Famiglia

Buono spesa da 940 €: perché non esiste e cosa puoi chiedere davvero

Il 21 Agosto 2026 da Mateo - 7 minuti di lettura
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buono spesa

Il buono spesa da 940 € non esiste come misura a sé: nessuna legge di bilancio e nessun decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale ha mai previsto un contributo unico di quell’importo. I 940 € sono la somma di due carte diverse, fatta da alcune testate nel 2024 e poi ripetuta senza controllo. L’unico contributo statale pensato solo per la spesa alimentare a cui puoi avere diritto oggi è la carta “Dedicata a te”, che vale 500 € per annualità. In questa pagina trovi cosa è vero, cosa no e quali aiuti per la famiglia puoi davvero chiedere.

Il buono spesa da 940 € non esiste come misura unica

Nel 2024 sono circolate due voci: prima un “buono spesa da 940 €”, poi un “bonus spesa da 1.000 €”. Le abbiamo cercate entrambe nei testi ufficiali e il risultato è netto: nessuna delle due è mai stata prevista, né da una legge di bilancio né da un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Non si tratta di una misura rinviata o ancora in discussione: un contributo unico da 940 € non è mai stato previsto. Quello che è circolato è la somma di due carte diverse, che per giunta non si possono cumulare. Se hai letto che puoi presentare domanda per ottenerla, quell’informazione è sbagliata.

Nell’autunno del 2024 è poi circolata una seconda voce, quella di un “bonus spesa da 1.000 €” attribuita alla manovra: anche quella non è mai stata confermata da nessun provvedimento.

Attenzione
Diffida di qualsiasi pagina che ti chieda di presentare una domanda online per il “buono spesa da 940 €”, anche se cita lo SPID o il sito dell’INPS. Quella domanda non esiste e non c’è nessun modulo da compilare.

Da dove nasce la cifra di 940 €

La cifra nasce da una somma fatta nel 2024 da diverse testate, tra due misure che non hanno niente a che vedere l’una con l’altra:

  • i 480 € all’anno della Carta acquisti, che viene ricaricata di 80 € ogni due mesi;
  • i 460 € attribuiti alla carta “Dedicata a te” prima che uscisse il decreto attuativo di quell’anno (l’importo effettivo fu poi di 500 €).

Il totale dà appunto 940 €. Il problema è che quella somma non si può fare: con le regole in vigore per il 2026, chi in famiglia percepisce la Carta acquisti resta escluso dalla carta “Dedicata a te”, quindi nessun nucleo può ottenere entrambi i contributi.

Cosa puoi avere davvero: la carta “Dedicata a te”

La misura che esiste per davvero è la carta “Dedicata a te”, il contributo statale per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità. È una carta Postepay nominativa che ritiri in un ufficio postale, e non serve chiederla.

Cosa Quanto vale
Importo per il 2026 500 €
Importo per il 2027 500 €, salvo rideterminazione
ISEE massimo 15.000 €
Domanda da presentare nessuna
Cosa puoi comprare solo alimentari, alcolici esclusi

Il contributo è uno solo per nucleo familiare e viene erogato in due annualità. Non copre né carburante, né farmaci, né altre spese: serve esclusivamente per la spesa alimentare.

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Chi può riceverla nel 2026

Per rientrare tra i beneficiari il tuo nucleo familiare deve avere un ISEE ordinario in corso di validità non superiore a 15.000 € e tutti i componenti iscritti all’anagrafe della popolazione residente, cioè all’anagrafe del tuo Comune. Non basta però rientrare nei requisiti: le carte sono in numero limitato e vengono assegnate seguendo un ordine di priorità.

Importante
La data che conta è il 3 agosto 2026. I requisiti devono essere posseduti quel giorno: se a quella data non avevi un ISEE in corso di validità, per l’annualità 2026 non entri negli elenchi, anche se presenti la DSU adesso.

La precedenza va, nell’ordine, ai nuclei di almeno tre componenti con una persona nata entro il 31 dicembre 2012, poi a quelli con una persona nata entro il 31 dicembre 2008, poi agli altri nuclei di almeno tre componenti. A parità di condizioni passa avanti chi ha l’ISEE più basso.

Se il tuo ISEE è aggiornato e in famiglia siete almeno in tre, hai buone probabilità di rientrare in graduatoria. Conviene comunque controllare che la DSU sia valida e senza omissioni.

Restano esclusi i nuclei in cui almeno una persona percepisce l’Assegno di inclusione, la Carta acquisti, un’altra misura di sostegno alla povertà nazionale, regionale o comunale, la NASpI, la DIS-COLL, l’indennità di mobilità, i fondi di solidarietà o la cassa integrazione.

Quando arriva ed entro quando devi spenderla

Gli accrediti dell’annualità 2026 partono da ottobre 2026. C’è però una scadenza che è facile perdere di vista: devi effettuare il primo pagamento entro il 16 dicembre 2026, altrimenti perdi il contributo di quell’annualità anche se la carta ti è stata assegnata.

Le somme accreditate vanno poi utilizzate interamente entro il 10 ottobre 2027. La seconda quota, quella dell’annualità 2027, viene accreditata sulla stessa carta a partire da aprile 2027: è anch’essa di 500 €, ma l’importo può essere rideterminato con un provvedimento successivo, in base alle risorse rimaste dall’anno precedente.

Attenzione
Il numero di carte disponibili e la loro ripartizione tra i Comuni vengono fissati ogni anno con un provvedimento successivo. Rientrare nei requisiti non garantisce quindi l’assegnazione: dipende anche da quante carte sono state destinate al tuo Comune.

Non devi presentare nessuna domanda

Questo è il punto in cui sbagliano molte delle pagine che parlano del “buono da 940 €”. La carta “Dedicata a te” si ottiene senza fare domanda: nessun modulo, nessuna piattaforma, nessun accesso con SPID o CIE.

Il percorso è automatico e coinvolge tre soggetti. L’INPS elabora gli elenchi dei nuclei che rientrano nei requisiti a partire dalle DSU già presentate. I Comuni li consolidano entro venti giorni, verificando la residenza. L’INPS li rende poi definitivi entro dieci giorni e li trasmette a Poste Italiane, che comunica ai beneficiari come ritirare la carta.

L’unica cosa che dipende da te è avere un ISEE valido e aggiornato: il resto del processo è automatico. Se la DSU è scaduta o contiene omissioni, il tuo nucleo non entra negli elenchi.

I buoni spesa comunali, invece, esistono davvero

C’è una ragione per cui il finto “buono da 940 €” ha convinto tanta gente: i buoni spesa esistono sul serio, ma sono una cosa diversa. Non sono una misura nazionale, li erogano i singoli Comuni con risorse proprie o con fondi regionali, spesso attraverso i servizi sociali.

Le differenze rispetto a “Dedicata a te” sono tre e vale la pena tenerle a mente. I buoni comunali si chiedono, con una domanda vera e propria al Comune o ai servizi sociali. Hanno requisiti e importi decisi da ogni Comune, quindi cambiano da un territorio all’altro. E hanno finestre di apertura che vengono pubblicate di volta in volta, di solito con un avviso sull’albo pretorio o sul sito comunale.

Se ti serve un aiuto per la spesa e non rientri in “Dedicata a te”, è qui che ha senso guardare: il sito del tuo Comune, alla voce servizi sociali o bandi. Puoi rivolgerti anche direttamente allo sportello dei servizi sociali, che conosce le misure attive sul territorio e ti dice se sei nei requisiti.

Un buono spesa comunale e la carta “Dedicata a te” seguono canali separati: chiedere il primo non toglie nulla alla seconda, e non richiede di rinunciare a niente.

Se hai già lasciato i tuoi dati da qualche parte

Se hai compilato un modulo su un sito che prometteva il “buono da 940 €”, non è successo nulla di irreparabile, ma vale la pena fare due controlli. Verifica di non aver inserito credenziali SPID, CIE o dati bancari: nessuna pratica per le carte alimentari statali li richiede su un sito privato. E diffida delle richieste di pagamento per “sbloccare” o “attivare” un bonus, perché non esiste nessun contributo pubblico che si sblocchi pagando.

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