Famiglia

Maternità con la partita IVA 2026: chi la paga, quanto spetta e come fare domanda

Il 1 Novembre 2026 da Cristina - 10 minuti di lettura
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Maternità partita IVA: libera professionista incinta che prende appunti alla scrivania del suo studio di casa

Con la partita IVA la maternità è pagata anche se non sei dipendente: spetta un’indennità per 5 mesi, di norma 2 prima e 3 dopo il parto, e in genere non devi smettere di lavorare per riceverla. Chi la paga e quanto vale dipende dalla gestione a cui sei iscritta: l’INPS per la Gestione separata e per artigiane, commercianti e coltivatrici dirette, la tua cassa di previdenza se sei una libera professionista iscritta a un ordine.

Maternità con la partita IVA: chi la paga e quanto vale

Il primo passo è capire dove versi i contributi, perché le regole cambiano da una gestione all’altra. Il regime fiscale, forfettario o ordinario, invece per la maternità non conta: una professionista in forfettario senza cassa è iscritta alla Gestione separata come una collega in regime ordinario, mentre un’artigiana o una commerciante in forfettario resta nella sua gestione INPS. Se stai ancora valutando come partire, trovi le differenze nella guida su come aprire la partita IVA.

Se sei Chi paga Quanto spetta
Libera professionista senza cassa o collaboratrice iscritta alla Gestione separata INPS 80% di 1/365 del reddito, per ogni giorno di maternità
Artigiana o commerciante INPS 80% della retribuzione minima giornaliera di impiegato: circa 46,50 € al giorno nel 2026
Coltivatrice diretta, colona, mezzadra o imprenditrice agricola professionale INPS 80% della retribuzione minima giornaliera di operaio agricolo: circa 41,36 € al giorno per i bambini nati nel 2026
Libera professionista iscritta a una cassa (avvocate, mediche, ingegnere, architette…) La tua cassa di previdenza 80% di 5/12 del reddito professionale dichiarato due anni prima, con un minimo e un massimo

In tutti i casi il periodo ordinario è di 5 mesi, che in alcune situazioni si possono allungare. Rispetto alla maternità obbligatoria delle dipendenti c’è una differenza importante: per le lavoratrici autonome e per le iscritte alla Gestione separata l’indennità di norma non richiede di astenersi dal lavoro: puoi continuare a seguire i clienti e ricevere comunque il pagamento, salvo i casi di interdizione che trovi più sotto.

Maternità per le iscritte alla Gestione separata

La Gestione separata dell’INPS riguarda le libere professioniste che non hanno una cassa propria e le collaboratrici coordinate e continuative. L’indennità spetta per 2 mesi prima della data presunta del parto e 3 mesi dopo la data effettiva. Se la gravidanza procede senza rischi per te e per il bambino, puoi scegliere di spostare il periodo a 1 mese prima e 4 dopo oppure di usare tutti e 5 i mesi dopo il parto: la scelta va indicata nella domanda.

Requisiti

Per avere l’indennità devi:

  • essere iscritta alla Gestione separata, non pensionata e non iscritta ad altre forme di previdenza obbligatoria;
  • avere almeno una mensilità di contributi con aliquota piena nei 12 mesi prima dell’inizio del periodo di maternità.
Importante
Se sei una collaboratrice, l’indennità ti spetta anche se il committente non ha versato i contributi che doveva. Se sei una libera professionista, invece, il versamento è una tua responsabilità: se i contributi mancano, il requisito non è raggiunto.

Quanto spetta

L’indennità è pari all’80% di 1/365 del reddito soggetto a contributi nella Gestione separata, entro il massimale annuo, per ogni giornata di maternità. Il reddito di riferimento si calcola così:

  • collaboratrici: il reddito dei 12 mesi precedenti, come risulta dai contributi versati dal committente;
  • libere professioniste: per ognuno dei 12 mesi, 1/12 del reddito indicato nella dichiarazione dei redditi dell’anno (o degli anni) in cui cadono quei mesi.

Per esempio, con un reddito professionale di 30.000 € l’anno l’indennità vale circa 65,75 € al giorno (30.000 € diviso 365, moltiplicato per 80%).

Puoi continuare a lavorare

Per le iscritte alla Gestione separata, collaboratrici comprese, l’indennità spetta anche se continui a lavorare. Fanno eccezione solo i periodi di interdizione, cioè lo stop anticipato o prolungato deciso per gravidanza a rischio o lavoro pericoloso, simile alla maternità anticipata delle dipendenti: in quei periodi devi astenerti dal lavoro. L’interdizione può riguardare le collaboratrici, mentre non è prevista per le libere professioniste iscritte alla Gestione separata.

Se quando inizia la maternità sei anche dipendente o iscritta a un’altra gestione obbligatoria, l’indennità ti viene pagata per quel lavoro e non dalla Gestione separata. Lo stesso vale se più avanti ottieni da un altro lavoro una maternità più alta. In alcuni casi è previsto un trattamento differenziale, cioè il pagamento della differenza tra le due indennità: per il tuo caso verifica con l’INPS o con un patronato.

Maternità per artigiane, commercianti e coltivatrici dirette

Se sei iscritta alla gestione INPS di artigiani o commercianti, oppure sei coltivatrice diretta, colona, mezzadra, imprenditrice agricola professionale o pescatrice autonoma della piccola pesca, l’indennità di maternità copre i 2 mesi prima del parto e i 3 mesi successivi e non comporta l’obbligo di smettere di lavorare. In caso di gravi complicanze della gravidanza può spettare anche prima dei due mesi.

Il requisito principale è essere iscritta e in regola con il versamento dei contributi durante i mesi di maternità: se hai rate arretrate, conviene sistemarle prima di fare domanda.

Quanto spetta nel 2026

Qui l’importo non dipende dal tuo reddito ma da una retribuzione convenzionale fissata ogni anno. Secondo le tabelle INPS del 2026:

  • artigiane e commercianti: per i periodi di maternità iniziati nel 2026, 80% di 58,13 €, cioè circa 46,50 € al giorno;
  • coltivatrici dirette, colone, mezzadre e imprenditrici agricole professionali: per i bambini nati o entrati in famiglia nel 2026, 80% di 51,70 €, cioè circa 41,36 € al giorno;
  • pescatrici autonome: 80% di 32,30 €, cioè circa 25,84 € al giorno.

Se la gravidanza si interrompe dopo il terzo mese, spetta un’indennità per 30 giorni.

Maternità per le libere professioniste iscritte a una cassa

Se sei avvocata, medica, commercialista, ingegnera, architetta o fai un’altra professione con un ordine e una cassa di previdenza propria (per esempio Cassa Forense, ENPAM o Inarcassa), la maternità non la paga l’INPS ma la tua cassa. Spetta per i 2 mesi prima e i 3 mesi dopo il parto, anche prima in caso di gravi complicanze, e senza obbligo di astenerti dal lavoro.

L’indennità è pari all’80% di 5/12 del solo reddito professionale dichiarato al fisco come reddito da lavoro autonomo nel secondo anno precedente quello del parto: per un bambino nato nel 2026 conta il reddito del 2024. La legge fissa poi due limiti:

  • un minimo: l’indennità non può essere inferiore a 5 mensilità calcolate sull’80% del salario minimo giornaliero della qualifica di impiegato;
  • un massimo: non può superare 5 volte quel minimo, salvo che la tua cassa, con una delibera approvata dal Ministero del Lavoro, abbia fissato un tetto più alto.
Attenzione
Ogni cassa ha un regolamento proprio, con moduli, importi minimi e massimi aggiornati e talvolta tutele aggiuntive. Per il tuo caso controlla sempre il sito o l’area riservata della tua cassa.

Se la gravidanza si interrompe, per motivi spontanei o volontari, dopo il compimento del sesto mese, l’indennità della cassa spetta per intero.

I 3 mesi in più se il reddito è basso

Dal 2022 le lavoratrici autonome (comprese le libere professioniste con cassa) e le iscritte alla Gestione separata con un reddito basso possono avere l’indennità per altri 3 mesi dopo la fine del periodo ordinario, arrivando così a 8 mesi in tutto. La condizione è che il reddito dichiarato nell’anno prima dell’inizio della maternità sia inferiore a una soglia rivalutata ogni anno: per il 2026 la soglia indicata dall’INPS è di 9.532,18 €. Se sei iscritta a una cassa, chiedi alla tua cassa come presentare la richiesta.

È una tutela pensata proprio per chi ha aperto da poco la partita IVA o lavora con pochi clienti: se la maternità inizia nel 2026 e nel 2025 hai dichiarato un reddito basso, controlla se sei sotto la soglia prima di presentare la domanda.

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Come fare domanda e le scadenze

Per la maternità pagata dall’INPS (Gestione separata, artigiane, commercianti e coltivatrici) i passaggi sono questi:

  1. il certificato medico di gravidanza lo invia online all’INPS il medico del Servizio sanitario nazionale o convenzionato;
  2. presenti la domanda sul sito dell’INPS con SPID, CIE o CNS, oppure tramite il Contact Center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) o 06 164 164 (da cellulare), o tramite un patronato;
  3. entro 30 giorni dal parto comunichi la data di nascita e i dati del bambino.

Se sei iscritta alla Gestione separata, il momento giusto per presentare la domanda è prima dei due mesi che precedono la data presunta del parto. Il limite ultimo, per tutte le iscritte all’INPS, è diverso: il diritto si prescrive dopo un anno dal giorno successivo alla fine del periodo indennizzabile, e per non perderlo serve una richiesta scritta con data certa entro quel termine. L’INPS ha 55 giorni per definire la pratica.

Per la maternità pagata dalla cassa di previdenza la domanda si presenta alla cassa dal compimento del sesto mese di gravidanza ed entro 180 giorni dal parto: è un termine perentorio fissato dalla legge, quindi non aspettare l’ultimo momento. Alla domanda alleghi il certificato medico con l’inizio della gravidanza e la data presunta del parto, e una dichiarazione in cui attesti di non avere diritto ad altre indennità di maternità.

Congedo parentale per chi ha la partita IVA

Finiti i 5 mesi, il congedo parentale ti permette di restare con il bambino ancora un po’, con un’indennità ridotta. Qui però, a differenza della maternità, devi smettere davvero di lavorare nei giorni di congedo. Le regole cambiano a seconda della gestione:

  • Gestione separata: ogni genitore ha 3 mesi indennizzati non trasferibili, più altri 3 mesi da dividere tra i due, per un massimo di 9 mesi in coppia, da usare entro i 12 anni del figlio, anche a giorni ma non a ore. L’indennità è il 30% di 1/365 del reddito. Serve almeno un mese di contributi con aliquota maggiorata nei 12 mesi prima del congedo.
  • Artigiane, commercianti e coltivatrici: ogni genitore ha fino a 3 mesi per ogni figlio, da usare entro il primo anno di vita del bambino (o dal suo ingresso in famiglia), pagati al 30% della retribuzione convenzionale. Devi aver versato i contributi del mese prima dell’inizio del congedo.

In entrambi i casi la domanda va fatta prima di iniziare il congedo: se la presenti dopo, ti vengono pagati solo i giorni successivi alla richiesta.

Adozione, affidamento e padri con la partita IVA

L’indennità spetta anche quando un bambino arriva in famiglia con un’adozione o un affidamento preadottivo: per 5 mesi dall’ingresso del minore in famiglia, o dal suo ingresso in Italia se l’adozione è internazionale. Per le libere professioniste con cassa la domanda va presentata entro 180 giorni dall’ingresso del minore, con copia del provvedimento. Con un affidamento non preadottivo, invece, la Gestione separata non paga la maternità, mentre per artigiane, commercianti e coltivatrici spettano 3 mesi da usare nei 5 mesi successivi all’affidamento.

Anche il padre con la partita IVA ha una tutela. Se è libero professionista iscritto a una cassa, riceve l’indennità per il periodo che sarebbe spettato alla madre, o per quello che resta, in caso di morte o grave infermità della madre, di abbandono o di affidamento esclusivo del bambino al padre. Nelle stesse situazioni l’indennità di paternità spetta anche ai padri iscritti alla Gestione separata e ai padri artigiani, commercianti o coltivatori diretti, mentre il congedo parentale spetta a entrambi i genitori come visto sopra. Per i padri dipendenti trovi le regole nella guida al congedo di paternità.

Altre informazioni
Oltre alla maternità, per i figli puoi chiedere l’Assegno unico universale, che dipende dall’ISEE, e più avanti il bonus asilo nido. Se non rientri in nessuna delle tutele viste sopra, o ne hai una più bassa, controlla se hai i requisiti per l’assegno di maternità dello Stato e per l’assegno di maternità dei Comuni. Trovi tutti i bonus per la famiglia.

Ultimo aggiornamento: 1° novembre 2026. Guida alla maternità per le lavoratrici con partita IVA, con gli importi INPS del 2026 e la soglia di reddito per i 3 mesi in più.

Altre domande frequenti

Esperta di bonus e agevolazioni e con esperienza nel mondo della comunicazione. Cristina fa parte del team Il Mio Bonus da ottobre 2022 ed è a vostra disposizione se avete dubbi, domande o curiosità sul tema.

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