
La maternità anticipata ti permette di smettere di lavorare prima dei due mesi che precedono il parto quando la gravidanza è a rischio oppure quando il tuo lavoro può mettere in pericolo la salute tua o del bambino. In questa guida trovi in quali casi spetta, chi la dispone tra ASL e Ispettorato del Lavoro, quanto si prende in busta paga e come fare domanda all’INPS senza perdere nemmeno un giorno di indennità.
Che cos’è la maternità anticipata
Di norma il congedo di maternità comincia due mesi prima della data presunta del parto e prosegue per tre mesi dopo, come spiega la guida alla maternità obbligatoria. La maternità anticipata, chiamata anche interdizione anticipata dal lavoro, porta prima questo momento: ti consente di restare a casa già dai primi mesi di gravidanza, se c’è un motivo di salute o di sicurezza che lo giustifica.
Non è un permesso che decide il datore di lavoro e nemmeno un certificato di malattia. È un provvedimento pubblico: lo firma l’ASL o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL), a seconda del motivo. Durante questo periodo sei coperta dall’INPS con un’indennità, esattamente come nel congedo ordinario.
Il punto più importante da sapere è che i giorni di interdizione anticipata si aggiungono al congedo di maternità: non lo sostituiscono e non lo accorciano. I due mesi prima e i tre mesi dopo il parto restano tutti tuoi.
In quali casi spetta: gravidanza a rischio o lavoro a rischio
La legge prevede tre situazioni in cui la lavoratrice può essere allontanata dal lavoro prima del tempo. La prima riguarda la salute, le altre due riguardano il tipo di lavoro che svolgi:
| Situazione |
Chi decide |
Fino a quando |
| Gravi complicanze della gravidanza o malattie che si presume possano peggiorare a causa della gravidanza (la cosiddetta gravidanza a rischio) |
ASL |
Fino all’inizio del congedo di maternità |
| Condizioni di lavoro o ambientali ritenute pericolose per la salute della donna e del bambino |
Ispettorato Territoriale del Lavoro |
Può proseguire dopo il parto, fino al settimo mese di vita del bambino |
| Mansioni vietate in gravidanza quando non è possibile spostarti ad altre mansioni |
Ispettorato Territoriale del Lavoro |
Può proseguire dopo il parto, fino al settimo mese di vita del bambino |
Nel primo caso conta solo la tua condizione medica: il lavoro che fai non c’entra. Negli altri due, invece, il problema è la mansione. Pensa a lavori che espongono a sostanze pericolose, che richiedono di sollevare pesi o di restare a lungo in piedi: se il datore di lavoro non riesce a spostarti su un’attività compatibile con la gravidanza, interviene l’Ispettorato.
Solo nei casi legati al lavoro l’interdizione può essere prolungata dopo il parto, fino al settimo mese di vita del bambino. La gravidanza a rischio per motivi di salute, invece, copre il periodo che precede il congedo di maternità ordinario.
Chi può chiedere la maternità anticipata
La tutela completa, con tutte e tre le situazioni, è pensata per le lavoratrici dipendenti, del settore privato e pubblico. Ci sono però regole specifiche anche per altre categorie:
- Collaboratrici iscritte alla Gestione Separata (co.co.co.): l’INPS riconosce l’indennità anche nei periodi di interdizione anticipata disposti dall’ASL o dall’ITL. Trovi come funziona questa cassa nella guida alla Gestione Separata INPS.
- Libere professioniste iscritte alla Gestione Separata: secondo l’INPS l’interdizione non è riconosciuta.
- Lavoratrici autonome (artigiane, commercianti, coltivatrici dirette, imprenditrici agricole professionali) e libere professioniste iscritte a una cassa professionale: dal 2022 possono ricevere l’indennità anche prima dei due mesi che precedono il parto, ma solo in caso di gravi complicanze della gravidanza accertate dall’ASL.
Se sei una lavoratrice autonoma, quindi, la strada è quella della gravidanza a rischio per motivi di salute: l’interdizione legata alla mansione riguarda solo le lavoratrici dipendenti.
Quanto si prende con la maternità anticipata
Durante l’interdizione anticipata spetta un’indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione, la stessa percentuale del congedo di maternità ordinario. Per calcolarla si considera la retribuzione media globale giornaliera dell’ultimo periodo di paga, mensile o di quattro settimane, che precede l’inizio del congedo. Se vuoi ritrovare queste voci sul cedolino, può esserti utile la guida su come leggere la busta paga.
Chi paga dipende dal tuo contratto:
- per la maggior parte delle dipendenti è il datore di lavoro ad anticipare l’indennità in busta paga, per poi recuperarla dall’INPS;
- per alcune categorie paga direttamente l’INPS: secondo l’Istituto sono le lavoratrici agricole, le colf e badanti, le lavoratrici a domicilio e le lavoratrici disoccupate o con il contratto sospeso, per le quali la tutela scatta se ci sono determinati requisiti.
Per le collaboratrici della Gestione Separata il calcolo è diverso: l’indennità è pari all’80% di 1/365 del reddito da lavoro prodotto nei 12 mesi precedenti il mese in cui inizia il periodo indennizzato.
Il restante 20% non è coperto dall’INPS. Alcuni contratti collettivi (CCNL) prevedono un’integrazione a carico del datore di lavoro: controlla quello del tuo settore o chiedi all’ufficio del personale.
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Scopri i tuoi aiuti
I mesi di interdizione non ti fanno perdere nulla sul lavoro: sono calcolati nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti, compresi tredicesima e ferie, e sono coperti da contributi figurativi per la pensione, senza bisogno di aver già versato contributi in passato. Puoi verificarli in seguito nel tuo Fascicolo previdenziale INPS.
Come fare domanda: ASL, Ispettorato e INPS
La procedura ha due passaggi: prima ottieni il provvedimento di interdizione, poi presenti la domanda di indennità all’INPS.
Se la gravidanza è a rischio: la richiesta all’ASL
Quando il motivo è medico, la decisione spetta all’ASL sulla base di un accertamento medico che confermi le complicanze della gravidanza o la malattia che potrebbe aggravarsi. Ogni ASL organizza la richiesta a modo suo, anche online: conviene chiedere al tuo ginecologo o consultare il sito della tua azienda sanitaria. Il provvedimento deve essere emesso entro sette giorni dalla ricezione della richiesta.
Se è il lavoro a essere rischioso: la richiesta all’ITL
Quando il rischio dipende dalla mansione, la competenza è dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro. L’interdizione può essere disposta su tua richiesta, con l’apposito modulo dell’Ispettorato, oppure d’ufficio, se il rischio emerge durante un controllo. Anche il datore di lavoro può comunicare all’Ispettorato che non ha mansioni alternative da offrirti. Pure in questo caso il provvedimento arriva entro sette giorni dalla ricezione della documentazione.
Importante
Il provvedimento dell’ASL o dell’Ispettorato non basta per ricevere i soldi: devi presentare anche la domanda di maternità all’INPS. Senza questa domanda l’indennità non viene pagata.
La domanda all’INPS
La domanda di indennità di maternità si presenta all’INPS in modalità telematica, accedendo con SPID, CIE o CNS, oppure tramite il Contact Center o un patronato. Va inviata prima dell’inizio del congedo e, in ogni caso, non oltre un anno dalla fine del periodo indennizzabile. Trovi l’accesso ai servizi online nella guida all’INPS.
Cosa succede dopo: congedo, diritti e licenziamento
Quando l’interdizione anticipata termina, comincia il normale congedo di maternità. Se l’interdizione dipende dal lavoro, può poi proseguire dopo i tre mesi successivi al parto, fino al settimo mese di vita del bambino. Terminata anche questa fase, puoi chiedere il congedo parentale e, una volta rientrata, usare i permessi per allattamento. Anche il papà ha diritto al suo congedo di paternità.
Durante tutta la gravidanza sei tutelata in modo particolare: la legge vieta il licenziamento dall’inizio della gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino, compresi i periodi di interdizione. Il divieto ha alcune eccezioni previste dalla legge, come la colpa grave che costituisce giusta causa o la cessazione dell’attività dell’azienda: se ricevi una lettera di licenziamento, rivolgiti subito a un patronato o all’Ispettorato.
Alla nascita, ricordati degli aiuti economici per la famiglia: l’Assegno Unico Universale per i figli e il bonus asilo nido. Se invece non lavori, puoi valutare l’assegno di maternità per mamme disoccupate.
Attenzione
Le informazioni di questa guida riguardano le regole nazionali sulla tutela della maternità. Le modalità per presentare la richiesta all’ASL cambiano da una regione all’altra: per il tuo caso concreto rivolgiti alla tua ASL, all’Ispettorato Territoriale del Lavoro o a un patronato.