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Avere una partita IVA non ti fa perdere automaticamente la NASpI: la disoccupazione dell’INPS è compatibile con un’attività autonoma se il reddito che ne ricavi resta entro un limite basso, che l’INPS indica in 5.500 € all’anno. Vale sia se apri la partita IVA mentre ricevi l’indennità, sia se l’avevi già quando lavoravi da dipendente, anche se è inattiva. In cambio dalla NASpI si sottrae l’80% del reddito che prevedi di guadagnare, e questo reddito va comunicato all’INPS anche se è pari a zero. In questa guida vediamo quando la conservi, come si calcola la riduzione, cosa fare con una partita IVA inattiva e quali errori fanno decadere l’indennità.
NASpI e partita IVA: si possono avere insieme?
Sì, a certe condizioni. La NASpI è l’indennità mensile di disoccupazione pagata dall’INPS a chi ha perso il lavoro in modo involontario. La legge prevede in modo esplicito che chi la riceve possa svolgere anche un’attività lavorativa in forma autonoma o di impresa individuale, senza perdere l’indennità, purché il reddito che ne ricava resti sotto una certa soglia.
Il punto chiave è che la semplice apertura di una partita IVA non basta, da sola, a far presumere che tu stia lavorando. Per l’INPS conta l’attività svolta davvero e il reddito che produce. Per questo esistono tre situazioni diverse, con regole simili ma tempi diversi:
- apri la partita IVA mentre ricevi già la NASpI, per esempio per metterti in proprio;
- avevi già la partita IVA quando lavoravi da dipendente e poi hai perso il posto;
- hai una partita IVA inattiva, aperta ma senza fatture né guadagni.
In tutti e tre i casi devi fare una comunicazione all’INPS. A far decadere dalla NASpI non è la partita IVA in sé, ma la mancata comunicazione. Se invece il lavoro autonomo è solo occasionale, senza partita IVA, valgono altre regole che trovi nella guida su come non perdere la NASpI con i lavori occasionali.
Il limite di reddito per conservare la NASpI
La legge non fissa una cifra tonda: dice che puoi conservare la NASpI se il reddito annuo che ricavi dall’attività autonoma corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni che ti spettano per legge.
Nella sua scheda sulla NASpI l’INPS traduce questa regola in un importo: 5.500 € all’anno per i redditi da lavoro autonomo. Se il reddito è pari o inferiore a questa soglia, l’attività è compatibile con l’indennità.
Importante
Il limite di 5.500 € riguarda il
reddito da lavoro autonomo. Non va confuso con quello previsto per chi trova un nuovo
lavoro dipendente durante la NASpI, che è diverso e segue altre regole (le trovi nella guida sulla
sospensione della NASpI). Prima di aprire la partita IVA verifica sul sito INPS l’importo aggiornato.
Attenzione: il limite si riferisce al reddito, non al fatturato. È il guadagno che prevedi di ottenere dall’attività, ed è quello che devi indicare all’INPS. Se il reddito dell’attività supera questo limite, l’attività non è più compatibile con la NASpI e il pagamento va interrotto: se prevedi di superarlo, contatta l’INPS o un patronato prima di iniziare.
Come si calcola la riduzione della NASpI
Se resti sotto il limite, la NASpI non si perde ma viene ridotta. La riduzione è pari all’80% del reddito previsto, rapportato al periodo che va dalla data di inizio dell’attività alla fine del periodo di NASpI o, se arriva prima, alla fine dell’anno.
Non confondere le due cose: la NASpI non diventa pari all’80% del reddito. È all’indennità che si sottrae l’80% di quanto prevedi di guadagnare, distribuito sul periodo in cui le due cose si sovrappongono.
Un esempio semplificato aiuta a capire l’ordine di grandezza. Se prevedi di ricavare dall’attività un reddito di 2.000 € e il periodo di sovrapposizione con la NASpI copre un anno intero, la riduzione complessiva è pari a 1.600 € (l’80% di 2.000 €), ripartita sulle mensilità di quell’anno. Il calcolo esatto, mese per mese, lo fa l’INPS sulla base dei dati che comunichi.
La riduzione è
provvisoria: l’INPS la ricalcola d’ufficio quando presenti la
dichiarazione dei redditi, sulla base di quanto hai guadagnato davvero. Se hai guadagnato più o meno del previsto, l’importo definitivo della riduzione può risultare diverso da quello applicato all’inizio.
C’è anche un effetto meno visibile: i contributi pensionistici che versi per l’attività autonoma mentre ricevi la NASpI non danno luogo ad accrediti contributivi. Non entrano nella tua posizione pensionistica e vengono riversati alla gestione delle prestazioni temporanee dell’INPS (la regola non vale se sei iscritto a una cassa professionale non gestita dall’INPS). Per i periodi in cui ricevi la NASpI, invece, l’INPS riconosce d’ufficio i contributi figurativi.
Partita IVA già aperta quando hai perso il lavoro
È il caso di chi lavorava da dipendente e, nel frattempo, aveva una partita IVA per qualche lavoro extra. Quando il rapporto di lavoro finisce, la NASpI può spettare lo stesso, ma l’attività va dichiarata.
Se la partita IVA era già attiva prima della domanda di NASpI, devi indicare il reddito previsto (anche se pari a zero) direttamente nella domanda oppure comunicarlo con il modulo NASpI-Com entro un mese dall’invio della domanda. Le regole sul limite e sulla riduzione sono le stesse viste sopra.
Attenzione
Se la domanda di NASpI ti è stata respinta perché non avevi dichiarato l’attività che già svolgevi, secondo l’INPS puoi ripresentarla entro i 68 giorni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro. Controlla subito le date: passato quel termine la domanda non è più possibile.
Ricorda che la NASpI resta legata ai requisiti di base: perdita involontaria del lavoro (licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nella procedura prevista dalla legge) e almeno 13 settimane di contributi nei quattro anni precedenti (se ti sei dimesso volontariamente da un contratto a tempo indeterminato nei 12 mesi prima della perdita involontaria del lavoro, le 13 settimane devono essere successive alle dimissioni). I periodi versati alla Gestione Separata non contano per il diritto, la durata e l’importo della NASpI.
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Partita IVA inattiva: cosa fare per non perdere la NASpI
Capita di tenere aperta una partita IVA senza usarla: niente fatture, niente incassi. Secondo l’INPS questo non impedisce di ricevere la NASpI, perché l’apertura della partita IVA non dimostra, da sola, che svolgi un’attività.
C’è però un obbligo preciso: chi è titolare di una partita IVA attiva deve dichiarare il reddito presunto, anche se è pari a zero. Non comunicarlo perché «tanto non guadagno nulla» è un errore che può costarti la decadenza dall’indennità.
Gestione Separata, artigiani e commercianti, albi professionali
Le indicazioni dell’INPS distinguono alcune situazioni frequenti:
- Gestione Separata: l’iscrizione non impedisce la NASpI, ma nella domanda devi indicare un reddito pari a zero se non hai entrate;
- artigiani e commercianti: devi dichiarare il reddito previsto, anche se pari a zero, a pena di decadenza;
- albo professionale o cassa previdenziale privata: l’iscrizione senza attività e senza reddito non toglie il diritto alla NASpI, ma va dichiarato un reddito zero nella domanda.
Chi è socio o amministratore di una società segue invece limiti diversi da quelli della partita IVA individuale: in questi casi conviene farsi verificare la posizione da un patronato prima di presentare la domanda.
Come e quando comunicare il reddito all’INPS
La comunicazione è il passaggio da cui dipende tutto. I tempi da ricordare sono quelli della tabella; i 30 giorni della NASpI anticipata riguardano invece una domanda diversa, che vediamo più avanti.
| Situazione |
Cosa comunicare |
Entro quando |
| Apri la partita IVA mentre ricevi la NASpI |
Inizio dell’attività e reddito annuo previsto |
Entro un mese dall’inizio dell’attività |
| Partita IVA già attiva prima della domanda |
Reddito previsto, anche se pari a zero |
Nella domanda o entro un mese dal suo invio |
| Dal secondo anno solare di NASpI in poi, a ogni nuovo anno |
Reddito annuo presunto |
Entro il 31 gennaio |
| Sei esonerato dalla dichiarazione dei redditi |
Autodichiarazione del reddito effettivo |
Entro il 31 marzo dell’anno successivo |
La comunicazione si fa online con il servizio NASpI-Com sul sito dell’INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS. Le istruzioni ufficiali sono nella scheda NASpI dell’INPS.
Cosa succede se non comunichi nulla
Le conseguenze sono pesanti:
- se inizi un’attività autonoma senza comunicarla entro il termine, decadi dalla NASpI;
- se sei esonerato dalla dichiarazione dei redditi e non presenti l’autodichiarazione entro il 31 marzo, devi restituire la NASpI percepita dalla data di inizio dell’attività.
Per tenere sotto controllo i pagamenti dopo la comunicazione puoi seguire la guida su quando arrivano i soldi della NASpI.
NASpI anticipata per aprire la partita IVA
Invece di ricevere la NASpI ridotta mese per mese, puoi chiedere di averla in anticipo per avviare un’attività autonoma o un’impresa individuale: è la NASpI anticipata, cioè l’incentivo all’autoimprenditorialità. La domanda va inviata all’INPS online, a pena di decadenza, entro 30 giorni dall’inizio dell’attività.
L’anticipazione è pagata in due rate: il 70% subito e il restante 30% al termine del periodo di durata della NASpI, comunque entro sei mesi dalla domanda di anticipazione, dopo la verifica che tu non abbia trovato un nuovo lavoro dipendente e che non sia titolare di una pensione diretta (l’assegno ordinario di invalidità non conta). L’anticipazione non dà diritto ai contributi figurativi né all’Assegno per il nucleo familiare.
Altre informazioni
Se la partita IVA l’avevi già aperta durante il lavoro dipendente e ora vuoi svilupparla a tempo pieno, l’INPS ammette l’anticipazione: in questo caso i 30 giorni si contano dalla domanda di NASpI, non dall’apertura della partita IVA.
Due cose da sapere prima di scegliere. Se poi trovi un lavoro dipendente prima della fine del periodo coperto dalla NASpI, devi restituire l’anticipazione, salvo che il rapporto sia con la cooperativa di cui sei socio. Se però non puoi proseguire l’attività per una causa sopravvenuta che non dipende da te, la Corte costituzionale ha stabilito che la restituzione è limitata alla durata del lavoro dipendente. Inoltre chi è iscritto alla Gestione Separata come collaboratore coordinato e continuativo non può chiedere l’anticipazione: per i collaboratori esiste la DIS-COLL, l’indennità di disoccupazione dedicata a loro.
Gli altri aiuti per chi lavora con la partita IVA
La NASpI nasce dal lavoro dipendente perso. Chi lavora solo in proprio ha strumenti diversi: per gli iscritti alla Gestione Separata che esercitano abitualmente un’attività autonoma con partita IVA c’è l’ISCRO, l’indennità straordinaria per i periodi di forte calo del reddito, se si hanno i requisiti richiesti, mentre chi lavora nello spettacolo può guardare all’indennità di discontinuità.
Se il reddito familiare è molto basso, vale la pena verificare anche l’Assegno di Inclusione, che dipende dall’ISEE del nucleo. E se stai valutando di metterti in proprio, la guida su come aprire la partita IVA ti aiuta a capire i passaggi e i costi da mettere in conto.