Da settembre 2026 l’INPS applica una trattenuta del 5% sull’importo della pensione di alcuni beneficiari. Non riguarda tutti: colpisce chi percepisce prestazioni collegate al reddito e non ha comunicato all’INPS i redditi del 2022. Si tratta di circa 50.000 pensionati e la trattenuta è l’ultimo avviso prima della revoca del beneficio: c’è tempo fino al 15 settembre 2026 per regolarizzare. In questa guida, aggiornata a settembre 2026, vediamo chi rischia il taglio del 5%, perché scatta e come evitarlo.
Chi rischia il taglio del 5% sulla pensione di settembre 2026
Rischia la trattenuta del 5% chi, oltre alla pensione, percepisce una prestazione collegata al reddito (come l’integrazione al trattamento minimo, le maggiorazioni sociali o la quattordicesima) e non ha comunicato all’INPS i propri redditi del 2022. Sono circa 50.000 pensionati, pari allo 0,3% del totale.
La trattenuta non si applica alle pensioni fino a 100 € al mese. Riguarda inoltre solo le prestazioni il cui importo dipende dal reddito, non la parte di pensione calcolata sui contributi versati.
Perché l’INPS applica la trattenuta del 5%
Ogni anno i titolari di prestazioni legate al reddito devono comunicare all’INPS la propria situazione reddituale, perché da quei redditi dipendono il diritto e l’importo del beneficio. Quando l’INPS non riceve questi dati, né dall’Agenzia delle Entrate né tramite la dichiarazione dei redditi presentata dal pensionato, invia una lettera di sollecito.
Se la posizione resta scoperta, scatta la sospensione parziale della prestazione attraverso una trattenuta pari al 5% dell’imponibile pensionistico. In questo caso i redditi mancanti sono quelli del 2022 (la campagna di verifica reddituale del 2023).
Che cos’è la verifica reddituale (RED)
La verifica reddituale è il controllo con cui l’INPS accerta ogni anno che chi riceve una prestazione legata al reddito ne abbia ancora diritto e nella misura corretta. Gran parte dei dati arriva in automatico dall’Agenzia delle Entrate, ma in alcuni casi il pensionato deve comunicarli direttamente, per esempio quando percepisce redditi non dichiarati al fisco o redditi esteri.
La comunicazione avviene con la dichiarazione RED oppure, quando occorre correggere o completare i dati, con la ricostituzione reddituale. Chi non risponde alla richiesta dell’INPS entro i termini rischia prima la trattenuta e poi la perdita del beneficio: è proprio questa la situazione che porta al taglio del 5%.
Devono fare particolare attenzione i pensionati che percepiscono redditi che l’INPS non riceve in automatico, per esempio redditi da lavoro autonomo occasionale, redditi esteri, alcuni redditi da locazione oppure variazioni rispetto all’anno precedente. In questi casi la comunicazione diretta all’INPS è indispensabile per non perdere la prestazione.
Quali prestazioni sono interessate
La trattenuta riguarda solo le prestazioni il cui importo dipende dal reddito, tra cui:
- l’integrazione al trattamento minimo, che porta le pensioni più basse fino all’importo minimo;
- le maggiorazioni sociali, cioè gli aumenti riconosciuti a chi ha redditi bassi;
- la somma aggiuntiva, la cosiddetta quattordicesima.
In generale, tutte le prestazioni collegate al reddito richiedono ogni anno la verifica reddituale: rientrano in questa logica anche misure come l’assegno sociale, le prestazioni per l’invalidità civile o la pensione di reversibilità. Non viene invece toccata la quota di pensione basata sui contributi versati.
Importante
La trattenuta del 5% non è la sanzione definitiva: è l’ultimo avviso prima della revoca. Chi ha ricevuto la lettera dell’INPS dovrebbe quindi muoversi subito.
Quanto si perde con la trattenuta del 5%
La trattenuta è pari al 5% dell’imponibile pensionistico e incide solo sulla parte di prestazione legata al reddito, non sull’intera pensione. Per farsi un’idea: su una prestazione di 600 € al mese il 5% corrisponde a circa 30 € in meno ogni mese, mentre su 800 € la riduzione è di circa 40 €. L’importo esatto dipende dalla singola posizione. Si tratta comunque di una riduzione temporanea e non di una sanzione definitiva: se il pensionato regolarizza entro il 15 settembre 2026 e il diritto alla prestazione viene confermato, le somme trattenute possono essere restituite.
Come evitare il taglio: la scadenza del 15 settembre 2026
Per evitare (o far annullare) la trattenuta bisogna comunicare all’INPS i redditi mancanti entro il 15 settembre 2026, presentando una domanda di ricostituzione reddituale. Si può procedere in due modi:
- online, accedendo al portale INPS con SPID, CIE o CNS;
- rivolgendosi a un patronato o a un CAF, che assistono gratuitamente nella pratica.
Una volta trasmessi i dati, l’INPS ricostruisce la posizione reddituale e, se il diritto alla prestazione è confermato, la trattenuta viene meno e gli importi trattenuti possono essere restituiti.
Cosa fare se hai ricevuto la lettera dell’INPS
Se hai ricevuto la lettera di sollecito, conviene agire senza aspettare. In sintesi:
- controlla di quali redditi l’INPS ti sta chiedendo conto (di norma quelli del 2022);
- prepara la documentazione dei redditi percepiti in quell’anno;
- trasmetti i dati con la dichiarazione RED o con la ricostituzione reddituale, online oppure tramite patronato, entro il 15 settembre 2026.
Cosa succede se non si regolarizza entro il 15 settembre
Se entro il 15 settembre 2026 i dati reddituali non vengono trasmessi, le prestazioni collegate al reddito percepite nel 2022 possono essere revocate in via definitiva e l’INPS può procedere al recupero delle somme non dovute.
Perché a settembre l’importo della pensione può cambiare
Un assegno più basso a settembre non dipende sempre da questa trattenuta. Sul cedolino di settembre incidono anche altri fattori, come i conguagli del modello 730 (rimborsi o trattenute IRPEF a seconda della dichiarazione) e le addizionali regionali e comunali. Per questo, se noti un importo diverso dal solito, conviene controllare il cedolino per capire da cosa dipende, senza dare per scontato che si tratti del taglio del 5%.
Come controllare la trattenuta sul cedolino
Per verificare se sulla pensione è applicata la trattenuta del 5% si può consultare il cedolino nell’area riservata del sito INPS (con SPID, CIE o CNS) oppure tramite l’app INPS Mobile. Nel dettaglio del cedolino sono indicate le eventuali trattenute applicate e la relativa causale. In caso di dubbi, un patronato può aiutarti a leggere il cedolino e ad avviare la ricostituzione reddituale.
Per evitare problemi negli anni successivi, conviene rispondere puntualmente alle richieste di verifica reddituale dell’INPS e tenere aggiornata la propria posizione: è il modo più semplice per non vedersi ridurre o sospendere le prestazioni collegate al reddito.
Attenzione
Se non sei sicuro di rientrare tra i pensionati interessati, verifica la tua posizione nell’area riservata del sito INPS o chiedi a un patronato: la comunicazione dei redditi è gratuita e ti mette al riparo dalla revoca del beneficio.