Lavoro

Bonus 500 euro under 35 nel 2026: domande chiuse, pagamenti INPS e riesame se la domanda è respinta

Il 24 Ottobre 2026 da Cristina - 12 minuti di lettura
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Bonus 500 euro under 35: giovane artigiano nel suo nuovo laboratorio di falegnameria

Il bonus 500 euro under 35 è il contributo del decreto Coesione che l’INPS paga ai giovani disoccupati che hanno avviato un’impresa o un’attività da libero professionista nei settori strategici della transizione digitale ed ecologica. Vale 500 € al mese per un massimo di tre anni, non oltre il 31 dicembre 2028, e non è tassato ai fini IRPEF. Riguarda solo chi ha iniziato l’attività tra il 1° luglio 2024 e il 31 dicembre 2025 e ha presentato domanda nei termini, oggi chiusi. Vediamo chi ne ha diritto, come arrivano i pagamenti, cosa fare se la domanda è stata respinta e quali spese devi poter dimostrare.

Cos’è il bonus 500 euro under 35 del decreto Coesione

Il nome ufficiale è Incentivo decreto Coesione: è un contributo economico di 500 € al mese per chi, con meno di 35 anni e mentre era disoccupato, ha deciso di mettersi in proprio. Non è uno sconto sui contributi e non è un prestito: non va restituito se rispetti i requisiti e le regole di spesa. È una somma che l’INPS versa direttamente al beneficiario per sostenere i costi di avvio e di gestione della nuova attività.

La misura fa parte degli incentivi all’occupazione giovanile ed è finanziata con i fondi europei del Programma nazionale Giovani, donne e lavoro, gestito dal Ministero del Lavoro. Proprio per questo, oltre ai controlli dell’INPS sui requisiti, c’è una seconda verifica del Ministero sul rispetto delle condizioni europee e su come vengono spesi i soldi, che vediamo più avanti.

All’inizio le istruzioni INPS parlavano solo di imprese iscritte al Registro delle imprese. A gennaio 2026 l’INPS, d’accordo con il Ministero, ha chiarito che vale anche per i liberi professionisti con partita IVA, con una finestra di domanda dedicata.

Importante
Non confonderlo con il Bonus Giovani per le assunzioni: quello è uno sgravio sui contributi per i datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato giovani under 35 con determinati requisiti. Il bonus da 500 € di questa guida, invece, va a chi l’attività l’ha aperta in prima persona.

A chi spetta: i requisiti

Il contributo può spettare a chi, alla data di avvio dell’attività, aveva insieme questi due requisiti personali:

  • meno di 35 anni di età;
  • lo stato di disoccupazione, controllato dall’INPS sulle banche dati del Ministero del Lavoro.

In più, l’attività deve rispettare queste condizioni:

  • essere stata avviata in Italia tra il 1° luglio 2024 e il 31 dicembre 2025;
  • rientrare in uno dei settori strategici elencati dal decreto attuativo (la tabella è più sotto);
  • essere un’impresa vera e propria oppure un’attività libero professionale: per i professionisti conta la data di apertura della partita IVA, che deve cadere nello stesso periodo.

Se l’impresa è una società, il contributo mensile può andare a uno solo dei soci che abbia i requisiti di età e di disoccupazione. Secondo le FAQ del Ministero del Lavoro, il bonus può essere riconosciuto anche quando il codice ATECO ammesso è solo l’attività secondaria dell’impresa, purché siano rispettati gli altri requisiti.

Se stai valutando di metterti in proprio adesso, la nostra guida su come aprire la partita IVA ti spiega i passaggi, e quella sul lavoratore autonomo riassume gli aiuti dedicati.

Cosa vuol dire essere disoccupato per questo bonus

È un requisito che l’INPS controlla d’ufficio e che può portare al rifiuto della domanda, quindi conviene capirlo bene. Conta la tua situazione alla data di avvio dell’attività, non quella di oggi. Per la legge è disoccupato chi ha presentato la DID, la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro e alle misure concordate con il Centro per l’impiego, e in più:

  • non svolge nessuna attività lavorativa, né da dipendente, né parasubordinata (per esempio una collaborazione), né da autonomo (chi ha una partita IVA inattiva è considerato senza lavoro);
  • oppure lavora, ma con un reddito così basso da restare entro i limiti esenti da imposta.

L’INPS non si fida della sola dichiarazione: controlla lo stato di disoccupazione nel sistema informativo del Ministero del Lavoro. Se lì la tua posizione non risulta aggiornata, anche un eventuale riesame si decide sui dati presenti nel sistema. Se prendevi la disoccupazione quando hai aperto l’attività, leggi anche la guida su NASpI e partita IVA.

I settori strategici ammessi

Il decreto attuativo individua i settori con i codici ATECO in vigore fino al 31 dicembre 2024. Dal 2025 è in vigore la nuova classificazione ATECO 2025 e l’INPS ha pubblicato la tabella di corrispondenza tra vecchi e nuovi codici. In sintesi:

Sezione ATECO Attività ammesse (in sintesi)
C: Manifattura Alimentari e bevande, tessile e abbigliamento, pelle, legno, carta, stampa, chimica e farmaceutica, gomma e plastica, siderurgia e metalli di base, elettronica, macchinari, mezzi di trasporto, mobili, riparazione e installazione di macchine
D: Energia Produzione, trasmissione e distribuzione di energia elettrica; fornitura di vapore e aria condizionata
E: Acqua e rifiuti Acqua, reti fognarie, raccolta dei rifiuti, recupero dei materiali, risanamento
F: Costruzioni Costruzione di edifici, ingegneria civile, lavori di costruzione specializzati
H: Trasporti Trasporto terrestre, marittimo e aereo, magazzinaggio, servizi postali e corrieri
J: Informazione e comunicazione Editoria, cinema, video e musica, telecomunicazioni, software e consulenza informatica, servizi d’informazione
M: Attività professionali Legali e contabilità, consulenza gestionale, architettura e ingegneria, ricerca e sviluppo, pubblicità, altre attività tecniche, servizi veterinari
N, P, Q: servizi, istruzione, sanità Servizi per edifici e paesaggio, istruzione, assistenza sanitaria e sociale
R, S: cultura e servizi alla persona Attività creative, artistiche e culturali, biblioteche e musei, organizzazioni associative, riparazione di computer e beni per la casa, altri servizi alla persona

Restano fuori, per esempio, il commercio (sezione G), la ristorazione e gli alloggi (sezione I), le attività finanziarie e immobiliari. Per sapere se il tuo codice esatto rientra fa fede l’elenco completo pubblicato dall’INPS, che in alcune sezioni ammette solo una parte dei codici.

Le condizioni per l’impresa

Essendo un aiuto di Stato per le imprese in fase di avvio, valgono anche le regole europee per le nuove piccole imprese. In pratica l’attività deve:

  • essere una piccola impresa, cioè con meno di 50 persone e un fatturato annuo o un totale di bilancio non superiore a 10 milioni di €;
  • non essere quotata e non aver ancora distribuito utili;
  • non aver rilevato l’attività di un’altra impresa e non aver acquisito un’altra impresa, salvo quando il fatturato di quanto rilevato o acquisito è inferiore al 10% di quello della tua impresa nell’esercizio precedente; se l’impresa è nata da una fusione, il regolamento europeo prevede una regola a parte (il suo fatturato non deve superare di oltre il 10% quello combinato delle imprese che si sono fuse).

Quanto spetta e quando arriva il pagamento

L’importo è fisso: 500 € al mese, per una durata massima di tre anni e comunque non oltre il 31 dicembre 2028. Il contributo non concorre al reddito ai fini IRPEF, quindi non subisce trattenute: l’INPS lo indica nella Certificazione Unica tra i redditi esenti.

Non arriva ogni mese: l’INPS lo paga una volta all’anno, in anticipo, per i mesi di attività dell’anno, sempre nei limiti dei fondi disponibili. Prima di ogni pagamento l’Istituto verifica la regolarità contributiva dell’attività: se non sei in regola con i contributi, il pagamento si blocca. Se sei iscritto a una cassa professionale non gestita dall’INPS, o hai versato alla Gestione Separata senza esserti iscritto, l’INPS deve aspettare l’esito della verifica di regolarità contributiva e la pratica può restare ferma.

Secondo la scheda INPS del servizio, il mese da cui parte il contributo dipende da quando hai avviato l’attività:

Attività avviata Il contributo decorre
Prima del 15 maggio 2025 Dal mese successivo al 15 maggio 2025
Dopo il 15 maggio 2025 e prima del 28 novembre 2025 Dal mese di avvio dell’attività
Dal 28 novembre 2025 in poi Dal mese successivo alla domanda

Le due date della tabella hanno un perché: il 15 maggio 2025 è il giorno in cui è uscito in Gazzetta Ufficiale il decreto attuativo, mentre il 28 novembre 2025 è la data in cui l’INPS ha pubblicato le istruzioni operative. In ogni caso il pagamento si ferma al raggiungimento dei tre anni o al 31 dicembre 2028, se arriva prima. Per i liberi professionisti il momento di avvio dell’attività è la data di apertura della partita IVA; la scheda INPS non distingue tra imprese e professionisti nella decorrenza.

Il 10 giugno 2026 l’INPS ha comunicato di aver concluso l’istruttoria della gran parte delle domande, di aver avviato i pagamenti per quelle accolte e di aver aperto il riesame per quelle respinte. Alcune domande, come visto sopra, erano ancora in attesa della verifica sulla regolarità contributiva.

Si può ancora fare domanda? Le scadenze

No, per le nuove domande i termini sono chiusi. La norma copre solo le attività avviate entro il 31 dicembre 2025, e la domanda andava presentata entro 30 giorni, a pena di decadenza:

  • imprese avviate dal 28 novembre 2025: entro 30 giorni dall’avvio dell’attività;
  • imprese avviate prima del 28 novembre 2025: entro 30 giorni da quella data;
  • liberi professionisti: nella finestra riaperta dal 31 gennaio al 2 marzo 2026.

Per le imprese, “avvio” significa la data in cui hai inviato al Registro delle imprese la Comunicazione Unica con l’inizio dell’attività. Se avevi solo costituito la società senza iniziare l’attività, il requisito non era soddisfatto: contava la successiva comunicazione di inizio attività.

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Come si presentava la domanda

La domanda si inviava solo online, dal Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche del sito INPS, scegliendo il servizio «Incentivo decreto Coesione» dopo l’accesso con SPID di livello 2, CIE 3.0, CNS o eIDAS. Chi non aveva un’identità digitale poteva presentare domanda tramite un patronato; in alternativa, tramite il Contact Center INPS.

Nella domanda andavano indicati i dati dell’impresa (data di costituzione e data della Comunicazione Unica; per i liberi professionisti, la data di apertura della partita IVA), il settore di attività e la tua situazione anagrafica e lavorativa al momento dell’avvio. Lo stesso servizio resta il punto di riferimento anche dopo: da lì puoi vedere ricevute, provvedimenti e stato dei pagamenti.

Domanda respinta o pagamento in ritardo: cosa puoi fare

Per controllare l’esito accedi al servizio «Incentivo decreto Coesione»: la domanda è nella sezione «Le mie ultime domande», mentre il provvedimento e gli eventuali motivi di rifiuto sono in «Ricevute e provvedimenti», nel dettaglio della domanda.

Se la domanda è stata respinta, puoi chiedere il riesame online:

  1. apri il dettaglio della domanda e usa la funzione «Richiedi riesame»;
  2. spiega le motivazioni e allega i documenti che le dimostrano;
  3. invia con «Presenta riesame» e scarica la ricevuta con il numero di protocollo.

Il termine è di 30 giorni e non è perentorio: per i rifiuti già noti a giugno 2026 decorreva dal 10 giugno 2026, data delle istruzioni INPS, per quelli arrivati dopo decorre dal giorno in cui hai saputo del rifiuto. Anche se il termine non è perentorio, conviene presentare il riesame il prima possibile e controllare sempre lo stato aggiornato della domanda nel servizio INPS. Contro il provvedimento resta comunque possibile l’azione giudiziaria.

Se il motivo del rifiuto è lo stato di disoccupazione, prima del riesame contatta il Centro per l’impiego: la domanda può essere accolta solo se la tua posizione viene corretta nel sistema informativo del Ministero e risulta che eri disoccupato alla data di avvio dell’attività.

Se la domanda è ancora in lavorazione o i soldi non arrivano, ricorda che l’INPS paga solo dopo aver verificato la regolarità contributiva dell’attività. Per i dubbi sui requisiti e sui pagamenti il canale da usare è l’assistenza INPS collegata al servizio: anche le questioni di competenza del Ministero passano dall’INPS.

Le spese da documentare e i controlli del Ministero

Il contributo serve a pagare le spese per avviare e mantenere l’attività, secondo il tuo piano aziendale e mese per mese. Le FAQ del Ministero del Lavoro fanno questi esempi, purché le spese siano strettamente legate all’attività e sostenute dopo la data della domanda:

  • investimenti materiali: macchinari, impianti, attrezzature, arredi e dotazioni tecnologiche;
  • investimenti immateriali: brevetti, licenze, know-how;
  • spese di gestione: utenze e affitto del locale usato solo per l’attività.

Per non rischiare la revoca, ogni spesa deve rispettare regole precise:

  • fatture e contratti intestati esclusivamente al beneficiario del contributo, con una descrizione analitica;
  • pagamento solo con bonifico SEPA o RiBa, mai in contanti, in compensazione o tramite altre persone;
  • pagamento dal conto corrente aziendale su cui arriva il contributo;
  • conservazione dell’estratto conto con l’addebito: la sola disposizione di bonifico non basta.

Tutti questi documenti, insieme a quelli che provano i requisiti, formano il fascicolo elettronico da conservare in formato digitale. Ogni anno devi inviare al Ministero del Lavoro un’attestazione delle spese sostenute, che può essere controllata anche con verifiche presso la sede dell’attività.

Attenzione
Se l’attività cessa o, in una società, cedi le tue quote, devi restituire quanto hai ricevuto per i mesi successivi a quello in cui il requisito è venuto meno. Lo stesso vale se le spese dichiarate non risultano davvero sostenute o non sono ammissibili.

Altri aiuti per chi apre un’attività

Se la tua attività è iniziata nel 2026, o non rientra nei settori ammessi, questo bonus non ti riguarda, ma esistono altre strade. Per chi vuole fare impresa al Sud c’è Resto al Sud, e per le donne ci sono gli incentivi per l’imprenditoria femminile; molti bandi per le nuove imprese passano da Invitalia.

Se sei già in partita IVA da qualche anno e il tuo reddito è calato in modo netto, informati sull’ISCRO, l’indennità dell’INPS per i professionisti iscritti alla Gestione Separata: tra le condizioni c’è un reddito da lavoro autonomo dell’ultimo anno inferiore al 70% della media dei due anni precedenti. Se invece stai pensando di assumere, guarda il Bonus Giovani per le assunzioni.

Altre informazioni
Per avere il quadro completo, leggi la guida a tutti i bonus del 2026 e la sezione dedicata ai bonus per il lavoro.
Altre domande frequenti

Esperta di bonus e agevolazioni e con esperienza nel mondo della comunicazione. Cristina fa parte del team Il Mio Bonus da ottobre 2022 ed è a vostra disposizione se avete dubbi, domande o curiosità sul tema.

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