Lavoro

Permessi per lutto 2026: quanti giorni spettano, per quali parenti e come chiederli

Il 23 Ottobre 2026 da Cristina - 9 minuti di lettura
Vuoi sapere quali aiuti puoi chiedere per te e per la tua famiglia?
Scopri i tuoi bonus

Permessi per lutto: uomo di circa 45 anni al tavolo della cucina confortato da una donna che gli appoggia una mano sulla spalla

I permessi per lutto sono una delle tutele del lavoro dipendente: se muore il coniuge, il convivente nel tuo stesso stato di famiglia o un parente stretto, la legge ti riconosce 3 giorni di permesso retribuito all’anno, da usare entro 7 giorni dal decesso. Qui trovi per quali parenti spettano (suoceri, nonni e zii compresi), come si contano i giorni, come chiederli al datore di lavoro e cosa puoi fare se non bastano.

Cos’è il permesso per lutto e quanti giorni spettano

Il permesso per lutto è un’assenza dal lavoro pagata che puoi prendere quando muore uno dei familiari indicati dalla legge. Per legge spettano 3 giorni lavorativi all’anno: sono giorni retribuiti, quindi in quei giorni non perdi lo stipendio.

Attenzione a un punto che crea molti equivoci: i 3 giorni sono complessivi nell’anno, non 3 giorni per ogni lutto. Gli stessi 3 giorni valgono anche per la grave infermità di un familiare. Se nello stesso anno hai già usato i tuoi giorni, la legge non prevede altri giorni di permesso retribuito. Puoi verificare se il tuo contratto collettivo ti dà più giorni oppure usare le ferie e gli altri permessi previsti dal contratto. In caso di decesso puoi anche chiedere il congedo non retribuito per gravi motivi familiari, che trovi più sotto.

Il permesso per lutto non si chiede all’INPS: basta comunicarlo al datore di lavoro, che lo paga nella normale busta paga.

Per quali parenti spetta il permesso per lutto

La legge riconosce il permesso per il decesso di queste persone:

  • il coniuge, anche se legalmente separato, o la persona con cui hai un’unione civile;
  • un parente entro il secondo grado, anche se non vive con te;
  • una persona che fa parte della tua famiglia anagrafica, cioè che risulta nel tuo stesso stato di famiglia (per esempio il convivente).

Per capire chi rientra nel secondo grado conviene guardare la tabella. Il grado si conta per generazioni; tra i collaterali si sale fino all’antenato comune (senza contarlo) e poi si scende fino all’altro parente. Per esempio, tra fratelli si sale di un grado fino al genitore e si scende di uno: per questo sono parenti di secondo grado.

Familiare Legame Permesso per legge
Coniuge (anche separato), unito civilmente Coniuge Sì
Convivente nello stesso stato di famiglia Famiglia anagrafica Sì
Padre, madre, figli Parente di 1° grado Sì
Fratelli e sorelle, nonni, nipoti figli dei tuoi figli Parente di 2° grado Sì
Zii, nipoti figli di fratelli e sorelle Parente di 3° grado No
Cugini Parente di 4° grado No
Suoceri, generi e nuore Affine di 1° grado No
Cognati Affine di 2° grado No

Permesso per lutto del suocero o della suocera

È la domanda più frequente. I suoceri non sono tuoi parenti ma affini (sono i parenti di tuo marito o di tua moglie), e la legge parla solo di parenti: per questo, con le sole regole di legge, il permesso per il suocero o la suocera non spetta. Ci sono però due eccezioni:

  • se il suocero o la suocera vivevano con te ed erano nel tuo stesso stato di famiglia, rientrano nella famiglia anagrafica e il permesso spetta;
  • se il tuo contratto collettivo nazionale estende il permesso agli affini, vale il contratto.

Nonni, zii e cugini

Per la morte di un nonno o di una nonna il permesso spetta, perché sono parenti di secondo grado. Per zii e cugini invece no: sono parenti di terzo e quarto grado, oltre il limite fissato dalla legge. Anche qui il tuo contratto può essere più generoso.

Convivente e unione civile

Il convivente dà diritto al permesso se la convivenza risulta dalla certificazione anagrafica, cioè se vivete nello stesso stato di famiglia. Chi è unito civilmente è trattato come il coniuge, perché le regole di legge che parlano di «coniuge» valgono anche per chi ha costituito un’unione civile con una persona dello stesso sesso.

Chi può chiedere il permesso per lutto

Il permesso spetta a lavoratrici e lavoratori dipendenti, sia di datori di lavoro privati sia della pubblica amministrazione. Non spetta invece a chi lavora in proprio: per un lavoratore autonomo o una partita IVA la legge non prevede un permesso retribuito per lutto.

Importante
Il permesso è un tuo diritto: il datore di lavoro non può rifiutarlo se ci sono le condizioni. Per legge, chi rifiuta o ostacola questi permessi non può ottenere la certificazione della parità di genere se il rifiuto risulta nei due anni prima della richiesta.

Come si usano i 3 giorni: entro quando e come si contano

Le regole pratiche sono tre:

  1. Entro 7 giorni: i giorni di permesso vanno usati entro sette giorni dal decesso.
  2. Solo giorni lavorativi: nei giorni di permesso non si contano i festivi né i giorni in cui comunque non lavoreresti.
  3. Avviso prima: devi comunicare prima al datore di lavoro l’evento e i giorni in cui userai il permesso.

Un esempio: se il decesso avviene di venerdì e tu non lavori il sabato e la domenica, puoi prendere lunedì, martedì e mercoledì. Sono tutti entro i 7 giorni e il fine settimana non viene scalato dai tuoi 3 giorni.

In un momento difficile, sai a quali aiuti hai accesso? Scoprilo in pochi minuti.
Scopri i tuoi bonus

Come chiedere il permesso per lutto e quali documenti servono

Il permesso si chiede al datore di lavoro, non all’INPS, di solito per iscritto o con la procedura interna dell’azienda o dell’ufficio. Ecco i passi:

  1. Avvisa il datore di lavoro (o l’ufficio del personale) del decesso e indica i giorni in cui sarai assente.
  2. Documenta il decesso con il certificato di morte oppure, nei casi in cui è ammessa, con una dichiarazione sostitutiva (l’autocertificazione).
  3. Controlla la busta paga del mese: i giorni devono risultare come permesso retribuito, non come ferie né come assenza non pagata.

Se il permesso ti serve per la grave infermità di un familiare, i documenti sono diversi: serve il certificato del medico specialista del Servizio sanitario nazionale o convenzionato, del medico di base, del pediatra o della struttura sanitaria in caso di ricovero o intervento, da consegnare entro 5 giorni dal rientro al lavoro.

Il permesso per grave infermità di un familiare

Gli stessi 3 giorni all’anno spettano anche per la grave infermità documentata del coniuge, di un parente entro il secondo grado o di un componente della famiglia anagrafica. Vanno usati entro 7 giorni dall’accertamento della malattia o dalla necessità di interventi terapeutici.

In alternativa ai giorni di permesso puoi concordare con il datore di lavoro una diversa organizzazione del lavoro che comporti una riduzione dell’orario, anche per periodi superiori a 3 giorni. L’accordo va fatto per iscritto, su tua proposta, e la riduzione d’orario deve valere almeno quanto i giorni di permesso che sostituisce.

Questi permessi si possono sommare ai permessi della Legge 104 per assistere un familiare con disabilità. Se a stare male è un bambino, esiste anche il congedo per malattia del figlio.

Cosa può prevedere il tuo contratto collettivo

Le regole di legge sono il minimo. I contratti collettivi possono prevedere condizioni migliori, e quando il contratto è più favorevole si applica il contratto. Per questo, prima di chiedere il permesso, conviene leggere il capitolo su permessi e congedi del tuo CCNL o chiedere all’ufficio del personale: il numero di giorni, i parenti coperti (per esempio gli affini) e il modo di contarli possono cambiare da un settore all’altro.

Attenzione
Se il tuo contratto prevede regole diverse da quelle di legge, nella stessa situazione si applicano quelle più favorevoli per te: per questo due colleghi di settori diversi possono avere diritto a un numero di giorni diverso.

Se 3 giorni non bastano: il congedo per gravi motivi familiari

Se dopo un lutto hai bisogno di più tempo, puoi chiedere il congedo per gravi motivi familiari. Rispetto al permesso per lutto ha regole molto diverse:

  • dura fino a 2 anni in tutta la vita lavorativa, anche frazionati in più periodi;
  • non è retribuito: conservi il posto di lavoro ma non ricevi lo stipendio e non puoi lavorare altrove;
  • non conta per l’anzianità di servizio né per la pensione, ma puoi coprire il periodo con il riscatto o con i contributi volontari;
  • vale anche per il decesso di persone che il permesso non copre, come i suoceri, i generi e le nuore.

Salvo che il tuo contratto collettivo preveda una procedura diversa, il datore di lavoro deve rispondere entro 10 giorni dalla richiesta. Un rifiuto, un rinvio o una concessione parziale vanno motivati, e se lo chiedi la domanda va riesaminata entro 20 giorni.

Se invece devi assistere a lungo un familiare con disabilità grave, guarda il congedo straordinario della Legge 104, che a differenza di questo è retribuito, e le tutele per chi fa da caregiver familiare.

Dopo il lutto: le pratiche e gli aiuti economici da conoscere

Oltre ai giorni di permesso, la morte di un familiare apre alcune pratiche che possono valere soldi per la famiglia:

  • se la persona era in pensione, il coniuge e i familiari a carico possono avere diritto alla pensione di reversibilità;
  • se lavorava e non era ancora in pensione, i familiari possono chiedere la pensione indiretta, che può spettare se aveva versato abbastanza contributi;
  • in alcuni casi, se aveva almeno un anno di contributi ma non abbastanza per la pensione indiretta, il coniuge (o, in sua mancanza, i figli) può chiedere l’indennità per morte, una somma una tantum;
  • le spese del funerale si possono recuperare in parte con la detrazione delle spese funebri nella dichiarazione dei redditi;
  • per la casa, i conti e gli altri beni di solito va presentata la dichiarazione di successione. Se ne è esonerati solo quando valgono tutte e tre queste condizioni insieme: l’eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta, il suo valore non supera 100.000 € e non comprende immobili.
Altre informazioni
Altre assenze dal lavoro che conviene conoscere: i permessi per allattamento, l’indennità di malattia INPS e il congedo parentale.
Altre domande frequenti

Esperta di bonus e agevolazioni e con esperienza nel mondo della comunicazione. Cristina fa parte del team Il Mio Bonus da ottobre 2022 ed è a vostra disposizione se avete dubbi, domande o curiosità sul tema.

Il nostro algoritmo calcola i bonus e le agevolazioni a cui hai diritto

Verifica quali bonus puoi richiedere