La disoccupazione involontaria è tutelata dalla NASpI, l’indennità mensile erogata dall’INPS a chi perde il lavoro senza averne colpa. In questa guida Il Mio Bonus ti spiega, passo dopo passo, come si calcola l’importo della NASpI, qual è la retribuzione di riferimento, quanto dura l’indennità, come incide la riduzione progressiva del décalage e quali sono i requisiti per averne diritto.
Come si calcola la NASpI?
Il calcolo della NASpI segue una formula stabilita per legge e applicata in modo uniforme su tutto il territorio nazionale dall’INPS. Non si tratta quindi di un importo discrezionale, ma del risultato di un’operazione precisa che chiunque può ricostruire conoscendo la propria storia retributiva. Capire come funziona questo meccanismo è utile sia per stimare in anticipo quanto si riceverà, sia per verificare che l’importo erogato dall’Istituto sia corretto.
Il punto di partenza è sempre la retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quarantotto mesi, cioè degli ultimi quattro anni di lavoro. L’INPS somma tutte le retribuzioni percepite in questo periodo, le divide per il numero di settimane di contribuzione e moltiplica il risultato per il coefficiente fisso 4,33, che rappresenta il numero medio di settimane in un mese. Il valore ottenuto è la retribuzione media mensile di riferimento, la base su cui si applica la percentuale dell’indennità.
Individuata la retribuzione media mensile, l’importo della NASpI si determina con due regole alternative, a seconda che la retribuzione superi o meno la soglia fissata ogni anno:
- se la retribuzione media è pari o inferiore al valore soglia, la NASpI è pari al 75% della retribuzione;
- se la retribuzione media è superiore alla soglia, la NASpI è pari al 75% della soglia più il 25% della parte che eccede la soglia stessa.
In nessun caso la NASpI può superare l’importo massimo mensile fissato ogni anno dall’INPS, nemmeno quando la retribuzione di riferimento è molto elevata. Questo tetto vale per tutti, a prescindere dallo stipendio percepito in precedenza.
La retribuzione di riferimento: la vera base del calcolo
La retribuzione di riferimento è l’elemento più importante di tutto il calcolo, perché da essa dipendono sia la percentuale applicata sia l’importo finale dell’assegno. Per questo è fondamentale capire con esattezza cosa rientra in questo valore e cosa invece ne resta fuori. L’errore più comune è confondere lo stipendio netto in busta paga con la retribuzione imponibile, che è un valore diverso e quasi sempre più alto. Se hai dubbi sulle voci che compongono il tuo stipendio, conviene capire prima come leggere la busta paga.
Nella retribuzione imponibile ai fini previdenziali rientrano tutte le somme su cui sono stati versati i contributi: la paga base, gli scatti di anzianità, le mensilità aggiuntive come tredicesima e quattordicesima, gli straordinari e la maggior parte delle voci accessorie della retribuzione. Restano invece esclusi gli elementi che non sono soggetti a contribuzione, come alcuni rimborsi spese e determinate indennità non imponibili.
Il periodo preso in considerazione è quello dei quattro anni che precedono la cessazione del rapporto di lavoro. Se in questo arco di tempo ci sono stati periodi senza contribuzione, il calcolo tiene conto solo delle settimane effettivamente coperte da contributi, in modo che la media non venga falsata dai periodi non lavorati. Per ricostruire con precisione la propria posizione si può consultare l’estratto conto certificativo (ECOCERT) dell’INPS.
Le percentuali e l’importo massimo della NASpI
I parametri che trasformano la retribuzione di riferimento nell’importo effettivo della NASpI non sono fissi nel tempo, ma vengono rivalutati ogni anno in base all’indice ISTAT e comunicati dall’INPS con una circolare ufficiale. I due valori da tenere d’occhio sono la retribuzione soglia, che stabilisce quale percentuale applicare, e l’importo massimo mensile, che fissa il tetto invalicabile dell’indennità.
Il meccanismo premia chi ha avuto retribuzioni più basse, garantendo una copertura proporzionalmente maggiore. Chi resta sotto la soglia riceve infatti il 75% pieno della propria retribuzione, mentre chi la supera vede applicata una percentuale ridotta sulla parte eccedente. I valori di riferimento attualmente in vigore sono i seguenti:
| Parametro |
Valore di riferimento |
| Retribuzione soglia mensile |
1.425,21 euro |
| Percentuale fino alla soglia |
75% |
| Percentuale sulla parte eccedente |
25% |
| Importo massimo mensile |
1.562,82 euro |
Attenzione
La retribuzione soglia e l’importo massimo vengono aggiornati ogni anno dall’INPS con la rivalutazione ISTAT. I valori indicati sono quelli dell’ultima circolare pubblicata e restano il riferimento finché non viene diffuso l’aggiornamento annuale.
Quanto dura la NASpI?
La durata della NASpI non è uguale per tutti, ma dipende direttamente dalla storia contributiva del lavoratore. La regola di base è semplice: l’indennità viene erogata per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contribuite negli ultimi quattro anni. Chi ha lavorato e versato contributi più a lungo ha quindi diritto a un periodo di sostegno più esteso, secondo un principio di proporzionalità tra quanto versato e quanto ricevuto.
Esiste però un limite massimo invalicabile: la NASpI non può durare più di 24 mesi, cioè due anni, anche per chi ha alle spalle una carriera contributiva molto lunga. Per il calcolo della durata non vengono conteggiati i periodi contributivi che hanno già dato luogo a una precedente NASpI, in modo da evitare che gli stessi contributi vengano utilizzati due volte.
Quanto alla decorrenza, l’indennità parte dall’ottavo giorno successivo alla cessazione del rapporto di lavoro se la domanda viene presentata entro otto giorni, mentre decorre dal giorno successivo alla domanda se questa viene inoltrata più tardi. Presentare la richiesta in tempi rapidi conviene quindi anche per non perdere giornate di indennità.
Il décalage: come si riduce l’assegno nel tempo
Un aspetto spesso trascurato, ma decisivo per pianificare il proprio bilancio, è che l’importo della NASpI non resta costante per tutta la durata. A partire dal sesto mese di fruizione scatta infatti il cosiddetto décalage, ovvero una riduzione del 3% al mese applicata in modo progressivo sull’importo dell’assegno. Significa che, mese dopo mese, la cifra accreditata diminuisce rispetto a quella iniziale.
La riduzione è cumulativa: il 3% si applica sull’importo del mese precedente, non sempre sull’importo di partenza. Per questo l’effetto si fa sentire soprattutto negli ultimi mesi di erogazione, quando l’assegno può risultare sensibilmente più basso rispetto alle prime mensilità. Tenerne conto fin dall’inizio aiuta a non trovarsi impreparati quando il sostegno si avvicina alla scadenza.
Importante
Per i lavoratori che alla data della domanda hanno già compiuto 55 anni, la riduzione del 3% mensile non parte dal sesto mese ma dall’ottavo mese di fruizione. A queste persone, statisticamente più esposte a difficoltà nel reinserimento lavorativo, viene quindi garantito un periodo più lungo a importo pieno.
Esempi pratici di calcolo della NASpI
Per capire come funziona il calcolo nella pratica, conviene partire da alcune situazioni concrete. La differenza principale dipende dal fatto che la retribuzione media mensile si collochi sotto o sopra la soglia di riferimento, perché è questo a determinare la percentuale applicata.
Primo caso, retribuzione sotto la soglia. Un lavoratore con una retribuzione media mensile di 1.300 euro, quindi inferiore alla soglia, ha diritto a una NASpI pari al 75% della retribuzione. L’importo mensile sarà di 975 euro, almeno fino allo scatto del décalage dal sesto mese.
Secondo caso, retribuzione sopra la soglia. Un lavoratore con una retribuzione media mensile di 2.000 euro riceve il 75% della soglia, pari a 1.068,91 euro, più il 25% della differenza tra 2.000 e 1.425,21 euro, cioè circa 143,70 euro. L’importo della NASpI sarà quindi di circa 1.212,61 euro al mese, comunque entro il tetto massimo previsto.
Effetto del décalage. Riprendendo il primo esempio, i 975 euro iniziali restano invariati per i primi cinque mesi. Dal sesto mese si applica la riduzione del 3%: l’assegno scende a circa 945 euro, poi a circa 917 euro il mese successivo, e così via in modo progressivo fino al termine dell’indennità.
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I requisiti per avere diritto alla NASpI
Il calcolo dell’importo ha senso solo se si rientra tra i soggetti che possono effettivamente accedere alla prestazione. La NASpI spetta ai lavoratori dipendenti che hanno perso involontariamente il proprio impiego, quindi in seguito a licenziamento o ad altre cause non dipendenti dalla loro volontà. Sono inclusi anche alcuni casi particolari di dimissioni, come quelle per giusta causa o presentate durante il periodo tutelato di maternità.
Oltre allo stato di disoccupazione involontaria, è necessario poter far valere almeno tredici settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione. È invece venuto meno, dal 2022, il vecchio requisito delle trenta giornate di lavoro effettivo negli ultimi dodici mesi, che oggi non è più richiesto. Restano esclusi dalla NASpI i dipendenti pubblici a tempo indeterminato e gli operai agricoli, per i quali esistono tutele specifiche come la disoccupazione agricola. Per i collaboratori coordinati e continuativi è invece prevista la DIS-COLL.
L’anticipo della NASpI in un’unica soluzione
Chi percepisce la NASpI e desidera avviare un’attività in proprio ha a disposizione uno strumento utile: la liquidazione anticipata dell’indennità in un’unica soluzione. In pratica, invece di ricevere l’assegno mese dopo mese, il lavoratore può ottenere subito l’intero importo residuo che gli spetta, da utilizzare come capitale iniziale per la nuova attività.
L’anticipo può essere richiesto da chi avvia un’attività lavorativa autonoma o un’impresa individuale, oppure da chi sottoscrive una quota di capitale sociale di una cooperativa instaurando con essa un rapporto di lavoro. La domanda va presentata all’INPS entro trenta giorni dalla data di inizio dell’attività, ad esempio dall’apertura della partita IVA. È bene ricordare che, se prima della fine del periodo di disoccupazione si torna a un lavoro dipendente, l’anticipo ricevuto deve essere restituito.
NASpI, tassazione e contributi: importi lordi o netti?
Un dubbio molto frequente riguarda la natura degli importi indicati nel calcolo. Tutte le cifre della NASpI, comprese quelle degli esempi visti sopra, sono importi lordi. La NASpI è infatti considerata un reddito assimilato a quello da lavoro dipendente e, come tale, è soggetta alla tassazione IRPEF. L’importo effettivamente accreditato sul conto può quindi essere inferiore, in funzione dell’aliquota applicata.
C’è però un aspetto positivo sul fronte previdenziale. I periodi durante i quali si percepisce la NASpI danno diritto alla contribuzione figurativa, utile ai fini del raggiungimento dei requisiti per la pensione. In questo modo il tempo trascorso in disoccupazione non rappresenta un buco contributivo totale, ma continua in parte a costruire la futura posizione pensionistica del lavoratore.
Come fare domanda di NASpI
Una volta chiaro il calcolo e verificato il possesso dei requisiti, il passo successivo è presentare la domanda. La richiesta va inoltrata all’INPS in via telematica entro sessantotto giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro, un termine perentorio oltre il quale si perde il diritto all’indennità. Per questo conviene attivarsi il prima possibile, anche per non perdere giornate di erogazione.
Le modalità per presentare la domanda sono tre e si possono scegliere liberamente in base alle proprie esigenze:
- online sul portale INPS, autenticandosi con SPID, CIE o CNS;
- tramite il contact center dell’INPS, raggiungibile da telefono fisso o cellulare;
- rivolgendosi a un patronato, che offre assistenza gratuita nella compilazione e nell’invio della pratica.
Dopo l’invio è possibile seguire lo stato della domanda dalla propria area personale sul sito dell’INPS, dove vengono indicati l’esito della pratica e le date dei pagamenti. In caso di rapporto a tempo determinato che si interrompe e riprende, è utile sapere come funziona la sospensione della NASpI.