
I prestiti INPS sono finanziamenti a tasso agevolato che l’Istituto concede ai dipendenti pubblici e ai pensionati iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, il fondo credito che un tempo faceva capo all’INPDAP. Esistono due formule: il piccolo prestito, fino a quattro mensilità nette da restituire al massimo in 48 rate, e il prestito pluriennale, da rimborsare in 5 o 10 anni per spese documentate come la casa, la salute o il matrimonio. I tassi nominali sono del 4,25% e del 3,50%.
Cosa sono i prestiti INPS e da dove arrivano i soldi
I prestiti INPS non sono prestiti bancari: li eroga direttamente l’INPS attraverso la Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, chiamata anche Fondo Credito. È la gestione che raccoglie un piccolo contributo trattenuto ogni mese sullo stipendio dei dipendenti pubblici e sulla pensione di chi ha deciso di restare iscritto. Con quei soldi l’Istituto finanzia mutui e prestiti a tassi agevolati, aiuti per lo studio, soggiorni estivi come Estate INPSieme e prestazioni per anziani e persone non autosufficienti.
Le prestazioni sono interamente autofinanziate dagli iscritti: non ci sono costi a carico dello Stato. Per questo i prestiti vengono concessi nei limiti delle disponibilità previste ogni anno nel bilancio dell’Istituto. Se vuoi un quadro generale dei servizi dell’ente, trovi tutto nella nostra guida all’INPS.
Il rimborso è semplice: le rate sono costanti e vengono trattenute direttamente sullo stipendio o sulla pensione, quindi non devi ricordarti di pagare nulla.
Importante
Sei in pensione ma non hai mai lavorato nel pubblico? Questi prestiti non fanno per te: sono riservati a chi è iscritto alla Gestione unitaria. I prestiti ai pensionati con cessione del quinto sono concessi da banche e società finanziarie, e in quel contratto l’INPS non è parte: si limita ad applicare la trattenuta sulla pensione.
Chi può chiedere i prestiti INPS
Possono chiedere il piccolo prestito e il prestito pluriennale tre gruppi di persone:
- i dipendenti pubblici iscritti alla Gestione unitaria: lo sono in automatico quelli che versano i contributi alla Gestione Dipendenti Pubblici, con una trattenuta dello 0,35% dello stipendio per chi lavora a tempo indeterminato;
- i pensionati ex dipendenti pubblici iscritti alla Gestione unitaria, che versano lo 0,15% della pensione; non si paga nulla se la pensione non supera il trattamento minimo del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti;
- il personale in servizio di Poste Italiane iscritto al Fondo Credito ex IPOST.
Se stai per andare in pensione, conviene muoversi prima. Chi dichiara di voler restare iscritto entro l’ultimo giorno di servizio, per esempio spuntando la casella «Chiedo di aderire al Fondo Credito» nella domanda di pensione di vecchiaia o anticipata, può chiedere i prestiti senza pause. Da gennaio 2025, invece, possono aderire in qualsiasi momento anche i pensionati ex dipendenti pubblici che non si erano iscritti: l’adesione è irrevocabile e i prestiti si possono chiedere solo dopo un anno dall’iscrizione.
Restano fuori i titolari di pensioni ai superstiti, chi ha chiuso la carriera alle dipendenze di un datore di lavoro privato e chi ha lavorato con la pubblica amministrazione solo come collaboratore iscritto alla Gestione Separata.
Requisiti per il piccolo prestito
Se sei in servizio, per il piccolo prestito ti servono almeno un anno di servizio continuativo utile per la pensione, una retribuzione fissa e continuativa e un contratto a tempo indeterminato oppure a tempo determinato di almeno tre anni. Con il contratto a termine il prestito dura al massimo fino alla scadenza del contratto.
Requisiti per il prestito pluriennale
Per il pluriennale l’asticella sale: servono quattro anni di anzianità di servizio utile per la pensione e quattro anni di contribuzione alla gestione, oltre alla retribuzione fissa e al contratto a tempo indeterminato o a termine di almeno tre anni. Se hai un contratto a termine, il prestito deve chiudersi entro la sua scadenza.
Piccoli prestiti INPS: quanto puoi chiedere
Il piccolo prestito serve per le esigenze familiari e, a differenza del pluriennale, non ti chiede di documentare la spesa. L’importo si calcola sulle tue mensilità nette di stipendio o pensione, cioè la cifra che ti arriva davvero sul conto. Se non sai dove trovarla, segui la guida su come leggere la busta paga oppure quella sul cedolino della pensione.
| Durata |
Importo massimo |
Importo con la doppia mensilità |
Numero di rate |
| 1 anno |
1 mensilità netta |
2 mensilità nette |
12 |
| 2 anni |
2 mensilità nette |
4 mensilità nette |
24 |
| 3 anni |
3 mensilità nette |
6 mensilità nette |
36 |
| 4 anni |
4 mensilità nette |
8 mensilità nette |
48 |
La doppia mensilità ti permette di chiedere fino a due mensilità nette per ogni anno di rimborso, quindi fino a otto mensilità in 48 mesi. È concessa solo se sullo stipendio o sulla pensione non hai altre trattenute in corso. Facciamo un esempio: con 1.600 € netti al mese, un piccolo prestito biennale arriva a 3.200 €, che diventano 6.400 € con la doppia mensilità.
Se sei in pensione, la rata del piccolo prestito non può comunque superare il quinto cedibile della pensione. Se l’importo che hai in mente porta la rata oltre quel limite, dovrai chiedere meno o allungare la durata.
Prestiti pluriennali INPS: durata e motivi ammessi
Il prestito pluriennale è pensato per spese più importanti. Dura 5 anni, con 60 rate mensili, oppure 10 anni, con 120 rate. L’importo dipende dalla rata, che non può superare un quinto dello stipendio o della pensione.
A differenza del piccolo prestito, qui devi documentare il motivo della richiesta, scegliendolo dall’elenco del regolamento INPS. Tra le motivazioni ammesse ci sono:
- spese sanitarie, malattia tua o dei familiari, cure odontoiatriche e ortodontiche;
- acquisto della casa, costruzione, manutenzione ordinaria e straordinaria, acquisto di garage o cantina;
- sfratto esecutivo e trasloco per motivi familiari o di lavoro;
- acquisto di auto e moto, comprese le biciclette elettriche, e di arredamento ed elettrodomestici;
- matrimonio o unione civile, tuo o dei figli, nascita, adozione o affidamento preadottivo, decesso di familiari;
- calamità naturali, rapina, furto o incendio, avvio di un’attività in proprio.
La domanda va presentata entro un anno dall’evento o dalla documentazione di spesa. Per molte di queste spese esistono anche aiuti pubblici che puoi affiancare al prestito: il bonus prima casa, il bonus mobili ed elettrodomestici, il bonus ristrutturazione e, se rischi lo sfratto per un calo del reddito, il fondo per la morosità incolpevole.
Se sei in servizio e stai già restituendo un pluriennale, puoi chiedere anche un piccolo prestito: da una mensilità in 12 mesi fino a quattro mensilità in 48 mesi.
Tassi e costi dei prestiti INPS
Il vantaggio principale rispetto a un finanziamento di mercato è il tasso. I tassi nominali annui (TAN) della Gestione unitaria, in vigore dal 1° maggio 2020, sono:
- 4,25% per i piccoli prestiti;
- 3,50% per i prestiti pluriennali.
Al tasso si aggiungono due voci, che l’INPS trattiene subito, al momento dell’erogazione: le spese di amministrazione dello 0,5% e il premio del fondo rischi, che cambia in base alla tua età alla scadenza del prestito e alla sua durata. Per questo la somma che ricevi sul conto è un po’ più bassa dell’importo lordo richiesto.
Il costo complessivo lo esprime il TAEG, che l’INPS pubblica in una tabella ma che ha valore solo orientativo: può cambiare secondo la tua situazione. Prima di fare domanda puoi usare il servizio di simulazione dei piccoli prestiti e dei prestiti pluriennali sul sito dell’Istituto.
Come fare domanda di prestito INPS
La domanda si presenta online, ma il percorso cambia a seconda che tu sia ancora in servizio o già in pensione. Per entrare nei servizi dell’INPS ti servono SPID, carta d’identità elettronica o Carta Nazionale dei Servizi.
Se sei un dipendente pubblico in servizio
- Accedi al portale INPS e apri il servizio di domanda del piccolo prestito o del prestito pluriennale.
- Genera il codice di sicurezza e comunicalo al tuo ufficio del personale, seguendo le regole della tua amministrazione (non tramite il portale INPS).
- L’amministrazione attiva la domanda inserendo il codice.
- Rientri nel servizio, completi i dati, alleghi i documenti e invii.
Per i dipendenti delle amministrazioni centrali gestiti con NoiPA e per i carabinieri, la domanda di piccolo prestito segue una procedura semplificata.
Se sei in pensione
Puoi fare domanda online con il servizio dedicato, chiamando il Contact center al 803 164 (gratuito da rete fissa) o al 06 164 164 da cellulare, oppure rivolgendoti a un patronato. Il prestito viene accreditato sull’IBAN su cui ricevi già la pensione.
Documenti da allegare
Per tutti i prestiti servono l’ultimo cedolino dello stipendio o della pensione, una copia del documento d’identità valido e la dichiarazione sostitutiva sulla conformità dei documenti, che rendi direttamente nella procedura. Per il prestito pluriennale aggiungi:
- il certificato medico sul modulo AC070, rilasciato da non più di 45 giorni, che attesta la sana costituzione fisica oppure una patologia stabilizzata e non in fase terminale;
- la documentazione della motivazione scelta, per esempio preventivi o fatture;
- l’autocertificazione dello stato di famiglia.
L’INPS deve decidere entro 30 giorni per il piccolo prestito ed entro 75 giorni per il pluriennale. La prima rata viene trattenuta dal secondo mese successivo a quello in cui ricevi i soldi.
Rinnovo, estinzione anticipata e cosa succede se vai in pensione
Un piccolo prestito si può rinnovare dopo aver pagato almeno cinque rate per ogni anno di durata: 5 mesi per quello annuale, 10 per il biennale, 15 per il triennale e 20 per il quadriennale. L’INPS chiude il vecchio prestito e trattiene il debito residuo dal nuovo. Un pluriennale, invece, si rinnova dopo due anni se è quinquennale e dopo quattro anni se è decennale.
Puoi estinguere il prestito in anticipo in qualsiasi momento, versando il debito residuo con la richiesta online: ti viene restituita la parte del premio del fondo rischi che corrisponde al periodo non più coperto.
Se vai in pensione prima di aver finito di pagare, il prestito prosegue sulla pensione, con una trattenuta che non può superare il quinto. Se la rata è più alta, l’INPS ricalcola il piano e recupera la differenza sul TFR o sul TFS; lo stesso accade con tutto il debito residuo se lasci il servizio senza diritto alla pensione. Per capire come funziona la liquidazione nel pubblico impiego leggi la guida all’anticipo del TFR e del TFS.
Attenzione
In caso di decesso del titolare, il prestito si estingue: l’INPS non chiede agli eredi le rate non ancora scadute. Le condizioni dei prestiti possono essere aggiornate dall’Istituto: prima di firmare, controlla sempre i tassi e i requisiti in vigore sul sito dell’INPS o presso un patronato.