
L’isopensione è un assegno mensile che ti accompagna dalla fine del lavoro fino alla pensione, pagato tramite l’INPS ma finanziato interamente dal tuo datore di lavoro. Non la chiedi da solo: nasce da un accordo tra un’azienda con più di 15 dipendenti e i sindacati e, di regola, copre chi va in pensione entro 4 anni, che per il periodo dal 2018 al 2026 possono diventare 7. Qui trovi chi può averla, quanto si prende, chi paga i contributi e cosa fare quando arriva il momento della pensione.
Cos’è l’isopensione e come funziona
L’isopensione (chiamata anche esodo dei lavoratori anziani o, nei documenti dell’INPS, prestazione di accompagnamento alla pensione) è uno strumento pensato per le aziende che hanno personale in eccedenza. Invece di licenziare, il datore di lavoro può accompagnare alla pensione i dipendenti più vicini al traguardo.
In pratica lasci il lavoro e, fino a quando non maturi i requisiti per la pensione, ricevi ogni mese una prestazione di importo pari alla pensione che avresti già maturato. Il costo è tutto a carico del datore di lavoro, che versa le somme all’INPS; è poi l’INPS a pagarti ogni mese. Oltre all’assegno, l’azienda versa anche i contributi che ti servono per arrivare alla pensione vera e propria.
È una delle strade per lasciare il lavoro in anticipo che trovi nella guida alla pensione, con una differenza importante: qui non decidi tu. L’isopensione esiste solo se la tua azienda la propone e firma un accordo.
A chi spetta: i requisiti dell’azienda e del lavoratore
Perché l’isopensione sia possibile servono condizioni sia dalla parte dell’azienda sia dalla tua.
I requisiti dell’azienda
- deve impiegare in media più di 15 dipendenti, calcolati sul semestre precedente la firma dell’accordo;
- deve trovarsi in una situazione di eccedenza di personale;
- deve firmare un accordo con i sindacati maggiormente rappresentativi a livello aziendale; per i dirigenti, nei processi di riduzione del personale dirigente, l’accordo può essere firmato dall’associazione sindacale che ha stipulato il contratto collettivo della categoria.
Non serve che il datore di lavoro sia un’impresa: il Ministero del Lavoro ha chiarito che l’isopensione può riguardare anche i datori di lavoro che non sono imprenditori, purché abbiano gli altri requisiti.
I requisiti del lavoratore
Per l’isopensione la legge non fissa un’età né un minimo di contributi propri. Quello che conta è che tu possa raggiungere i requisiti minimi per la pensione, di vecchiaia o anticipata, entro un certo numero di anni dalla fine del rapporto di lavoro. Sono i requisiti della pensione validi per tutti, compresi gli adeguamenti alla speranza di vita, che l’INPS valuta anche «in via prospettica» per gli anni successivi. Nel 2026 i requisiti attuali sono questi:
| Pensione da raggiungere |
Requisiti nel 2026 |
| Pensione di vecchiaia |
67 anni di età e almeno 20 anni di contributi |
| Pensione anticipata |
42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne, a qualsiasi età; la pensione parte dopo una finestra di 3 mesi dalla maturazione dei requisiti (più lunga per alcuni dipendenti pubblici) |
Per calcolare quanto ti manca contano anche i periodi di lavoro all’estero nei Paesi dell’Unione europea, dello Spazio economico europeo, in Svizzera e nei Paesi che hanno una convenzione con l’Italia. Per avere il quadro esatto dei tuoi contributi puoi consultare il fascicolo previdenziale del cittadino o chiedere l’estratto conto certificativo.
Importante
Se sei già titolare di una
pensione di invalidità o di un
assegno ordinario di invalidità, non puoi accedere all’isopensione se il tuo obiettivo è la pensione anticipata. Con l’assegno ordinario di invalidità puoi accedere solo se, entro il periodo coperto, raggiungi l’età per la pensione di vecchiaia.
4 o 7 anni prima della pensione: cosa vale nel 2026
Come regola generale, l’isopensione copre chi raggiunge la pensione entro 4 anni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Per alcuni anni, però, la legge ha permesso di allungare questo periodo fino a 7 anni.
A ottobre 2026 la possibilità di arrivare a 7 anni è prevista per il periodo dal 2018 al 2026. Negli anni è stata prorogata più volte, ma a ottobre 2026 non risulta nessuna norma che la estenda oltre il 2026: se senti parlare di una proroga, verifica che sia stata davvero approvata prima di fare i tuoi conti. Senza una nuova proroga, il periodo massimo torna a 4 anni.
C’è poi un caso particolare. Dal 2027 i requisiti per la pensione aumentano (di 1 mese nel 2027 e di 3 mesi complessivi dal 2028) e l’INPS li considera già oggi, «in via prospettica», quando esamina le domande di isopensione: per questo alcune domande erano state respinte. Per i lavoratori che hanno lasciato il lavoro entro il 31 gennaio 2026 l’INPS ha chiarito che la domanda va accolta e che la prestazione può proseguire fino alla prima data utile di pensione, anche oltre il limite di 4 o 7 anni, a condizione che il datore di lavoro continui a versare le somme e i contributi necessari. L’INPS esamina ogni domanda in fase di istruttoria.
Quanto si prende con l’isopensione
L’importo dell’isopensione è pari alla pensione che ti spetterebbe al momento in cui inizi a riceverla, calcolata con le regole in vigore e sulla base dei contributi già accreditati fino a quel momento. I contributi che l’azienda versa durante l’isopensione non aumentano l’assegno mensile: contano invece per la pensione finale.
In pratica: se oggi, con i contributi che hai, la tua pensione sarebbe di una certa cifra, l’isopensione ti paga quella cifra ogni mese, fino al passaggio alla pensione vera.
Tredicesima, rivalutazione e tasse
- 13 mensilità: l’isopensione si paga in rate mensili anticipate e comprende anche la tredicesima;
- niente rivalutazione: sull’importo non si applica l’aumento automatico annuale che invece spetta alle pensioni (la cosiddetta rivalutazione delle pensioni), quindi l’assegno resta fisso;
- tassazione ordinaria: sull’isopensione paghi l’IRPEF come su un reddito normale.
Ai fini fiscali, l’isopensione non è considerata una pensione ma un reddito che sostituisce lo stipendio da lavoro dipendente. Per questo l’INPS ha comunicato che, dalla rata di ottobre 2026, applica anche a chi la riceve le agevolazioni del taglio del cuneo fiscale previste per i lavoratori dipendenti (una somma esente da tasse e un’ulteriore detrazione), con gli arretrati della parte esente dal 1° gennaio 2026. Quanto ricevi dipende dal tuo reddito.
Un’ultima cosa da sapere: l’isopensione non è reversibile. Se il titolare muore prima di andare in pensione, l’isopensione non passa ai familiari: i superstiti che ne hanno diritto possono chiedere la pensione indiretta, che tiene conto anche dei contributi versati dall’azienda nel frattempo.
Contributi: chi li paga fino alla pensione
Oltre all’assegno, il datore di lavoro deve versare all’INPS la contribuzione correlata, cioè i contributi che ti servono per raggiungere i requisiti, fino alla data in cui li maturi. Vale sia se punti alla pensione di vecchiaia sia se punti a quella anticipata: la data fino a cui l’azienda si impegna a pagare è indicata nella certificazione rilasciata dall’INPS.
La contribuzione correlata viene accreditata sulla tua posizione come contributi figurativi: non devi pagare nulla tu e, quando arriva il momento, entrano nel calcolo della pensione definitiva.
Prima di firmare, chiedi all’azienda una copia della certificazione dell’INPS: indica la data in cui maturerai la pensione, che è anche la data fino alla quale l’azienda si obbliga a versare i contributi, e l’importo che riceverai.
Come si accede: i passaggi della domanda
La domanda non la presenti da solo. È il datore di lavoro a gestire la pratica con l’INPS, con il tuo consenso. I passaggi principali sono questi:
- Accordo sindacale: l’azienda firma l’accordo con i sindacati, che indica i lavoratori interessati.
- Richiesta di accesso: il datore di lavoro presenta all’INPS il programma annuale di esodo, l’elenco dei lavoratori e l’accordo, almeno 3 mesi prima della prima cessazione prevista.
- Delega e certificazione: firmi una delega scritta all’azienda, che chiede all’INPS di certificare il tuo diritto e l’importo. L’INPS ti indica la data in cui maturerai la pensione e quanto riceverai.
- Garanzia: l’azienda presenta una fideiussione bancaria a garanzia dei pagamenti, oppure versa tutta la somma in un’unica soluzione. L’accordo diventa efficace dopo la validazione dell’INPS.
- Domanda di prestazione: per ogni lavoratore si compila una domanda firmata da te e dal legale rappresentante dell’azienda, che la presenta all’INPS.
- Cessazione e primo pagamento: il rapporto di lavoro termina l’ultimo giorno del mese e l’isopensione parte dal primo giorno del mese successivo, senza interruzioni tra la fine del rapporto e l’inizio della prestazione.
Per seguire la tua posizione online sul sito dell’INPS ti serve lo SPID o un’altra identità digitale.
Cosa succede se l’azienda non paga
Se non ha versato tutto in un’unica soluzione, il datore di lavoro deve versare all’INPS ogni mese la somma per il tuo assegno e per i contributi. Se non lo fa, l’INPS non eroga l’isopensione.
A quel punto l’INPS invia all’azienda un avviso di pagamento. Se dopo 180 giorni dalla notifica il datore di lavoro non ha ancora pagato, l’INPS chiede il pagamento alla banca che ha rilasciato la fideiussione. Per questo, se l’azienda non versa tutta la somma in un’unica soluzione, deve presentare una garanzia, e l’INPS accetta solo la fideiussione bancaria.
Attenzione
Se nemmeno la banca garante paga, l’INPS non eroga l’assegno e non accredita i contributi. Prima di firmare, fatti spiegare dall’azienda e dal sindacato quali garanzie sono state date.
Isopensione, lavoro e altri sussidi: cosa è compatibile
Prima di accettare conviene chiarire due punti.
- Puoi lavorare? La legge non prevede regole sul cumulo con altri redditi da lavoro dipendente o autonomo, e l’INPS ha chiarito che non riduce l’importo dell’isopensione se torni a lavorare. Resta però chiuso il rapporto di lavoro con l’azienda che ha firmato l’accordo.
- Spetta la NASpI? No: l’isopensione è alternativa all’indennità di disoccupazione, che oggi è la NASpI. Inoltre, per gli accordi di isopensione la legge esclude il ticket di licenziamento: l’azienda non lo paga.
Quando arriva la pensione: la domanda da non dimenticare
L’isopensione non si trasforma da sola in pensione: quando maturi i requisiti devi presentare la domanda di pensione all’INPS in tempo utile, come qualsiasi altro lavoratore.
Tieni a mente la data indicata nella certificazione e prepara la domanda per tempo, se vuoi anche con l’aiuto di un patronato. Una volta in pensione, il tuo importo sarà calcolato su tutti i contributi, compresi quelli versati dall’azienda durante l’isopensione, e da quel momento potrai leggere ogni mese il cedolino della pensione.
Isopensione o altre uscite anticipate: le differenze
L’isopensione non è l’unico modo per smettere di lavorare prima. La differenza principale con le altre strade è chi decide e chi paga:
- con l’Ape sociale la domanda la presenti tu all’INPS, se rientri in una delle categorie tutelate, e l’indennità è a carico dello Stato;
- con la pensione dei lavoratori precoci contano almeno 12 mesi di contributi da lavoro effettivo prima dei 19 anni, insieme agli altri requisiti;
- con il contratto di solidarietà o la cassa integrazione il rapporto di lavoro non si chiude: l’attività si riduce o si sospende per un periodo;
- con l’isopensione è l’azienda a proporre l’uscita e a pagare tutto, assegno e contributi.
Se la tua azienda ti propone l’esodo, valuta l’offerta insieme al sindacato o a un patronato e confrontala con le altre strade a cui potresti avere diritto, tenendo conto della data di pensione e dell’importo indicati dall’INPS.