
Il ticket licenziamento è il contributo che il datore di lavoro versa all’INPS quando chiude un rapporto a tempo indeterminato in un caso che darebbe diritto all’indennità di disoccupazione NASpI, anche se il lavoratore poi non la chiede. Nel 2026 vale 649,73 € per ogni 12 mesi di anzianità negli ultimi tre anni, fino a un massimo di 1.949,19 €. Ecco come si calcola, quando è dovuto e quando no, anche nei licenziamenti collettivi.
Che cos’è il ticket di licenziamento
Il ticket di licenziamento è un contributo a carico del datore di lavoro, in vigore dal 1° gennaio 2013. È dovuto quando la cessazione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato darebbe al lavoratore il diritto all’indennità di disoccupazione NASpI.
Conta il diritto, non la domanda: l’azienda paga il ticket anche se il lavoratore non chiede la NASpI. Per questo si parla di ticket anche nei casi di dimissioni per giusta causa o di risoluzione consensuale, non solo nei licenziamenti veri e propri.
Il ticket è un costo dell’azienda verso l’INPS. Non è una somma che spetta al lavoratore e non sostituisce né riduce la NASpI o il
TFR.
Quanto costa il ticket di licenziamento nel 2026
Il ticket è pari al 41% del massimale mensile NASpI per ogni 12 mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni. Nel 2026 l’INPS ha fissato il massimale mensile NASpI a 1.584,70 €, quindi per le cessazioni del 2026 il ticket vale:
- 649,73 € per ogni 12 mesi di anzianità;
- fino a un massimo di 1.949,19 € con 36 mesi o più di anzianità;
- 54,14 € per ogni mese, se l’anzianità è inferiore a 12 mesi.
Nei licenziamenti collettivi delle aziende che pagano il contributo per la cassa integrazione straordinaria l’aliquota sale all’82%. Ecco gli importi del 2026 messi a confronto:
| Anzianità aziendale |
Ticket ordinario (41%) |
Licenziamento collettivo (82%) |
| Per ogni mese, sotto i 12 mesi |
54,14 € |
108,29 € |
| 12 mesi |
649,73 € |
1.299,45 € |
| 36 mesi o più (massimo) |
1.949,19 € |
3.898,35 € |
L’importo non dipende dallo stipendio del lavoratore, dalle mansioni né dall’orario: un rapporto part-time costa come uno a tempo pieno. Si usa sempre il massimale NASpI dell’anno in cui è cessato il rapporto: per una cessazione del 2025 valgono quindi gli importi del 2025, non quelli del 2026.
Come si conta l’anzianità
Si guardano solo gli ultimi tre anni, quindi al massimo 36 mesi. I mesi diversi dal primo e dall’ultimo contano come mesi interi, a prescindere dai giorni lavorati; il primo e l’ultimo mese contano per intero solo se il lavoro è durato almeno 15 giorni.
Nel calcolo non si contano i periodi di aspettativa non retribuita e quelli di congedo straordinario per assistere un familiare con disabilità grave. Si contano invece i periodi lavorati con un contratto a termine presso lo stesso datore, se il rapporto è proseguito senza interruzione o se l’azienda ha ottenuto la restituzione del contributo addizionale pagato sui contratti a termine.
Importante
Se l’anzianità è inferiore a un anno, il ticket si riduce in proporzione ai mesi lavorati: con 6 mesi di anzianità, per esempio, l’azienda versa la metà dei 649,73 € previsti per 12 mesi.
Quando è dovuto il ticket licenziamento
Il ticket va pagato quando un rapporto a tempo indeterminato si chiude in uno di questi casi:
- licenziamento per giustificato motivo oggettivo, per esempio per motivi economici o organizzativi;
- licenziamento disciplinare, cioè per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo, anche quando nasce da assenze ingiustificate;
- recesso del datore di lavoro durante o alla fine del periodo di prova, oppure alla fine del periodo di formazione dell’apprendistato, quando il contratto non viene confermato;
- dimissioni per giusta causa;
- dimissioni presentate durante il periodo tutelato di maternità: trovi le regole nella guida alla maternità obbligatoria;
- dimissioni del padre che ha usato il congedo di paternità, se arrivano entro il primo anno di vita del bambino;
- dimissioni nei tre mesi successivi al trasferimento d’azienda, se le condizioni di lavoro sono cambiate in modo sostanziale;
- rifiuto del trasferimento in un’altra sede della stessa azienda distante oltre 50 km da casa o raggiungibile in media in oltre 80 minuti con i mezzi pubblici;
- risoluzione consensuale raggiunta nella procedura di conciliazione davanti all’Ispettorato del lavoro che l’azienda deve avviare prima di un licenziamento per motivo oggettivo, oppure con l’accettazione dell’offerta di conciliazione proposta dall’azienda dopo il licenziamento.
Hai perso il lavoro o stai per perderlo? Controlla in pochi minuti quali aiuti puoi chiedere.
Scopri i tuoi bonus
Quando non è dovuto il ticket licenziamento
L’azienda non paga il ticket in questi casi:
- dimissioni volontarie del lavoratore, senza giusta causa;
- contratti a termine che arrivano alla scadenza: il ticket riguarda solo i rapporti a tempo indeterminato;
- uscita con l’isopensione, l’accompagnamento alla pensione pagato dall’azienda;
- rapporto chiuso con un dipendente già pensionato, o con un lavoratore che ha maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata e la riceve dal giorno dopo la cessazione;
- risoluzione consensuale raggiunta nel tentativo di conciliazione davanti a una commissione di conciliazione, con un datore di lavoro che ha meno di 15 dipendenti;
- esodo dei lavoratori anziani concordato con accordo sindacale nell’ambito di un licenziamento collettivo;
- fine dei contratti di apprendistato per la qualifica e il diploma;
- licenziamenti dovuti a un cambio di appalto, quando i lavoratori vengono assunti dalla nuova azienda in base al contratto collettivo;
- fine del rapporto nel settore edile per completamento dei lavori e chiusura del cantiere.
Assenze ingiustificate: le dimissioni per fatti concludenti
Dal 12 gennaio 2025, se un lavoratore resta assente senza giustificazione oltre il termine previsto dal contratto collettivo o, se manca, oltre 15 giorni, il datore di lavoro può considerare il rapporto chiuso per dimissioni per fatti concludenti. In questo caso l’azienda non versa il ticket e il lavoratore non ha diritto alla NASpI.
Se invece l’azienda sceglie di licenziare per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo, anche a causa delle assenze, il lavoratore può accedere alla NASpI e il ticket è dovuto. Prima di lasciare il posto conviene sapere come non perdere la NASpI.
Ticket di licenziamento e licenziamento collettivo
Si parla di licenziamento collettivo quando un’azienda che occupa più di 15 dipendenti, dirigenti compresi, intende licenziare almeno 5 persone in 120 giorni, nella stessa unità produttiva o in più unità della stessa provincia. Anche qui il ticket è dovuto per ogni lavoratore licenziato, salvo l’esodo dei lavoratori anziani concordato con il sindacato, e ci sono due regole che ne alzano il costo:
- se l’azienda paga il contributo per la cassa integrazione straordinaria, l’aliquota è dell’82% invece del 41% (gli importi sono nella tabella sopra);
- se il licenziamento collettivo non è stato oggetto di accordo sindacale, l’importo del ticket viene moltiplicato per tre, anche quando si applica l’aliquota all’82%.
Ticket licenziamento: quando si paga e come
Il ticket si versa all’INPS in un’unica soluzione, entro la scadenza di pagamento della denuncia contributiva del mese successivo a quello in cui è cessato il rapporto. L’azienda lo indica nella denuncia mensile dei contributi e lo paga con le modalità ordinarie dei contributi INPS.
Se un’azienda ha versato un importo diverso da quello dovuto, per esempio usando il massimale di un altro anno, può versare la differenza o recuperare quanto pagato in più.
Cosa cambia per il lavoratore
Per chi perde il lavoro il ticket non cambia nulla nella domanda di disoccupazione: la NASpI si chiede all’INPS, in genere entro 68 giorni dalla fine del rapporto, e i tempi di pagamento li trovi nella guida su quando arrivano i soldi della disoccupazione.
Se invece l’azienda è insolvente e non ti paga il TFR, puoi rivolgerti al Fondo di garanzia INPS.
Attenzione
Gli importi del 2026 sono calcolati applicando le percentuali di legge al massimale NASpI fissato dall’INPS per il 2026. Per un caso concreto, il calcolo esatto lo fa l’azienda o il suo consulente del lavoro.
Ultimo aggiornamento: 24 ottobre 2026. Abbiamo aggiornato gli importi al 2026, corretto i tempi di pagamento e l’elenco dei casi in cui il ticket non è dovuto, e aggiunto le dimissioni per fatti concludenti, i contratti a termine e cosa cambia per il lavoratore.
Lavoro da 18 mesi x un impresa edile quando e il ticket di licenziamento che l’impresa deve pagare x il licenziamento
Buongiorno,
Il ticket di licenziamento è dovuto dal datore di lavoro in tutti quei casi in cui l’interruzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato dà diritto all’indennità di disoccupazione, indipendentemente dal fatto che questa venga poi richiesta o meno.
Un saluto