastale aggiornata con i coefficienti previsti per le imposte sui redditi. Queste due imposte, insieme all’imposta di bollo e alla tassa ipotecaria, si calcolano e si versano prima di presentare la dichiarazione, a differenza dell’imposta di successione, che si può pagare anche entro 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione.

Agevolazione prima casa: imposte fisse da 200 €

Se erediti una casa di abitazione non di lusso (cioè non accatastata come A/1, A/8 o A/9) e almeno uno degli eredi ha i requisiti prima casa, le imposte ipotecaria e catastale si pagano in misura fissa sull’intero immobile: 200 € ciascuna, quindi 400 € in tutto. I requisiti ricalcano quelli delle agevolazioni prima casa per chi compra; i principali sono:

  • la casa deve trovarsi nel Comune di residenza dell’erede, oppure nel Comune in cui trasferisce la residenza entro 18 mesi dal decesso (o nel Comune dove lavora, e negli altri casi previsti dalla legge);
  • l’erede non deve avere, da solo o in comunione con il coniuge, la proprietà, l’usufrutto, l’uso o l’abitazione di un’altra casa nello stesso Comune;
  • l’erede non deve avere, in tutta Italia, un’altra casa acquistata con le agevolazioni prima casa, da lui o dal coniuge.

Quanto si risparmia? Su una casa dichiarata per 150.000 €, senza agevolazione paghi 3.000 € di imposta ipotecaria e 1.500 € di catastale, cioè 4.500 €. Con l’agevolazione paghi 400 €: un risparmio di 4.100 €.

Importante
Se possiedi già, in qualsiasi Comune, una casa comprata con le agevolazioni prima casa, puoi chiedere l’agevolazione sull’immobile ereditato solo se ti impegni a trasferire la casa che già possiedi (per esempio vendendola) entro due anni dal decesso. L’agevolazione va richiesta nella dichiarazione di successione.

Se poi vai a vivere nella casa ereditata e ci prendi la residenza, controlla anche le regole dell’IMU prima casa. Se sulla casa ereditata devi fare lavori, valuta il bonus ristrutturazioni.

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Dichiarazione di successione: chi deve presentarla

La dichiarazione di successione è l’adempimento con cui si comunica all’Agenzia delle Entrate cosa lascia il defunto e a chi va. Devono presentarla:

  • gli eredi, i chiamati all’eredità e i legatari, o i loro rappresentanti legali;
  • chi è stato immesso nel possesso dei beni in caso di assenza del defunto o di morte presunta;
  • gli amministratori dell’eredità, i curatori delle eredità giacenti, gli esecutori testamentari e i trustee.

Se gli obbligati sono più di uno, basta una sola dichiarazione, presentata da uno di loro. Non è obbligato chi ha rinunciato espressamente all’eredità prima della scadenza del termine di presentazione.

Quando non serve la dichiarazione di successione

Non devi presentare la dichiarazione solo se si verificano tutte e tre queste condizioni insieme:

  • l’eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto;
  • vale non più di 100.000 €;
  • non comprende immobili né diritti reali immobiliari.

È il caso tipico di chi eredita dal genitore solo un conto corrente o un piccolo deposito. In questa situazione gli eredi devono comunque dichiarare a banche, Poste e altri intermediari finanziari di essere esonerati, così da poter ottenere le somme.

Attenzione
Basta che manchi una sola delle tre condizioni (per esempio, se nell’eredità c’è anche solo un garage o una quota di una casa) e la dichiarazione di successione diventa obbligatoria, anche se non c’è imposta da pagare.

Entro quando e come si presenta la dichiarazione di successione

La dichiarazione va presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione, che di norma coincide con la data del decesso. In alcuni casi il termine parte da un altro momento: per esempio, per un esecutore testamentario o un curatore conta la data in cui hanno avuto notizia legale della loro nomina.

Si presenta in via telematica, con le credenziali dei servizi online dell’Agenzia delle Entrate, direttamente o tramite un intermediario abilitato. Il modello cartaceo è ammesso solo in via eccezionale per i residenti all’estero che non riescono a trasmetterla online; per i decessi avvenuti prima del 3 ottobre 2006 si usa ancora il modello precedente.

Con la stessa dichiarazione si chiede anche la voltura catastale degli immobili: salvo casi particolari, viene eseguita in automatico, senza un’altra pratica. Modello e istruzioni sono nella pagina ufficiale sulla dichiarazione di successione.

Come si paga l’imposta di successione e quando si può rateizzare

Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025 l’imposta di successione è autoliquidata: la calcola chi presenta la dichiarazione, non più l’ufficio. Va versata entro 90 giorni dalla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione, oppure subito, insieme alla dichiarazione. Con la dichiarazione telematica l’imposta di successione e le altre imposte si pagano con addebito sul conto corrente, aperto presso una banca convenzionata con l’Agenzia delle Entrate o presso Poste Italiane.

Se l’importo è alto puoi pagare a rate, alle condizioni di questa tabella:

Voce Regola
Importo minimo da rateizzare 1.000 € (imposta da versare meno l’acconto)
Acconto iniziale Almeno il 20% dell’imposta da versare
Rate fino a 20.000 € Massimo 8 rate trimestrali
Rate oltre 20.000 € Massimo 12 rate trimestrali
Scadenza delle rate Ultimo giorno di ciascun trimestre, con interessi dal giorno dopo il pagamento dell’acconto

Se presenti la dichiarazione in ritardo, puoi regolarizzare con il ravvedimento operoso, che riduce le sanzioni. Quando non c’è imposta da pagare, la sanzione per la presentazione tardiva va da 150 a 500 €, anch’essa riducibile con il ravvedimento.

Quanto costa una successione: le voci principali

Oltre all’imposta di successione e alle imposte sugli immobili, quando nell’eredità ci sono case o terreni si pagano alcuni importi fissi, calcolati per ufficio e non per singolo immobile:

Voce Quanto costa
Imposta di successione 4%, 6% o 8% sulla quota netta, dopo l’eventuale franchigia
Imposta ipotecaria 2% del valore degli immobili (minimo 200 €), oppure 200 € con l’agevolazione prima casa
Imposta catastale 1% del valore degli immobili (minimo 200 €), oppure 200 € con l’agevolazione prima casa
Imposta di bollo 85 € per ciascuna circoscrizione di pubblicità immobiliare
Tassa ipotecaria 120 € per ciascuna conservatoria (65 € per la trascrizione e 55 € per le volture catastali)
Attestazione di avvenuta presentazione (se la chiedi) 16 €

Se ti fai aiutare da un professionista o da un intermediario, al conto si aggiunge il suo compenso, che non è fissato dalla legge: chiedi sempre un preventivo prima di affidare la pratica.

Chi eredita senza testamento: le quote

Se il defunto non ha lasciato testamento, l’eredità si divide secondo le regole della successione legittima previste dal Codice civile. Ecco i casi più comuni:

Chi resta Come si divide l’eredità
Solo il coniuge (senza figli, ascendenti, fratelli o sorelle) Tutto al coniuge
Coniuge e un figlio Metà al coniuge, metà al figlio
Coniuge e due o più figli Un terzo al coniuge, due terzi ai figli in parti uguali
Solo figli Tutto ai figli in parti uguali
Coniuge senza figli, con ascendenti (genitori, nonni) o con fratelli e sorelle del defunto Due terzi al coniuge, il resto agli ascendenti e ai fratelli e sorelle (agli ascendenti spetta comunque almeno un quarto dell’eredità)

Nessuno è obbligato ad accettare: la rinuncia all’eredità si fa con una dichiarazione davanti a un notaio o al cancelliere del tribunale del luogo in cui si è aperta la successione. Prima di accettare conviene verificare i debiti: se superano i beni puoi rinunciare, oppure accettare con beneficio d’inventario, così rispondi dei debiti solo fino al valore di ciò che erediti. Il diritto di accettare l’eredità si prescrive in 10 anni dall’apertura della successione.

Importante
Se sei già in possesso di beni del defunto, l’inventario va fatto entro 3 mesi dall’apertura della successione o da quando hai saputo dell’eredità: altrimenti sei considerato erede puro e semplice e rispondi di tutti i debiti.

Dopo la successione: redditi del defunto, detrazioni e aiuti per la famiglia

Chiusa la successione, restano alcune pratiche fiscali e alcuni aiuti da non perdere.

La dichiarazione dei redditi del defunto

Per una persona deceduta, la dichiarazione dei redditi va presentata da uno degli eredi. Per i redditi del 2025, se il decesso è avvenuto tra il 1° gennaio 2025 e il 30 settembre 2026 e il defunto aveva redditi di lavoro dipendente o pensione, il modello 730 poteva essere usato entro il 30 settembre 2026, tramite CAF, professionista o online, ma mai tramite il sostituto d’imposta. Ora, e per i decessi successivi, serve il modello Redditi Persone Fisiche.

Le detrazioni per i lavori sulla casa passano agli eredi

Se il defunto stava recuperando a rate una detrazione per lavori edilizi, le rate residue passano solo all’erede (o agli eredi) che conserva la detenzione materiale e diretta dell’immobile, per esempio perché ci abita. Se la detenzione è condivisa da più eredi, la detrazione si divide tra loro in parti uguali, e la detenzione deve esserci in ciascun anno in cui si usano le rate.

Gli aiuti INPS per chi resta

Accanto alla successione, la famiglia può avere diritto ad alcune prestazioni:

  • se il defunto era pensionato, al coniuge e ai figli può spettare la pensione di reversibilità;
  • se lavorava e non era ancora in pensione, la pensione indiretta oppure, se mancano i requisiti per la pensione indiretta ma risulta almeno un anno di contributi, l’indennità per morte, prevista quando la pensione del defunto sarebbe stata calcolata con il sistema retributivo o misto (spetta al coniuge o, in sua mancanza, ai figli minorenni o inabili);
  • se il coniuge superstite riceve una pensione ai superstiti da lavoro dipendente ed è inabile a proficuo lavoro, oltre alla pensione può chiedere l’assegno per il nucleo familiare, il cosiddetto assegno di vedovanza, se il reddito è sotto i limiti annuali.
Altre informazioni
Se l’eredità cambia la tua situazione economica, ricordati che i beni ereditati entrano nel tuo patrimonio: leggi come si calcola l’ISEE e quali detrazioni per i familiari a carico puoi ancora avere.
Altre domande frequenti

Esperta di bonus e agevolazioni e con esperienza nel mondo della comunicazione. Cristina fa parte del team Il Mio Bonus da ottobre 2022 ed è a vostra disposizione se avete dubbi, domande o curiosità sul tema.

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