Aspetti un bambino o lo hai appena accolto in famiglia? Scopri quali aiuti puoi chiedere
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L’assegno di maternità dello Stato è un contributo che l’INPS versa per ogni figlio nato, adottato o in affidamento preadottivo a chi ha un lavoro discontinuo o ha perso da poco il lavoro e non riceve un’indennità di maternità piena. Nel 2026 vale fino a 2.543,15 € per figlio, non richiede l’ISEE e la domanda va presentata entro 6 mesi dalla nascita o dall’ingresso del bambino in famiglia. Qui trovi chi può chiederlo, quanto spetta e come fare domanda nei tempi giusti.
Che cos’è l’assegno di maternità dello Stato
L’assegno di maternità dello Stato è una prestazione previdenziale a carico dello Stato, concessa e pagata direttamente dall’INPS. Nei documenti ufficiali lo trovi anche con il nome di assegno di maternità per lavori atipici e discontinui: è pensato per chi ha lavorato, ma non abbastanza o non in modo continuativo per avere una tutela completa.
Spetta per ogni figlio, sia in caso di nascita sia in caso di adozione o affidamento preadottivo. Se hai già un’indennità di maternità, ma più bassa dell’assegno, l’INPS ti riconosce la differenza tra le due somme.
Spesso viene confuso con l’assegno di maternità dei Comuni, che però è un’altra misura, con regole diverse. Ecco le differenze principali:
| Cosa cambia |
Assegno dello Stato |
Assegno dei Comuni |
| Su cosa si basa |
Sui contributi versati lavorando |
Sulla situazione economica della famiglia |
| Serve l’ISEE |
No |
Sì, entro una soglia aggiornata ogni anno |
| Chi lo concede |
L’INPS |
Il Comune |
| Importo 2026 |
Fino a 2.543,15 € per figlio |
Importo e soglia ISEE propri |
Se non hai mai lavorato o hai contributi troppo scarsi, la misura giusta per te è probabilmente l’altra: trovi requisiti e soglia nella guida all’assegno di maternità dei Comuni.
A chi spetta: i requisiti per la madre
Prima di tutto servono due condizioni di base, che valgono in ogni caso:
- la residenza in Italia al momento della nascita del bambino o del suo ingresso in famiglia;
- la cittadinanza italiana o di un Paese dell’Unione europea, oppure uno dei titoli di soggiorno indicati qui sotto, al momento in cui presenti la domanda.
Se sei cittadina di un Paese extra UE, l’INPS accetta questi permessi di soggiorno:
- carta di soggiorno per familiari di un cittadino dell’Unione europea, anche nella versione permanente;
- permesso unico di lavoro che autorizza a lavorare per più di sei mesi;
- permesso di soggiorno per motivi di ricerca che autorizza a restare in Italia per più di sei mesi;
- permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.
Poi conta la tua storia lavorativa. I casi previsti sono tre.
Se lavori
Devi avere almeno 3 mesi di contributi per maternità nel periodo che va dai 18 ai 9 mesi precedenti il parto, oppure l’ingresso del bambino in famiglia in caso di adozione o affidamento (l’ingresso in Italia, se l’adozione è internazionale). Facciamo un esempio: se partorisci il 1° dicembre 2026, la finestra da controllare va dal 1° giugno 2025 al 1° marzo 2026.
Non sai se hai abbastanza contributi in quel periodo? Puoi verificarlo online nel fascicolo previdenziale del cittadino, dove puoi consultare i contributi che l’INPS ha registrato a tuo nome.
Se hai perso il lavoro
Puoi chiederlo anche se sei disoccupata, a patto di aver lavorato almeno 3 mesi e di aver perso il diritto alle prestazioni previdenziali o assistenziali che ricevevi.
C’è però un limite di tempo: il periodo tra la fine di quelle prestazioni e il parto non può superare la durata delle prestazioni che hai ricevuto, e in ogni caso non può superare i 9 mesi. Per esempio, se hai percepito un’indennità per 4 mesi, il bambino deve nascere entro 4 mesi dalla fine dell’indennità.
Se ti sei dimessa durante la gravidanza
Se hai lasciato il lavoro mentre eri incinta, anche con dimissioni volontarie, puoi chiedere l’assegno se hai 3 mesi di contributi nel periodo che va dai 18 ai 9 mesi prima del parto, oltre ai requisiti di base visti sopra.
Per l’assegno di maternità dello Stato
non serve l’ISEE e non ci sono limiti di reddito: contano la residenza, la cittadinanza o il permesso di soggiorno e i requisiti contributivi del tuo caso.
Adozione, affidamento e quando può chiederlo il padre
L’assegno non è riservato alla sola madre biologica. Secondo l’INPS possono chiederlo:
- la madre, anche adottiva;
- il padre, anche adottivo, nei casi descritti più sotto;
- gli affidatari preadottivi e l’adottante non sposato;
- il coniuge della madre adottiva o dell’affidataria preadottiva;
- gli affidatari non preadottivi, se il bambino non è stato riconosciuto da nessuno dei due genitori;
- il legale rappresentante, se il genitore non può agire da solo.
Nell’adozione e nell’affidamento preadottivo c’è un limite di età: al momento dell’adozione o dell’affidamento il bambino non deve aver superato i 6 anni. Per le adozioni e gli affidamenti internazionali il limite sale fino alla maggiore età. Non spetta alcun assegno, invece, a chi adotta il figlio del proprio coniuge.
Quando spetta al padre
Il padre può ottenere l’assegno al posto della madre in alcune situazioni precise:
- abbandono del figlio da parte della madre o affidamento esclusivo al padre: in questo caso, al momento dell’abbandono o dell’affidamento, deve avere lui gli stessi requisiti contributivi previsti per la madre; se si tratta di un parto, anche la madre doveva essere regolarmente soggiornante e residente in Italia al momento della nascita; inoltre il figlio deve essere stato riconosciuto da lui e vivere nel suo stesso nucleo familiare;
- decesso della madre: il padre deve aver riconosciuto il bambino (o essere il coniuge della donna adottante o affidataria preadottiva), essere regolarmente soggiornante e residente in Italia e avere il bambino nel proprio nucleo familiare e sotto la propria responsabilità genitoriale; inoltre la madre non deve aver già ricevuto l’assegno.
In entrambi i casi il bambino non deve essere affidato a terzi. Per le regole sui giorni di astensione dal lavoro dei papà, invece, leggi la guida al congedo di paternità.
Quanto spetta nel 2026: importo e quota differenziale
L’importo viene rivalutato ogni anno in base all’andamento dei prezzi al consumo calcolato dall’ISTAT. Per i bambini nati nel 2026, e per le adozioni e gli affidamenti preadottivi con ingresso in famiglia nel 2026, l’INPS ha fissato l’assegno in misura intera a 2.543,15 €.
| Anno di nascita o ingresso in famiglia |
Importo intero per figlio |
| 2025 |
2.508,04 € |
| 2026 |
2.543,15 € |
L’assegno spetta per ogni figlio: in caso di parto gemellare o di adozione di più bambini insieme, l’importo si moltiplica per il numero dei figli. Con due gemelli nati nel 2026, per esempio, la misura intera arriva a 5.086,30 €.
Come funziona la quota differenziale
Ricevi l’importo intero se non hai nessuna indennità di maternità. Se invece hai diritto a un’indennità o a un altro trattamento economico di maternità più basso dell’assegno, l’INPS ti paga solo la differenza, chiamata quota differenziale.
Un esempio con gli importi del 2026: se per quella nascita ricevi in tutto 1.500 € di indennità di maternità, l’assegno dello Stato vale 1.043,15 € (cioè 2.543,15 € meno 1.500 €). Se la tua indennità è pari o superiore a 2.543,15 €, la quota differenziale non spetta.
Sul piano fiscale, l’assegno non costituisce reddito né ai fini fiscali né ai fini previdenziali.
Come fare domanda all’INPS: scadenza e canali
La domanda va presentata all’INPS entro 6 mesi:
- dalla nascita del bambino;
- dall’ingresso effettivo in famiglia del minore in caso di adozione o affidamento;
- dall’ingresso in Italia del minore in caso di adozione internazionale.
Importante
Il termine di 6 mesi è perentorio: se lo lasci scadere perdi il diritto all’assegno, anche se hai tutti i requisiti. Segnati la data appena nasce il bambino o appena entra in famiglia.
Puoi presentare la domanda in tre modi:
- online, dal sito INPS, con il servizio “Congedo parentale, maternità e paternità – Domanda”, dopo aver effettuato l’accesso con le tue credenziali;
- tramite il Contact Center INPS, al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da cellulare, a pagamento secondo la tariffa del tuo operatore;
- tramite un patronato, che può inviare la domanda al posto tuo.
Tutte le informazioni ufficiali sono nella scheda INPS dell’assegno di maternità dello Stato. Se hai dubbi sui tuoi contributi, un patronato può aiutarti a controllare se rientri nella finestra dei 18-9 mesi.
Si può sommare ad altri aiuti?
Le regole di compatibilità sono poche ma importanti:
- indennità di maternità: se è più bassa dell’assegno, ricevi solo la quota differenziale, come visto sopra. Le regole dell’indennità per le dipendenti sono spiegate nella guida alla maternità obbligatoria;
- assegno di maternità dei Comuni: se il Comune te lo ha già concesso o pagato, l’assegno dello Stato ti spetta solo per la differenza;
- aiuti di Regioni ed enti locali: l’assegno dello Stato si può cumulare con analoghi contributi per la nascita erogati dalle Regioni e dagli enti locali, a eccezione proprio dell’assegno dei Comuni.
L’Assegno unico universale è invece una misura diversa: è un contributo mensile per i figli a carico, con una domanda a parte. Se hai appena avuto un figlio, controlla di averlo richiesto.
Attenzione
Ogni situazione lavorativa è diversa: se hai contratti brevi, periodi di disoccupazione o hai cambiato lavoro in gravidanza, fai verificare i tuoi contributi all’INPS o a un patronato prima di presentare la domanda.
Gli errori da evitare
Ecco gli errori che possono farti perdere l’assegno o una parte di esso:
- far scadere i 6 mesi: dopo la nascita le giornate sono piene e il termine passa in fretta;
- confonderlo con l’assegno dei Comuni e rinunciare perché l’ISEE è troppo alto, quando per l’assegno dello Stato l’ISEE non conta;
- guardare i contributi del periodo sbagliato: se lavori o ti sei dimessa in gravidanza, non contano gli ultimi mesi prima del parto, ma quelli tra i 18 e i 9 mesi precedenti;
- non chiedere la quota differenziale pensando che, avendo già un’indennità di maternità, non spetti più nulla.
Altri aiuti per chi ha appena avuto un figlio
Oltre all’assegno di maternità, dopo la nascita o l’adozione ci sono altre misure che vale la pena conoscere:
Per avere il quadro completo delle agevolazioni prima e dopo il parto, consulta la guida al bonus gravidanza e l’elenco di tutti i bonus per la famiglia.